Hanno combattuto Hamas, ucciso suoi miliziani, individuato armi e infrastrutture terroristiche e oggi collaborano con le forze israeliane in alcune zone della Striscia di Gaza. Ma i clan beduini armati anti-Hamas, da risorsa tattica per Israele, rischiano di trasformarsi in uno dei problemi più delicati del futuro assetto di Gaza.
Secondo quanto riferisce il sito di informazione israeliano Walla, all’interno dell’apparato di sicurezza israeliano le valutazioni sul loro futuro sono divergenti. Un responsabile della sicurezza definisce la loro attività «molto efficace» e sostiene che stia procedendo secondo i piani. La collaborazione viene mantenuta deliberatamente lontano dai riflettori: «È intima, resta nell’ombra ed è bene che sia così».
I gruppi operano in più di tre aree della Striscia e, durante le fasi più intense della guerra, si sono scontrati direttamente con l’ala militare di Hamas, provocandole diverse perdite. Dopo il cessate il fuoco hanno assunto altri compiti: contribuiscono alla sicurezza della cosiddetta linea gialla, operano nelle aree circostanti e partecipano alla localizzazione di armi e infrastrutture terroristiche, comprese quelle sotterranee.
La questione diventa molto più complicata quando si passa dall’utilità militare immediata al futuro politico della Striscia. Secondo Walla, esponenti di primo piano del Consiglio della Pace, sostenuti dagli Stati Uniti, vorrebbero infatti che nel «giorno dopo» questi clan fossero disarmati. Israele starebbe valutando una soluzione differente. Una parte dei gruppi potrebbe rimanere all’interno della linea gialla sotto la responsabilità operativa dell’IDF, anche per impedire che Hamas possa vendicarsi contro chi ha collaborato con Israele. Il Consiglio della Pace sarebbe invece orientato, in vista di un futuro ritiro israeliano verso il confine, a riportare i clan nelle aree palestinesi e a privarli delle armi. Ed è qui che emerge il dilemma.
Alcuni esponenti della sicurezza israeliana ricordano infatti che i capi di queste formazioni hanno alle spalle anche attività criminali contro le quali, in passato, hanno combattuto sia Hamas sia lo stesso esercito israeliano. Uno dei funzionari citati da Walla avverte che, una volta disarmati e privati della funzione acquisita durante la guerra, potrebbero semplicemente tornare alla loro vecchia attività: il contrabbando.
Per il governo israeliano si tratta dunque di una questione politicamente esplosiva che, secondo le fonti del quotidiano, il livello politico preferisce per il momento lasciare aperta. L’esistenza di forze palestinesi armate ostili a Hamas costituisce inoltre uno strumento di pressione tanto sulla leadership dell’organizzazione terroristica quanto sui soggetti impegnati nella definizione del futuro assetto della Striscia.
Il fenomeno aveva cominciato ad assumere dimensioni rilevanti già nel settembre 2025. Durante l’offensiva terrestre israeliana, alcune grandi famiglie avevano schierato centinaia di uomini armati agli ingressi dei territori sotto il loro controllo, opponendosi ai tentativi degli apparati di sicurezza di Hamas di ristabilire la propria autorità. Tra questi apparati figura la cosiddetta Unità Freccia, utilizzata da Hamas per arrestare, aggredire e, secondo fonti israeliane, uccidere palestinesi accusati di collaborare con Israele.
Per ora nessuno avrebbe preso seriamente in considerazione la possibilità di trasferire in territorio israeliano i membri dei clan più esposti. La cooperazione quotidiana con l’IDF, gli altri organismi di sicurezza israeliani e funzionari americani prosegue. Il problema arriverà quando si dovrà decidere chi eserciterà realmente il potere a Gaza. Israele ha interesse a impedire che Hamas torni a dominare la Striscia e i clan armati contribuiscono oggi a questo obiettivo. Ma una Gaza disseminata di milizie autonome, armate e legate a interessi familiari o criminali difficilmente può rappresentare un assetto stabile per il futuro.
È uno dei paradossi del «giorno dopo»: gli uomini che oggi servono per indebolire Hamas potrebbero diventare domani un nuovo problema da risolvere.