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Dopo 78 anni Israele ritrova il soldato senza tomba

Shlomo Chaimson fu ucciso nel 1948 tentando di fuggire da un campo britannico a Cipro. Le IDF hanno finalmente identificato la sua sepoltura a Haifa

Alessandro Carmi

Tempo di Lettura: 4 min
Dopo 78 anni Israele ritrova il soldato senza tomba

Aveva diciotto anni, una compagna che lo aspettava in Israele e una figlia appena nata che non aveva mai visto. Shlomo Chaimson morì nella notte tra il 29 e il 30 settembre 1948, colpito mentre cercava di fuggire da uno dei campi britannici di Cipro nei quali erano rinchiusi migliaia di ebrei intercettati durante il viaggio verso la Palestina mandataria. Settantotto anni dopo, le IDF hanno annunciato di avere finalmente individuato la sua tomba nel cimitero di Haifa.

È la conclusione di un’indagine cominciata ufficialmente nel 2023 e costruita attraverso documenti d’archivio, testimonianze, fotografie d’epoca e ricostruzioni del terreno. La sepoltura di Chaimson è stata identificata nella tomba numero 11 della seconda fila del settore dedicato agli immigrati clandestini provenienti dai campi di Cipro. Presto avrà anche ciò che le è mancato per quasi otto decenni: una lapide con il suo nome.

Chaimson era nato in Romania nel 1930. Suo padre era morto durante la Seconda guerra mondiale e, terminato il conflitto, il ragazzo aveva deciso di raggiungere la Terra d’Israele insieme alla madre Ita e alla compagna Perla. Si imbarcarono sulla Pan York, una delle navi dell’Aliyah Bet, l’immigrazione organizzata clandestinamente per aggirare le restrizioni britanniche all’ingresso degli ebrei.

La nave venne intercettata e i passeggeri deportati a Cipro. Tra il 1946 e il 1949, circa 52 mila ebrei diretti verso la Palestina furono internati dagli inglesi nei campi dell’isola. Molti erano sopravvissuti alla Shoah e avevano attraversato un’Europa distrutta per arrivare fino al Mediterraneo. Per loro Cipro rappresentò l’ultimo ostacolo prima della meta.

Nel campo Chaimson entrò nelle Shurot HaMeginim, i “ranghi dei difensori”, struttura legata alla Haganah nella quale i giovani ricevevano un addestramento in vista del loro futuro ingresso nelle forze combattenti ebraiche. Dopo la nascita dello Stato d’Israele, la madre e Perla riuscirono a partire. Lui rimase a Cipro. Poi arrivò un telegramma: gli annunciava che Perla aveva dato alla luce la loro bambina, Miriam. Chaimson decise che avrebbe raggiunto la sua famiglia senza aspettare ancora.

Nella notte tra il 29 e il 30 settembre tentò la fuga insieme ad altri otto internati. Le guardie britanniche scoprirono il gruppo e aprirono il fuoco. Chaimson fu ucciso. Secondo la ricostruzione emersa dalle indagini, il telegramma che annunciava la nascita della figlia era ancora con lui. La sua morte provocò una protesta nei campi ciprioti, dove migliaia di internati aderirono a uno sciopero della fame. Fu sepolto il giorno successivo nel cimitero ebraico di Margo, a Cipro. La sua tomba rimase priva di nome.

Nel 1970 Israele organizzò l’operazione Margo per riportare nel Paese i resti degli ebrei sepolti sull’isola. Centosessantatré salme furono trasferite a Haifa; molte, ormai impossibili da identificare con certezza, vennero tumulate come anonime. Tra quelle c’era anche Shlomo Chaimson.

Decenni dopo cominciò il paziente tentativo di restituire un’identità a quelle tombe. Dal 2010 Amir Rogel, figlio di due ex internati di Cipro, insieme ad altri volontari ha lavorato alla ricostruzione dei nomi. Nel 2023 è intervenuta anche una squadra investigativa speciale delle IDF. L’esame incrociato delle fonti ha infine consentito di stabilire dove fossero stati deposti i resti del giovane.

La notizia è arrivata fino a Rio de Janeiro, dove vivono Miriam, i nipoti e i pronipoti di Chaimson. A comunicarla alla famiglia è stato un ufficiale israeliano, l’addetto militare in Brasile. Nelle prossime settimane i discendenti dovrebbero arrivare in Israele. Al cimitero di Haifa si terrà una cerimonia militare e sulla tomba numero 11 verrà finalmente collocato il nome di Shlomo Chaimson. Miriam potrà andare sulla tomba di quel padre che non ha mai conosciuto. Aveva pochi giorni di vita quando lui, con il telegramma della sua nascita addosso, cercò di attraversare il filo spinato per raggiungerla.