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L’abisso di ‘Current Affairs’: il pogrom? colpa delle vittime

La rivista socialista americana pubblica un saggio che descrive i terroristi di Hamas come “fedayin”, accosta la musica elettronica israeliana alla cultura della Germania nazista e lascia sullo sfondo i 378 assassinati del festival

Paolo Montesi

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L’abisso di ‘Current Affairs’: il pogrom? colpa delle vittime

Trecentosettantotto persone assassinate, 44 rapite. Eppure, leggendo il lungo saggio pubblicato il 3 agosto dalla rivista socialista americana Current Affairs, le vittime del festival Nova sembrano quasi scomparire. Al loro posto resta una tesi: la musica elettronica israeliana sarebbe parte di un meccanismo culturale che consente agli israeliani di ignorare le sofferenze palestinesi.

Il saggio, circa seimila parole, è firmato da Zenab Huriyah Ahmed, dottoranda alla SOAS University of London, e porta un titolo già eloquente: Israel’s Rave Music Drowns Out the Sound of its Victims (“La musica rave israeliana copre il suono delle sue vittime”).

Ahmed descrive il Nova come «un sogno ben finanziato di paganesimo hindu». Quando arriva al massacro del 7 ottobre 2023, racconta che la maggior parte dei partecipanti fuggì, che altri rimasero coinvolti nel fuoco incrociato e sostiene che alcuni sarebbero stati uccisi dalle stesse forze di sicurezza israeliane. Nel saggio, secondo l’analisi pubblicata da Jewish Onliner, non compare il bilancio di 378 morti e 44 sequestrati ricostruito dall’inchiesta dell’esercito israeliano. Non viene ricordata per nome una sola delle vittime.

Scompare anche un altro elemento essenziale per comprendere ciò che accadde quella mattina: le violenze sessuali documentate in successive indagini, comprese quelle delle Nazioni Unite. I terroristi di Hamas — organizzazione responsabile di gravi atti di violenza e terrorismo — vengono invece definiti con il termine “fedayin”, vocabolo storicamente associato alla figura del combattente palestinese.

La scelta delle parole diventa ancora più significativa quando Ahmed passa a descrivere le comunità israeliane attaccate il 7 ottobre. I kibbutz della zona di confine diventano «complessi militari-agrari» e i loro agricoltori vengono presentati come «strumenti di cancellazione sociale». Il civile israeliano perde progressivamente la propria condizione di civile e viene inserito in una struttura politica alla quale attribuire una responsabilità collettiva.

Il passaggio più estremo riguarda però la musica. Secondo Ahmed, la cultura elettronica israeliana potrebbe essere ricordata in futuro per la sua «utilità fascista», accanto all’opera wagneriana e alle sinfonie di Beethoven utilizzate nella Germania nazista. Nel saggio compare anche l’auspicio di nuovi «processi di Norimberga» per i dirigenti israeliani.

L’articolo sostiene inoltre che il sionismo avrebbe spinto gli ebrei mizrahi a reprimere la propria eredità araba per diventare «culturalmente ebrei» e conclude prospettando la necessità che i palestinesi conquistino «decisamente il sopravvento» su Israele.

A rendere il caso più significativo è la sede che ha scelto di pubblicare il testo. Current Affairs, rivista socialista fondata e diretta da Nathan J. Robinson, non ha preso le distanze dal saggio. Robinson lo ha anzi pubblicamente definito «remarkable», notevole, presentandolo come un’analisi del modo in cui la cultura EDM israeliana contribuirebbe ad anestetizzare i giovani di fronte alle atrocità del proprio Paese.

Non si tratta del primo articolo della rivista costruito attraverso analogie estreme su Israele. Nel 2026 Current Affairs ha pubblicato, tra gli altri, Israel’s New Lynching Law Is its Most Heinous Yet, con un parallelo con le leggi di Jim Crow, e First the Cherokee, Now the Palestinians.

Resta soprattutto il rovesciamento compiuto sul Nova. Un luogo nel quale centinaia di ragazzi furono braccati, assassinati e rapiti viene trasformato in un simbolo della colpa della società alla quale appartenevano. Le vittime arretrano fino quasi a sparire; chi le massacrò acquista il lessico della resistenza.

È un meccanismo antico e terribilmente riconoscibile: prima si attribuisce agli ebrei una colpa collettiva, poi anche ciò che subiscono può essere ricondotto a quella colpa. Persino una pista da ballo disseminata di cadaveri.