In Spagna alcune voci sembrano preoccuparsi più di trovare Israele dietro la crisi di Ceuta che di capire come sia stato possibile che decine di migliaia di persone raggiungessero in pochi giorni il confine con la città autonoma e riuscissero a entrare irregolarmente in territorio europeo.
Le dimensioni della crisi sono enormi. Secondo organizzazioni marocchine per i diritti umani citate dall’agenzia EFE, fino a 100.000 persone si sarebbero spostate verso il nord del Marocco con l’intenzione di raggiungere Ceuta. Il dato riguarda dunque coloro che si sono diretti verso la frontiera, mentre le autorità spagnole hanno quantificato in circa 72.000 gli ingressi effettivi. La maggioranza è successivamente rientrata in Marocco, ma migliaia di persone sono rimaste nella città, mettendo sotto fortissima pressione una comunità di poco più di 80.000 abitanti.
I servizi di accoglienza e sanitari hanno dovuto affrontare un’emergenza improvvisa, mentre parte dei migranti dormiva sulle spiagge, nei parchi e in sistemazioni di fortuna. Le tensioni hanno coinvolto anche le strade e le spiagge, dove si sono verificati episodi di violenza e risse. Sono state inoltre presentate denunce per aggressioni e violenze sessuali. In una situazione simile sarebbe già abbastanza complicato stabilire che cosa sia accaduto, quali responsabilità vi siano state nella gestione della frontiera e perché la risposta dello Stato sia risultata insufficiente.E invece è arrivato Israele.
L’Antisemitism Research Center del Combat Antisemitism Movement ha analizzato 173 post pubblicati su X da 119 account ad alta visibilità nelle prime 72 ore della crisi. Secondo il rapporto, quei contenuti hanno totalizzato 57,5 milioni di visualizzazioni e raggiunto un pubblico potenziale stimato in oltre 103 milioni di persone. Il tema ricorrente era sempre lo stesso: Israele, il Mossad o più genericamente gli ebrei avrebbero avuto un ruolo nell’arrivo dei migranti a Ceuta.
Le varianti sono state numerose. Israele avrebbe agito per punire Madrid per la sua posizione su Gaza; la cooperazione militare e tecnologica tra Gerusalemme e Rabat avrebbe consentito di utilizzare l’immigrazione come strumento di pressione; dietro la diffusione sui social dei messaggi che invitavano a raggiungere la frontiera ci sarebbero state capacità tecnologiche israeliane. Accuse circolate rapidamente e prive, finora, di qualsiasi riscontro fornito dalle autorità spagnole, dal Centro Nacional de Inteligencia o da Frontex.
Il tema è arrivato anche nella politica nazionale. Esponenti della sinistra hanno chiamato in causa i rapporti tra Marocco e Israele nel discutere le possibili cause e implicazioni della crisi. Enrique Santiago, Francisco Sierra e Fèlix Alonso di Izquierda Unida hanno presentato interrogazioni parlamentari sulla pressione esercitata dal Marocco e sulle sue relazioni con Stati Uniti e Israele. Anche il ministro dei Trasporti Óscar Puente è intervenuto polemicamente sulla questione, salvo successivamente precisare la propria posizione.
Sulle responsabilità interne, invece, rimangono domande molto concrete. Nei giorni precedenti erano arrivati segnali di un possibile aumento degli ingressi. Secondo fonti della sicurezza dello Stato citate dalla stampa spagnola, anche il CNI aveva segnalato il rischio di un afflusso massiccio. Il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska ha contestato questa ricostruzione nella sua versione più netta, sostenendo che i servizi non avessero previsto un evento delle proporzioni poi verificatesi. La questione è diventata anche materia giudiziaria, con la richiesta di chiarire quali informazioni preventive fossero disponibili prima della crisi.
Gli ebrei di Ceuta hanno reagito con esasperazione. «Non c’è nulla di cui non ci incolpino», ha osservato un rappresentante della comunità, respingendo come assurda la teoria di un coinvolgimento israeliano. Nella città, intanto, cristiani, musulmani, ebrei e indù hanno manifestato insieme sotto la bandiera spagnola chiedendo sicurezza, assistenza e risposte dalle istituzioni.
È qui che la distanza tra la Ceuta reale e quella delle cospirazioni diventa impressionante. Nella prima bisogna identificare migliaia di persone, valutare le richieste d’asilo, garantire condizioni sanitarie dignitose, ristabilire la sicurezza e capire come sia potuto accadere tutto questo. Nell’altra è sufficiente pronunciare tre parole: Israele, Mossad, ebrei. Le spiegazioni difficili richiedono fatti. Per quella più antica, invece, i fatti sono sempre stati un dettaglio.