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Mamdani: Israele genocida prima dell’offensiva terrestre a Gaza

Il futuro sindaco di New York parlò di genocidio già nell’ottobre 2023, mentre la grande operazione di terra israeliana sarebbe cominciata soltanto il 27 ottobre

Rosa Davanzo

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Mamdani: Israele genocida prima dell’offensiva terrestre a Gaza

Zohran Mamdani parlava già di genocidio a Gaza sei giorni dopo il massacro del 7 ottobre 2023. Il 13 ottobre, quando Israele stava ancora combattendo le conseguenze dell’attacco di Hamas e l’offensiva terrestre su larga scala nella Striscia doveva ancora cominciare, l’allora deputato dell’Assemblea dello Stato di New York scriveva che i palestinesi erano «sull’orlo di un genocidio». Una settimana dopo il condizionale era già scomparso. Il 20 ottobre, durante una manifestazione dei Democratic Socialists of America, dichiarava che «stiamo assistendo a un genocidio».

La sequenza delle date è tornata al centro dell’attenzione grazie a GenoLIE, una campagna promossa da decine di organizzazioni filoisraeliane che sta ricostruendo la diffusione dell’accusa di genocidio nelle settimane immediatamente successive all’attacco di Hamas. La campagna ha un orientamento dichiarato e le sue conclusioni vanno quindi valutate come tali. Le dichiarazioni di Mamdani, però, sono pubbliche e consentono di ricostruire con precisione la cronologia.

Il 13 ottobre erano trascorsi appena sei giorni dall’uccisione di circa 1.200 persone in Israele e dal rapimento di 251 ostaggi. Mamdani partecipò quel giorno a una protesta davanti all’abitazione di Brooklyn del leader democratico al Senato Chuck Schumer. Fra gli slogan compariva già l’accusa di genocidio e 57 manifestanti furono arrestati, compreso Mamdani.

Il futuro sindaco di New York scrisse contemporaneamente su X che Gaza si trovava «sull’orlo di un genocidio» e accusò gli Stati Uniti di prepararsi a inviare altre armi a Israele. Dopo il rilascio ribadì che i newyorkesi si trovavano davanti a un «genocidio imminente».

Il passaggio successivo avvenne il 20 ottobre. A una manifestazione organizzata da NYC‑DSA insieme ad associazioni palestinesi, musulmane ed ebraiche antisioniste, Mamdani affermò che il genocidio era già in corso.

In quel momento la principale operazione terrestre israeliana non era ancora iniziata. Nei giorni precedenti le IDF avevano effettuato incursioni limitate nella Striscia e l’aviazione conduceva una vasta campagna di bombardamenti. L’ingresso continuativo di grandi forze corazzate e di fanteria cominciò nella notte fra il 27 e il 28 ottobre, quando l’esercito annunciò l’espansione delle operazioni di terra.

Mamdani era tutt’altro che isolato. Già il 15 ottobre oltre 800 studiosi e specialisti di diritto internazionale, conflitti e studi sul genocidio avevano sottoscritto un documento che segnalava il rischio che a Gaza potesse essere commesso un genocidio. La formulazione era però più prudente di quella adottata pochi giorni dopo dal politico newyorkese. Il documento parlava esplicitamente della «possibilità» del crimine e indicava dichiarazioni di esponenti israeliani, bombardamenti e restrizioni imposte alla Striscia come segnali che richiedevano un allarme immediato.

La distinzione è importante. Avvertire dell’esistenza di un rischio e affermare che un genocidio sia già in corso sono proposizioni diverse, soprattutto considerando la definizione particolarmente rigorosa prevista dalla Convenzione del 1948, che richiede l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso.

Il dibattito successivo sulla guerra di Gaza ha prodotto una mole enorme di materiale, accuse, indagini e controversie giuridiche. La Corte internazionale di giustizia è stata investita del procedimento promosso dal Sudafrica contro Israele e la qualificazione giuridica della condotta israeliana è diventata una delle questioni più controverse della guerra.

La cronologia dell’ottobre 2023 permette però di isolare un fenomeno precedente a tutto questo. La parola «genocidio» entrò nel linguaggio politico e militante quasi immediatamente dopo il 7 ottobre, quando la guerra destinata a fornire negli anni successivi gli argomenti dell’accusa era appena cominciata.

Mamdani rappresenta un caso particolarmente significativo perché allora era già un rappresentante eletto e oggi guida New York, la città con la più grande popolazione ebraica fuori da Israele. Le sue posizioni sulla questione palestinese erano del resto consolidate ben prima del 7 ottobre. Il Democratic Socialists of America aveva indicato proprio una sua iniziativa, la campagna Not On Our Dime contro il finanziamento statunitense ad alcune organizzazioni legate agli insediamenti israeliani, come esempio dell’azione politica da intraprendere contro Israele.

La discussione sulla condotta della guerra a Gaza resta aperta e le valutazioni formulate negli anni successivi devono essere esaminate sulla base delle prove emerse nel frattempo. Proprio per questo le date dell’ottobre 2023 hanno un peso particolare. Il 13 ottobre Mamdani annunciava il pericolo di genocidio. Il 20 sosteneva che fosse già in corso. Il 27 iniziava l’offensiva terrestre israeliana su larga scala. Prima che gran parte dei fatti sui quali si sarebbe costruita la controversia mondiale intorno a Gaza fosse avvenuta, una delle accuse più gravi previste dal diritto internazionale era dunque già entrata nel vocabolario della battaglia politica americana.