Il Portogallo introduce il divieto di circolare negli spazi pubblici con il volto completamente coperto. Il presidente della Repubblica, António José Seguro, ha promulgato il 18 agosto la cosiddetta “legge del burka”, approvata dal Parlamento il 17 luglio con i voti di PSD e CDS-PP, partiti della coalizione di governo, oltre a Iniciativa Liberal e Chega, il partito di destra che aveva presentato la proposta originaria.
Il testo approvato dal Parlamento è però diverso dalla versione iniziale. La legge è stata modificata durante l’iter parlamentare per ridurre i possibili problemi di costituzionalità, soprattutto sul piano della libertà religiosa. Nella formulazione definitiva il divieto non viene presentato come una misura contro una specifica religione, ma viene motivato principalmente con esigenze di sicurezza, ordine pubblico e identificazione delle persone.
La norma riguarda la copertura integrale del volto negli spazi pubblici. Sono previste eccezioni per motivi di salute, professionali, artistici, di intrattenimento o pubblicità, di sicurezza e per particolari condizioni climatiche. Sono inoltre esclusi dal divieto gli aeromobili, le sedi diplomatiche e consolari, i luoghi di culto e altri luoghi sacri. Il punto centrale resta comunque l’impossibilità di rendere il volto completamente irriconoscibile al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge. Per chi viola il divieto sono previste sanzioni pecuniarie: da 150 a 750 euro in caso di negligenza e da 400 a 3.000 euro in caso di dolo.
Seguro ha spiegato la propria decisione richiamando l’integrazione sociale, la non discriminazione di genere e la sicurezza, oltre alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che in passato si è già pronunciata sulla compatibilità di analoghe restrizioni con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. C’è infatti un secondo argomento, oltre a quello della sicurezza e dell’identificazione, legato alla parità tra uomini e donne. Una situazione nella quale soltanto le donne sono chiamate a nascondere completamente il volto crea un’asimmetria difficilmente conciliabile con i principi di uguaglianza e pari dignità che sono alla base delle democrazie europee. La legge vieta inoltre espressamente di costringere una persona a coprirsi il volto per ragioni legate al genere, alla religione, all’età o all’origine.
La nuova normativa arriva inoltre in un Paese nel quale il grado di minaccia terroristica resta fissato al livello 3, classificato come “Significativo”, su una scala decrescente da 5 a 1. È un elemento che contribuisce a spiegare perché nel dibattito portoghese la possibilità di identificare le persone nei luoghi pubblici venga considerata anche una questione di sicurezza. La legge, tuttavia, non viene presentata come una misura antiterrorismo, bensì come una norma generale legata alla sicurezza, all’ordine pubblico e alla necessità di mantenere visibile il volto.
La legge portoghese si inserisce in un dibattito europeo che dura da anni. Diversi Paesi hanno introdotto restrizioni al velo integrale nei luoghi pubblici, con motivazioni differenti: dalla sicurezza alla necessità di identificare le persone, fino alla tutela della convivenza e dell’uguaglianza. Il tema rimane particolarmente delicato perché riguarda il punto di equilibrio tra libertà individuali, libertà religiosa e regole comuni nello spazio pubblico. La scelta di Lisbona è significativa soprattutto per il modo in cui è stata costruita la norma. Il Parlamento ha evitato di legare direttamente il divieto alla religione, concentrandosi invece sulla copertura del volto e sulle conseguenze che questa comporta per l’identificazione e la comunicazione nello spazio pubblico.
La promulgazione di Seguro chiude così l’iter parlamentare e apre la fase dell’applicazione concreta della legge. Il principio stabilito è semplice: nei luoghi pubblici il volto deve rimanere visibile, salvo le eccezioni espressamente previste. Una scelta che colloca anche il Portogallo tra i Paesi europei che hanno deciso di intervenire direttamente sul tema del velo integrale, ponendo al centro della discussione sicurezza, identificazione e uguaglianza.