Jerry Seinfeld salirà sul palco della MEO Arena di Lisbona il prossimo 1° novembre, prima esibizione della sua carriera in Portogallo. Intorno a lui, però, il cartellone del MEO Commedia a La Carte Fest ha cominciato a perdere pezzi. Almeno sei partecipanti hanno rinunciato al festival e, anche quando il nome di Seinfeld non viene pronunciato, il motivo che lega alcune delle defezioni appare piuttosto chiaro: il sostegno del comico americano a Israele.
La manifestazione, alla sua prima edizione, si svolgerà a Lisbona dal 29 ottobre al 1° novembre e riunirà stand-up, improvvisazione, musica, teatro e arti visive. Seinfeld era stato annunciato come una delle grandi attrazioni internazionali. Difficile dunque sostenere che la sua presenza sia stata scoperta all’ultimo momento.
Tra chi ha deciso di andarsene c’è l’attrice e comica Inês Aires Pereira, che ha ritirato il suo spettacolo Namastê. Nel comunicare la decisione ha spiegato che uno dei nomi presenti al festival difende insistentemente idee e azioni che considera «indifendibili», aggiungendo che, a suo giudizio, un genocidio non può essere relativizzato o normalizzato. Seinfeld non viene nominato, tuttavia il riferimento è stato generalmente interpretato come rivolto a lui.
Anche il duo comico Cebola Mol ha annunciato il ritiro accompagnandolo con l’immagine di un’anguria, ormai utilizzata come simbolo della causa palestinese. Hanno lasciato il programma anche il comico Pedro Tochas, l’artista visivo Vhils, il Conjunto Cuca Monga e il progetto musicale Tributo Pop. Per diversi di loro manca una dichiarazione pubblica che attribuisca esplicitamente la decisione a Seinfeld, ed è quindi opportuno distinguere le prese di posizione dichiarate dalle semplici coincidenze temporali.
Resta il fatto che la polemica ruota intorno a un artista che dopo il 7 ottobre 2023 ha fatto qualcosa che nel mondo dello spettacolo occidentale è diventato progressivamente più costoso: schierarsi apertamente con Israele.
Seinfeld, che per gran parte della sua lunghissima carriera aveva evitato di trasformarsi in un personaggio politico, si recò in Israele nel dicembre 2023 insieme alla famiglia e incontrò parenti degli ostaggi rapiti da Hamas. Da allora ha continuato a esprimere solidarietà allo Stato ebraico e ha riservato parole durissime ad alcuni settori dell’attivismo propalestinese. Durante un intervento alla Duke University arrivò a paragonare certi manifestanti al Ku Klux Klan, sostenendo che almeno quest’ultimo dichiarava apertamente il proprio odio.
Sono posizioni forti e contestabili, come lo sono le opinioni di qualsiasi personaggio pubblico. La vicenda portoghese introduce però una questione diversa. Nessuno degli artisti è obbligato a esibirsi accanto a Seinfeld e ritirarsi da un festival rientra pienamente nella libertà individuale. Quando una presenza artistica diventa incompatibile con quella di un collega a causa del suo sostegno a Israele, il gesto acquista inevitabilmente anche un altro significato.
È un meccanismo che negli ultimi anni si è visto all’opera in università, festival, musei, teatri e manifestazioni culturali. La pressione raramente assume la forma esplicita di un divieto. Funziona attraverso appelli, rinunce, campagne sui social e richieste agli organizzatori affinché decidano quale costo siano disposti a pagare per mantenere in programma la persona contestata.
Per il momento gli organizzatori di Lisbona sembrano aver deciso. Seinfeld resta e il suo spettacolo del 1° novembre continua a essere uno degli appuntamenti principali della manifestazione.
La situazione contiene anche una piccola ironia. Tutto questo accade in un festival dedicato alla comicità, un’arte che vive della libertà di dire cose sgradevoli, provocatorie, persino offensive. A Lisbona scopriremo presto quanto spazio rimanga per un’altra libertà, forse ancora più elementare: salire sullo stesso cartellone di qualcuno senza dover condividere ciò che pensa.
.