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Israele e Azerbaigian, Baku guarda a nuovi alleati

La crisi diplomatica e l’arrivo dei concorrenti americani e turchi minacciano uno dei rapporti strategici più preziosi per l’industria della difesa israeliana

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 4 min
Israele e Azerbaigian, Baku guarda a nuovi alleati

Per quasi trent’anni Israele e Azerbaigian hanno costruito una delle alleanze più solide e meno appariscenti del Medio Oriente allargato. Armi israeliane in cambio di un rapporto privilegiato con un Paese musulmano confinante con l’Iran, cooperazione nel settore energetico e dell’intelligence, rapporti personali stretti fra Benjamin Netanyahu e il presidente Ilham Aliyev. Oggi quell’equilibrio mostra crepe che a Gerusalemme cominciano a preoccupare soprattutto per ciò che potrebbe accadere nei prossimi anni.

Baku continua ad acquistare sistemi israeliani e una recente intesa governativa per prodotti Rafael, comprendente missili della famiglia Spike, conferma che il rapporto militare è tutt’altro che interrotto. Nelle aziende israeliane, tuttavia, si registra una progressiva riduzione delle commesse e soprattutto l’ingresso di concorrenti che fino a poco tempo fa avevano possibilità assai più limitate di accedere al mercato azero.
Il cambiamento più importante arriva dagli Stati Uniti. L’intesa raggiunta nell’agosto 2025 fra Azerbaigian e Armenia sotto la regia di Washington ha aperto la strada alla rimozione delle restrizioni americane alla cooperazione nel settore della difesa con Baku. Per aziende come Lockheed Martin, Boeing e RTX si è quindi aperto un mercato nel quale Israele aveva goduto per anni di una posizione eccezionalmente favorevole.

Anche la Turchia, legata all’Azerbaigian da quella formula politica che i due governi amano riassumere in “una nazione, due Stati”, ha ampliato enormemente la propria industria militare e offre ormai sistemi capaci di competere con quelli israeliani. A questi si aggiungono Corea del Sud ed Europa. Baku, che contemporaneamente cerca di sviluppare una propria capacità produttiva, dispone quindi di alternative che un decennio fa semplicemente non aveva.

Sul rapporto commerciale pesa adesso anche una tensione politica inattesa. Il 28 giugno il governo Netanyahu ha approvato all’unanimità il riconoscimento del genocidio degli armeni nell’Impero ottomano. Una svolta storica per Israele e una decisione immediatamente contestata dalla Turchia e dall’Azerbaigian, che considera Ankara il proprio principale alleato. Il consigliere di Aliyev per la politica estera, Hikmet Hajiyev, ha successivamente confermato che Baku era intervenuta direttamente presso il governo israeliano e che il percorso parlamentare della misura era stato fermato.

Contemporaneamente l’Azerbaigian ha dato maggiore visibilità ai rapporti con i palestinesi, ribadendo il proprio sostegno alla creazione di uno Stato palestinese con Gerusalemme Est capitale. Sarebbe eccessivo leggere queste mosse come l’annuncio di una rottura con Israele. Mostrano però che Baku intende ricordare a Gerusalemme l’esistenza di un limite preciso alla loro collaborazione, rappresentato dal rapporto con la Turchia.

La partita economica più significativa si gioca intanto nello spazio. Israel Aerospace Industries è tra i concorrenti finali per un nuovo satellite per telecomunicazioni azero, una commessa valutata fra 300 e 800 milioni di dollari. Di fronte all’azienda israeliana figurano concorrenti fra cui Thales Alenia Space e Turkish Aerospace Industries. La decisione, attesa da mesi, continua a essere rinviata. IAI parte da una posizione forte grazie alla lunga cooperazione con Azercosmos e all’esperienza maturata nei programmi satellitari azeri, ma il ritardo alimenta interrogativi nell’industria israeliana.

Il rapporto resta troppo importante perché uno dei due Paesi abbia interesse a comprometterlo. Per Israele, l’Azerbaigian è una presenza strategica sul confine settentrionale dell’Iran e un importante fornitore energetico; per Baku, la tecnologia militare israeliana ha avuto un ruolo rilevante nella modernizzazione delle sue forze armate e nelle guerre che le hanno permesso di riconquistare il Nagorno-Karabakh.

Proprio per questo il cambiamento merita attenzione. Israele conserva settori tecnologici nei quali resta difficile da sostituire, dalle difese aeree ai radar avanzati, fino ad alcune applicazioni spaziali e di intelligence. Il vantaggio acquisito negli anni, però, si sta assottigliando. Baku ha più fornitori, più libertà di scelta e un rapporto con Ankara che, quando gli interessi divergono, viene prima di quello con Gerusalemme.

Per l’industria israeliana la sfida sarà quindi conservare un cliente strategico in un mercato diventato affollato. Per il governo la questione è ancora più delicata, perché riguarda una delle poche alleanze profonde costruite da Israele con un grande Paese musulmano sciita. L’Azerbaigian non sta voltando le spalle a Israele. Ha semplicemente cominciato a ricordargli che oggi può permettersi di guardare altrove.