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Kim Jong-un rilancia il nucleare e chiude la porta al disarmo

Il leader nordcoreano accelera sul programma atomico, accusa gli Stati Uniti di alimentare le guerre nel mondo e ribadisce che Pyongyang si considera ormai una potenza nucleare a pieno titolo

Alessandro Carmi

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Kim Jong-un rilancia il nucleare e chiude la porta al disarmo

La Corea del Nord torna a parlare il linguaggio della deterrenza nucleare e lo fa nel momento in cui il quadro internazionale appare sempre più instabile. Kim Jong-un ha annunciato che il suo Paese continuerà ad ampliare e rafforzare il proprio arsenale atomico, definendolo “l’unica soluzione corretta” per affrontare una situazione globale che considera imprevedibile e pericolosa. Le parole del leader nordcoreano, diffuse dall’agenzia di stampa statale KCNA al termine di una riunione del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori, rappresentano un nuovo segnale della crescente distanza tra Pyongyang e qualsiasi ipotesi di ripresa dei negoziati sul disarmo.

Kim ha attribuito agli Stati Uniti la responsabilità dell’aumento delle tensioni internazionali, accusando Washington di alimentare conflitti e crisi in diverse aree del pianeta. Secondo il leader nordcoreano, gli eventi che stanno sconvolgendo il mondo sarebbero il risultato della “brama criminale delle forze egemoniche”, un’espressione che rientra nella tradizionale retorica del regime contro gli Stati Uniti e i loro alleati.

Dietro queste dichiarazioni si intravede però una strategia politica molto precisa. Da anni la Corea del Nord cerca infatti di ottenere un riconoscimento implicito del proprio status nucleare, convinta che il possesso dell’arma atomica rappresenti la migliore garanzia di sopravvivenza per il regime. La guerra in Ucraina, il confronto crescente tra Stati Uniti e Cina, la crisi mediorientale e il rafforzamento delle alleanze militari nell’Indo-Pacifico hanno ulteriormente consolidato questa convinzione all’interno della leadership nordcoreana.

Nel suo intervento Kim ha sostenuto che Washington e Seoul stanno aumentando costantemente la cooperazione nucleare e militare con l’obiettivo di minacciare la Corea del Nord. Negli ultimi anni, in effetti, gli Stati Uniti hanno rafforzato la propria presenza strategica nella regione, schierando periodicamente bombardieri a lungo raggio, sottomarini nucleari e gruppi navali nei pressi della penisola coreana. Seoul considera queste misure indispensabili per fronteggiare le continue provocazioni di Pyongyang, mentre il regime le presenta come la prova di una minaccia imminente.

Kim non ha fornito dettagli sulle prossime mosse del programma atomico, ma ha ordinato un’accelerazione sia nello sviluppo delle forze convenzionali sia nella costruzione di un nuovo incrociatore strategico da diecimila tonnellate equipaggiato con missili guidati. L’annuncio conferma la volontà della Corea del Nord di modernizzare contemporaneamente le proprie capacità nucleari e quelle navali, ampliando il raggio d’azione delle sue forze armate.

Gli osservatori interpretano queste dichiarazioni come l’ennesima conferma che Pyongyang non intende più discutere la rinuncia alle armi atomiche. Yang Moo-jin, professore dell’Università di Studi Nordcoreani di Seoul e tra i più autorevoli esperti del Paese, ha osservato che il regime sta ribadendo ancora una volta l’irrilevanza di qualsiasi negoziato sul disarmo. Qualora dovessero riaprirsi contatti diplomatici con Washington o con la Corea del Sud, la leadership nordcoreana vorrebbe affrontarli partendo dal presupposto che il proprio arsenale nucleare sia un dato acquisito e irreversibile.

La posizione di Kim rappresenta una sfida diretta alla comunità internazionale. Dal primo test nucleare del 2006 la Corea del Nord è stata colpita da numerose sanzioni delle Nazioni Unite, ma queste misure non hanno fermato lo sviluppo del programma atomico. Secondo le stime di diversi istituti di ricerca internazionali, Pyongyang dispone ormai di decine di testate nucleari e continua a migliorare la tecnologia dei propri missili balistici intercontinentali.

Il messaggio lanciato dal leader nordcoreano appare dunque inequivocabile. Pyongyang considera conclusa l’epoca in cui il proprio arsenale poteva essere oggetto di trattativa e guarda al futuro come una potenza nucleare che pretende di essere riconosciuta come tale. Una prospettiva destinata ad aumentare le tensioni in Asia orientale e a complicare ulteriormente uno degli equilibri strategici più fragili del pianeta.