Un saluto nazista ripetuto due volte dal ring, un insulto antisemita rivolto all’avversario e, sugli spalti, una grande bandiera con la svastica. È accaduto al Kia Center di Orlando, in Florida, durante Duel Arena 1, manifestazione di sport da combattimento che sabato 29 agosto ha riunito incontri di MMA, pugilato e kickboxing. Protagonista della scena è stato Paul Nicholas Miller, estremista neonazista americano conosciuto online con lo pseudonimo di “GypsyCrusader”, che pochi istanti prima aveva sconfitto ai punti Ben Azoulay, combattente e influencer ebreo con cittadinanza israeliana e americana.
L’incontro, disputato secondo le regole del kickboxing, si è concluso con una decisione non unanime dei giudici a favore di Miller. Al termine del combattimento, mentre Azoulay si trovava ancora sul ring, Miller ha alzato due volte il braccio nel saluto hitleriano. Poco dopo, durante l’intervista davanti al pubblico, ha rivolto all’avversario un pesante insulto antisemita.
Quanto accadeva sul ring ha trovato immediatamente un’eco sugli spalti. I filmati circolati sui social mostrano uno spettatore che apre una bandiera con una grande svastica mentre alcune persone intorno a lui eseguono a loro volta il saluto nazista. Il personale del Kia Center è intervenuto, ha sequestrato la bandiera e allontanato lo spettatore. Nel corso della serata si sono verificate anche diverse risse tra il pubblico.
La presenza di Miller rende difficile considerare quanto accaduto un episodio imprevedibile. Il combattente ha da tempo un profilo pubblico legato all’estremismo suprematista bianco. Sul petto porta tatuato un simbolo che richiama le rune delle SS e la sua attività online era stata segnalata già anni fa dall’Anti-Defamation League, che lo aveva definito un suprematista bianco di orientamento accelerazionista, corrente estremista che punta ad aggravare le tensioni sociali e razziali fino a provocare il collasso dell’ordine esistente.
Il suo passato era conosciuto anche dalla giustizia americana. Nel 2021 Miller si dichiarò colpevole di reati federali legati al possesso illegale di armi e munizioni. Nella sua abitazione gli investigatori trovarono componenti per un fucile a canna corta non registrato e centinaia di munizioni. Fu condannato a 41 mesi di carcere e a tre anni di libertà vigilata. Prima dell’arresto aveva diffuso online contenuti razzisti e antisemiti e invocato una guerra civile su base razziale.
Proprio questi precedenti hanno spostato rapidamente l’attenzione dall’autore dei gesti agli organizzatori di Duel Arena 1 e ai responsabili del Kia Center. L’impianto appartiene alla città di Orlando, mentre Kia detiene i diritti sul nome senza occuparsi della gestione della struttura. Il Holocaust Memorial Resource and Education Center of Florida ha chiesto agli organizzatori di assumersi la responsabilità di avere offerto un palcoscenico pubblico a un personaggio apertamente neonazista.
La città ha condannato l’accaduto spiegando però che il Primo emendamento della Costituzione impedisce a una struttura pubblica di respingere un evento sulla base delle opinioni politiche o ideologiche dei partecipanti. Una spiegazione che lascia aperta una questione diversa, destinata probabilmente a pesare sulle prossime decisioni dell’amministrazione. La libertà di espressione riguarda infatti il diritto dello Stato di censurare un’opinione; altra cosa sono i criteri con cui vengono organizzati gli eventi e gestiti sicurezza, accessi e comportamenti all’interno di un’arena pubblica.
Kia America ha preso le distanze dall’episodio, mentre sono arrivate condanne dalla politica della Florida. La deputata statale Anna Eskamani, candidata a sindaco di Orlando, ha chiesto una revisione delle politiche adottate nelle strutture pubbliche. Il senatore repubblicano Rick Scott ha dichiarato che l’antisemitismo «non ha posto in Florida». Anche il sindaco di Orlando Buddy Dyer è intervenuto, definendo quanto accaduto uno «spettacolo vergognoso».
Resta soprattutto un interrogativo. La storia pubblica di Miller, le sue posizioni estremiste e la precedente condanna erano informazioni facilmente accessibili molto prima che salisse sul ring. La svastica comparsa sugli spalti è stata rimossa quando il personale l’ha individuata. Più difficile sarà spiegare perché un uomo che da anni ha costruito la propria notorietà anche sull’odio razziale e antisemita sia arrivato al centro di una manifestazione sportiva ospitata in una delle principali arene pubbliche della Florida.