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Soros: soldi agli attivisti nei campus contro Israele

L’organizzazione Dissenters offre fino a 6.000 dollari a studenti universitari per guidare campagne contro aziende com Lockheed Martin, Boeing, Palantir, OpenAI e Google. Tra i finanziatori figura anche la rete filantropica Open Society fondata da George Soros

Paolo Montesi

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Soros: soldi agli attivisti nei campus contro Israele

Un’organizzazione progressista statunitense sostenuta anche dalla rete filantropica fondata da George Soros sta reclutando studenti universitari per trasformarli in organizzatori professionali di campagne contro Israele, l’industria della difesa americana e le aziende tecnologiche considerate vicine al settore militare. L’associazione si chiama Dissenters, ha sede a Chicago ed è registrata come organizzazione senza scopo di lucro. Ha appena aperto le candidature per un programma di dodici settimane, interamente da remoto, denominato Anti-Militarist Campus Organizing Fellowship, destinato a studenti universitari americani.

Il progetto prevede un compenso di 3.000 dollari per tre mesi di attività, circa quindici ore settimanali, dedicate all’organizzazione di campagne nei campus universitari. Due studenti che si candidano insieme ricevono 2.500 dollari ciascuno. Attraverso la stessa procedura è possibile concorrere anche alla Sara Bilezikian Peace Fellowship, che copre l’intero anno accademico 2026-2027 e prevede un finanziamento complessivo di 6.000 dollari. In questo caso l’obiettivo dichiarato è costruire campagne permanenti per impedire il reclutamento universitario da parte delle aziende della difesa.

Il programma individua esplicitamente come bersagli società quali Lockheed Martin, General Dynamics e Boeing, insieme ad aziende tecnologiche definite “militarizzate”, tra cui Palantir, OpenAI e Google.Gli organizzatori invitano gli studenti a impedire la presenza di queste aziende alle fiere del lavoro universitarie, a convincere i laureati a rifiutare offerte di impiego provenienti dal settore della difesa e a fare pressione sulle università affinché interrompano ogni collaborazione con imprese collegate all’industria militare.

L’iniziativa si rivolge in modo particolare agli attivisti già impegnati nelle campagne di solidarietà con i palestinesi, nel movimento #NoTechForApartheid, nelle proteste contro l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) e in altre reti della sinistra radicale americana. Secondo i documenti fiscali citati da Jewish Onliner, una parte significativa dei finanziamenti destinati a Dissenters arriva attraverso il Center for Third World Organizing (CTWO). Tra i contributi figura una donazione di 100.000 dollari erogata nel 2022 dalla Foundation to Promote Open Society, appartenente alla rete Open Society Foundations, creata da George Soros, specificamente destinata al programma nazionale delle borse di studio di Dissenters.

Altri finanziamenti documentati comprendono 75.000 dollari dalla Solidaire Network e 50.000 dollari dalla Arca Foundation, anch’essi destinati alle attività dell’organizzazione. L’iniziativa si inserisce in un contesto di crescente radicalizzazione delle proteste universitarie negli Stati Uniti. Negli ultimi mesi numerose campagne hanno preso di mira aziende israeliane o del settore della difesa, con occupazioni di sedi aziendali, azioni contro Google nell’ambito della campagna No Tech for Apartheid, proteste contro Boeing e atti vandalici contro uffici di Elbit Systems.

L’articolo ricorda inoltre che una cofondatrice di Dissenters partecipò nel 2022 a un evento organizzato dalla facoltà di legge della New York University insieme a un rappresentante di Samidoun Palestinian Prisoner Solidarity Network, organizzazione che il Dipartimento del Tesoro americano ha inserito nell’ottobre 2024 nella lista delle entità terroristiche, definendola una struttura di raccolta fondi per il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP).

Un rapporto pubblicato nel 2025 dall’Institute for the Study of Contemporary Antisemitism della Indiana University colloca inoltre Dissenters al quinto posto tra le organizzazioni che collaborano più frequentemente con National Students for Justice in Palestine (SJP) sulla piattaforma Instagram, contribuendo, secondo gli autori dello studio, ad amplificare la diffusione delle campagne anti-israeliane nei campus americani.

Per i critici dell’iniziativa, il programma rappresenta un salto di qualità: non più soltanto attivismo spontaneo, ma la costruzione di una vera infrastruttura professionale, finanziata e organizzata, destinata a formare una nuova generazione di militanti impegnati contro Israele e contro il settore della difesa occidentale.