Uno strumento di controinformazione, nell’oceano della propaganda anti-israeliana, può servire a non affondare. Subito dopo il 7 ottobre 2023, quando le operazioni militari a Gaza non erano ancora iniziate, con i cadaveri ancora caldi e gli ostaggi nei tunnel, è scattata un’altra fase della stessa jihad. Parallelamente, è proseguita con successo la guerra mediatica e psicologica. Soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, per indebolire il fronte occidentale con una campagna di cui si possono individuare otto fasi.
1) l’accusa di genocidio, scattata l’8 ottobre;
2) la bufala della «guerra ai giornalisti»;
3) l’accusa del sangue contro tutti gli ebrei;
4) la distorsione della definizione legale di genocidio;
5) la strumentalizzazione di bambini malati per inventare la carestia;
6) l’utilizzo strategico di scudi umani da parte di Hamas;
7) la confusione fra civili e terroristi palestinesi;
8) la riesumazione delle vecchie campagne sovietiche contro il sionismo.
Il sito gazagenolie.com, lanciato da una coalizione di circa 40 organizzazioni, li riunisce in un dossier in lingua inglese, presentandoli come tessere di un unico puzzle letto in senso opposto: è una «GenoLIE», ovvero un’unica menzogna generata e orchestrata. Una costruzione da smontare pezzo per pezzo.
1) Il punto di partenza è cronologico e decisivo. Le accuse di genocidio sono circolate già l’8 ottobre 2023, a poche ore dal massacro di Hamas che ha ucciso circa 1.200 persone e preso in ostaggio centinaia di civili. Prima ancora che Israele avesse avviato l’operazione di terra, la narrativa era già pronta. È un dettaglio rivelatore: la conclusione anticipa i fatti.
2) La tesi secondo cui l’IDF avrebbe deliberatamente colpito i media per nascondere crimini cade documentando numerosi casi di operatori dell’informazione risultati poi terroristi di Hamas e della Jihad Islamica, alcuni dei quali coinvolti direttamente negli attacchi del 7 ottobre.
3) Risorgono l’odio razziale, l’antisemitismo e l’antigiudaismo mascherati da antisionismo, ma l’obiettivo ormai sono tutti gli ebrei e le comunità israelitiche in Europa, negli Stati Uniti e oltre.
4) Sul piano giuridico, l’uso politico del termine «genocidio» prescinde dalla definizione della Convenzione ONU del 1948, pensata per evitare un’altra Shoah. Il genocidio richiede non solo atti gravi, ma l’intento specifico di distruggere un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso «in quanto tale». E l’intento di Israele è con tutta evidenza combattere chi agisce affinché l’Olocausto nazista si ripeta fino alla «soluzione finale».
5) Immagini di bambini sofferenti, spesso affetti da patologie gravi preesistenti, sono state presentate come prova di una carestia indotta deliberatamente da Israele, che invece ha distribuito — i dati del COGAT lo provano — più aiuti dopo il 7 ottobre che in precedenza, mentre Hamas li sottraeva ai bisognosi.
6) Le operazioni israeliane, pur avendo coinvolto civili, rientrano nel quadro di una guerra contro un’organizzazione terroristica che ha deliberatamente incorporato la popolazione civile nella propria strategia militare, impedendo a chiunque di lasciare la Striscia e facendosi scudo di donne, bambini e anziani. Centrali sono anche le tattiche di Hamas: una rete di tunnel lunga oltre 350 miglia, con accessi sotto ospedali, scuole e moschee, e l’uso sistematico della popolazione come scudo umano. Israele ha dichiarato obiettivi limitati: recuperare gli ostaggi, smantellare le capacità militari e di governo di Hamas e impedire che Gaza possa ripetere un attacco simile.
7) La confusione fra civili e terroristi palestinesi costituisce un altro elemento della campagna. La sovrapposizione delle due categorie impedisce di distinguere tra le vittime civili del conflitto e gli appartenenti alle organizzazioni terroristiche coinvolti nei combattimenti.
8) Infine, il progetto inquadra l’ultimo capitolo di un’opera di delegittimazione lunga decenni, creata nei laboratori della propaganda sovietica, in cui il sionismo viene periodicamente accusato di crimini contro l’umanità, saldandosi alle campagne Boycott, Divestment, Sanctions (BDS), per colpire l’economia dello Stato ebraico.
Se non è un nuovo tentativo di genocidio, quello organizzato contro Israele, che cos’è?