Quasi un britannico su due vorrebbe ridurre l’immigrazione da Israele o impedirla del tutto. È uno dei risultati più sorprendenti del nuovo grande sondaggio YouGov sull’immigrazione nel Regno Unito, che colloca gli israeliani fra i gruppi nazionali meno desiderati, preceduti soltanto da russi, pakistani e nigeriani. Rispetto a dieci anni fa, la quota di chi vuole limitare o azzerare gli arrivi da Israele è cresciuta di otto punti percentuali.
Il dato va inserito in un Paese nel quale l’immigrazione è tornata al centro dello scontro politico. Il 69 per cento degli intervistati ritiene che negli ultimi dieci anni gli arrivi siano stati eccessivi e il 43 per cento considera l’immigrazione prevalentemente dannosa per il Regno Unito, contro il 33 per cento registrato nel 2016. Il cambiamento riguarda persino gli elettori che al referendum sulla Brexit votarono per rimanere nell’Unione Europea.
Dentro questo clima generale, tuttavia, Israele costituisce un caso particolare. Il 47 per cento degli intervistati chiede meno immigrati israeliani o nessun immigrato. Peggio fanno la Russia con il 58 per cento, il Pakistan con il 52 e la Nigeria con il 48. Per Israele il risultato è identico a quello della Romania e più negativo rispetto a Egitto, India e Turchia.
Soltanto il 5 per cento dei britannici vorrebbe aumentare gli ingressi da Israele, mentre il 24 per cento manterrebbe invariati i livelli attuali. All’estremo opposto della graduatoria si trovano soprattutto Paesi culturalmente vicini alla Gran Bretagna. Irlandesi, canadesi e australiani raccolgono un consenso largamente maggioritario, seguiti da svedesi, tedeschi, giapponesi, francesi e americani.
Il confronto con il sondaggio analogo condotto nel 2016 aiuta a capire quanto la politica internazionale possa modificare la percezione di una comunità nazionale. La Russia registra il peggior deterioramento, con un aumento di tredici punti della quota di britannici contrari ai suoi immigrati, un cambiamento facilmente riconducibile alla guerra contro l’Ucraina. Israele segue con otto punti in più. YouGov collega l’evoluzione soprattutto alla guerra di Gaza e al brusco peggioramento dell’immagine dello Stato ebraico nell’opinione pubblica britannica.
Altri rilevamenti dell’istituto mostrano quanto profondo sia diventato questo cambiamento. Già alla fine del 2025 il 34 per cento dei britannici si definiva generalmente anti-Israele, mentre soltanto il 14 per cento si dichiarava filoisraeliano. Due anni dopo il massacro del 7 ottobre, appena il 12 per cento affermava di provare maggiore simpatia per la parte israeliana nel conflitto, contro il 38 per cento schierato maggiormente con quella palestinese.
La scomposizione del nuovo sondaggio per appartenenza politica offre però il dato forse più significativo. Gli elettori di Reform UK guidano l’opposizione agli arrivi da Israele, con il 53 per cento. In questo caso pesa l’orientamento fortemente restrittivo del partito di Nigel Farage verso quasi tutta l’immigrazione. Gli stessi elettori sono infatti assai più ostili agli ingressi da Pakistan, Egitto, Nigeria, Romania e Turchia.
Molto diverso è il caso dei Verdi. Il 52 per cento dei loro sostenitori vuole ridurre o bloccare l’immigrazione israeliana, benché proprio l’elettorato Green risulti il più disponibile verso gli immigrati provenienti dalla grande maggioranza degli altri Paesi esaminati. Anche fra i laburisti la percentuale raggiunge il 48 per cento, davanti ai conservatori, fermi al 45, e ai liberal-democratici, al 41. Il precedente sondaggio YouGov aveva già mostrato una particolarità analoga: il 60 per cento degli elettori Green del 2024 si definiva anti-Israele, una percentuale nettamente superiore a quella degli altri principali elettorati britannici.
È qui che il risultato assume un significato che supera il dibattito sull’immigrazione. Fra gli elettori della destra populista l’israeliano viene coinvolto in una diffidenza generale verso chi arriva dall’estero; in una parte consistente della sinistra progressista riceve invece un trattamento particolarmente severo proprio mentre prevale un atteggiamento molto più aperto verso gli altri immigrati.
Il sondaggio misura opinioni sull’ingresso di cittadini israeliani e sarebbe scorretto trasformarlo automaticamente in una rilevazione sull’antisemitismo. Registra però qualcosa di politicamente rilevante: la crescente impopolarità di Israele sta trasferendosi dal giudizio sul suo governo e sulla guerra di Gaza alle persone che possiedono un passaporto israeliano. Dieci anni fa quella distanza era sensibilmente minore. Oggi, nel Regno Unito, dire da quale Paese si proviene può bastare a cambiare radicalmente la risposta alla domanda se si sia benvenuti.