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Gli Stati Uniti cancellano la Siria dalla lista nera del terrorismo

Dopo quasi 47 anni Washington revoca la designazione. Per Ahmed al-Sharaa si apre la strada agli investimenti e al pieno ritorno nei circuiti finanziari internazionali

Alessandro Carmi

Tempo di Lettura: 4 min
Gli Stati Uniti cancellano la Siria dalla lista nera del terrorismo

Dopo quasi 47 anni la Siria esce dalla lista americana degli Stati sponsor del terrorismo. Washington ha formalizzato il 24 agosto una decisione che segna uno dei passaggi più radicali nella trasformazione degli equilibri mediorientali seguita alla caduta di Bashar al-Assad. Damasco era nella lista dal 29 dicembre 1979. Oggi gli Stati che vi rimangono sono Iran, Corea del Nord e Cuba.

La decisione del dipartimento di Stato arriva al termine del periodo di revisione previsto dal Congresso ed elimina alcune delle restrizioni più pesanti ancora associate alla Siria, comprese quelle sull’assistenza americana, sulle esportazioni nel settore della difesa e su determinate operazioni finanziarie. Per il governo guidato da Ahmed al-Sharaa significa soprattutto rimuovere uno degli ostacoli che continuavano a scoraggiare banche e investitori internazionali dal tornare nel Paese.

Il dipartimento del Tesoro ha accompagnato il provvedimento con un’altra decisione altamente simbolica, revocando la designazione come SpeciallyDesignated Global Terrorist di Jabhat al-Nusra, l’organizzazione divenuta successivamente Hayat Tahrir al-Sham, HTS. La qualifica americana di HTS come Foreign Terrorist Organization era già stata cancellata nel luglio 2025.

Il paradosso racchiude buona parte della storia siriana degli ultimi anni. Al-Sharaa, conosciuto durante la guerra civile con il nome di battaglia Abu Mohammed al-Jolani, aveva guidato un’organizzazione nata come ramo siriano di al-Qaeda, dalla quale si separò nel 2016. Dopo aver conquistato Damasco e rovesciato Assad nel dicembre 2024, ha progressivamente smantellato la precedente struttura di HTS e cercato di presentare il nuovo potere siriano come un interlocutore pragmatico, disposto a combattere il jihadismo internazionale e a reinserire il Paese negli equilibri regionali.

Washington ha deciso di scommettere su questa evoluzione. La svolta era cominciata nel maggio 2025, quando Donald Trump annunciò a Riad l’intenzione di revocare le sanzioni economiche contro la Siria. Il mese successivo un ordine esecutivo pose fine al regime generale delle sanzioni, pur mantenendo misure mirate contro Assad e i suoi collaboratori, responsabili di violazioni dei diritti umani, trafficanti di Captagon, affiliati dell’Isis e di al-Qaeda e soggetti legati all’Iran e ai suoi proxy.

La cancellazione dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo completa ora quel percorso. «Manteniamo la promessa del presidente Trump di dare al popolo siriano una possibilità di realizzare grandi cose», ha dichiarato il segretario al Tesoro Scott Bessent, secondo il quale il provvedimento dovrebbe incoraggiare nuovi investimenti e favorire la stabilizzazione politica ed economica del Paese.

Per Damasco la posta in gioco è enorme. Dopo quattordici anni di guerra, distruzioni e isolamento, la ricostruzione richiede investimenti che la Siria da sola non è in grado di sostenere. Arabia Saudita e altri Paesi del Golfo hanno già manifestato interesse per progetti da miliardi di dollari, mentre anche società e istituzioni finanziarie occidentali stanno valutando il ritorno sul mercato siriano. La rimozione della designazione americana riduce soprattutto il rischio legale che per decenni ha tenuto lontane le grandi banche internazionali.

La riabilitazione di al-Sharaa rimane però una delle scommesse più controverse della politica americana nella regione. Il suo passato jihadista non è scomparso e la capacità del nuovo governo di controllare l’intero territorio, tutelare le minoranze e impedire il ritorno delle organizzazioni terroristiche continuerà a essere osservata con attenzione. Washington mantiene inoltre strumenti sanzionatori utilizzabili contro singoli individui e gruppi che dovessero minacciare la stabilità siriana.

Per Israele la trasformazione presenta opportunità e rischi ancora difficili da misurare. Proprio negli ultimi giorni rappresentanti israeliani e siriani hanno ripreso, con la mediazione americana, i colloqui sulla sicurezza, mentre rimane aperto il confronto sulla presenza turca in Siria e sull’assetto del confine meridionale. Il 14 agosto il direttore del Mossad Roman Gofman ha avuto un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri siriano Asaad al-Shaibani, uno dei contatti di più alto livello tra i due Paesi dalla caduta di Assad.

La Siria che per decenni fu uno dei principali avversari di Israele e un pilastro dell’asse iraniano sta dunque cercando un nuovo posto nella regione. Washington ha deciso di accompagnarla, assumendosi anche il rischio politico di fidarsi di un uomo che fino a pochi anni fa compariva nelle liste americane del terrorismo. La cancellazione del 24 agosto certifica quanto sia cambiato il Medio Oriente dalla caduta di Assad. Il prossimo passaggio sarà capire se al-Sharaa saprà trasformare il riconoscimento internazionale in stabilità interna e se la nuova Siria riuscirà davvero a rompere con il proprio passato.