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Michigan, la sorella di El-Sayed: il 7 ottobre «mattino di libertà»

Eman Abdelhadi, docente all’Università di Chicago, difese l’attacco di Hamas. Ora le sue parole pesano sulla corsa al Senato del fratello

Paolo Montesi

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Michigan, la sorella di El-Sayed: il 7 ottobre «mattino di libertà»

La mattina del 7 ottobre 2023, mentre Hamas penetrava nel sud di Israele e cominciavano ad arrivare le prime notizie dell’assalto, Eman Abdelhadi affidò a X due parole destinate a riemergere quasi tre anni dopo, nel pieno di una delle campagne elettorali più delicate degli Stati Uniti. «Morning freedom», mattino di libertà, accompagnato dalla bandiera palestinese. Abdelhadi è docente di Comparative Human Development all’Università di Chicago ed è la sorellastra di Abdul El-Sayed, appena diventato il candidato democratico al Senato per il Michigan.

Il messaggio non fu un episodio isolato. Quello stesso giorno, dopo che Bernie Sanders aveva definito «orribile» l’attacco di Hamas, Abdelhadi contestò duramente il senatore del Vermont chiedendogli come potesse parlare di giustizia senza schierarsi con un popolo che, secondo le sue parole, era stato rinchiuso per sedici anni in una «prigione aperta» e stava finalmente combattendo i propri oppressori. L’Anti-Defamation League inserì in seguito il suo post tra le dichiarazioni di docenti universitari americani che avevano accolto favorevolmente l’attacco del 7 ottobre.

Abdelhadi ha poi spiegato pubblicamente il senso di quelle parole. In un’intervista del 2024 all’American Prospect disse che, quando aveva scritto quel messaggio, le immagini che stava vedendo mostravano soprattutto la barriera abbattuta e i palestinesi che la attraversavano. Riconobbe che il 7 ottobre erano state commesse atrocità e che persone che avrebbero dovuto vivere erano state uccise, continuando però a rivendicare il significato attribuito inizialmente a quelle immagini e dichiarando di non avere nulla di cui scusarsi.

La vicenda sarebbe rimasta confinata alla battaglia ideologica nei campus americani se suo fratello non fosse diventato, il 4 agosto, il candidato democratico per il seggio del Michigan lasciato libero dal senatore Gary Peters. El-Sayed, medico ed ex direttore del dipartimento della Sanità di Detroit, ha sconfitto per meno di un punto percentuale la deputata Haley Stevens, conquistando la nomination dopo una campagna sostenuta, fra gli altri, da Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez. A novembre affronterà il repubblicano Mike Rogers in uno Stato che può contribuire a decidere il controllo del Senato.

Il problema politico per El-Sayed nasce dal fatto che la distanza tra le posizioni della sorella e le sue è più semplice da affermare sul piano personale che da tracciare su alcuni temi di politica estera. Il candidato democratico è da tempo uno dei critici più severi di Israele nel suo partito. Ha partecipato alla campagna degli “uncommitted” contro Joe Biden durante le primarie presidenziali del 2024, sostiene il taglio dell’assistenza militare americana allo Stato ebraico e ha fatto dell’opposizione all’AIPAC uno degli elementi della propria identità politica. Durante la corsa alle primarie ha inoltre beneficiato dell’appoggio dell’ala progressista democratica.

La sua campagna cerca adesso di stabilire un confine netto. La portavoce Sophie Pollock ha dichiarato che El-Sayed ama sua sorella e dissente da lei «su diverse posizioni politiche e sulla retorica che ha scelto di usare», compresa la politica estera, insistendo sul fatto che a presentarsi agli elettori è lui e che a essere giudicati devono essere il suo programma e la sua attività pubblica. Abdelhadi, da parte sua, aveva salutato con entusiasmo la candidatura del fratello definendosi una «sorellina orgogliosa».

La distinzione è politicamente legittima. Un candidato, evidentemente, non risponde delle opinioni dei propri familiari. La questione diventa però più insidiosa quando quelle opinioni toccano uno dei punti sui quali egli stesso ha costruito la propria campagna. Ed è precisamente qui che i repubblicani cercheranno di colpire, mentre il Senate Leadership Fund, il principale super PAC legato alla leadership repubblicana al Senato, ha già aggiunto altri sei milioni di dollari alla campagna pubblicitaria contro El-Sayed.

Il Michigan rende la faccenda ancora più delicata. Nel 2024 la democratica Elissa Slotkin conquistò quello stesso seggio battendo Rogers di appena tre decimi di punto. Anche questa volta la gara si annuncia apertissima e le rilevazioni disponibili descrivono una sostanziale parità.
Per El-Sayed, quindi, la domanda dei prossimi mesi sarà molto concreta. Dovrà convincere l’elettorato moderato, e in particolare gli elettori ebrei inquieti per la radicalizzazione del dibattito su Israele, che il suo progetto politico può essere giudicato indipendentemente dalle parole pronunciate dalla sorella. Eman Abdelhadi non è sulla scheda elettorale. Quelle due parole scritte mentre in Israele era in corso il massacro, però, sono ormai entrate nella campagna.