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Crimini d’odio. Per Fbi, ebrei bersaglio del 63%

I nuovi dati dell’FBI registrano 1.528 episodi antiebraici nel 2025. Gli ebrei rappresentano circa il 2 per cento della popolazione americana

Alessandro Carmi

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Crimini d’odio. Per Fbi, ebrei bersaglio del 63%

Gli ebrei rappresentano circa il 2 per cento della popolazione degli Stati Uniti e nel 2025 sono stati il bersaglio del 63 per cento di tutti i crimini d’odio motivati dalla religione registrati nel Paese. È il dato più impressionante che emerge dalle nuove statistiche dell’FBI, pubblicate questa settimana, che collocano il 2025 al terzo posto tra gli anni con il maggior numero di crimini antiebraici mai censiti dalle autorità federali americane.

Gli episodi segnalati sono stati 1.528, su un totale di 2.408 crimini d’odio a sfondo religioso. Il numero è diminuito rispetto al record di 1.938 raggiunto nel 2024, con una flessione del 21,2 per cento, e rimane tuttavia su livelli eccezionalmente elevati rispetto al periodo precedente al 7 ottobre 2023. Considerando tutte le motivazioni, dall’origine etnica all’orientamento sessuale, gli episodi contro gli ebrei costituiscono da soli il 14 per cento dei crimini d’odio registrati negli Stati Uniti.

Il confronto con le altre minoranze religiose rende ancora più evidente la sproporzione. Nel 2025 l’FBI ha censito 233 episodi contro musulmani, pari a circa il 9 per cento dei crimini motivati dalla religione. Gli episodi classificati come anti-arabi, che rientrano invece nella categoria relativa a razza, etnia e origine, sono stati 130.

La maggior parte dei reati antiebraici ha riguardato beni e proprietà. Su 1.685 singoli reati riconducibili ai 1.528 episodi censiti, 920 sono stati casi di distruzione, danneggiamento o vandalismo, spesso contro sinagoghe, istituzioni e luoghi identificabili attraverso simboli ebraici. L’FBI ha inoltre registrato 505 episodi di intimidazione e 162 aggressioni, delle quali 50 aggravate e 112 semplici.

Il bilancio comprende anche tre omicidi classificati come antiebraici. Tra gli episodi più gravi del 2025 figura l’uccisione di Yaron Lischinsky e Sarah Milgrim, due giovani dipendenti dell’ambasciata israeliana assassinati il 21 maggio all’uscita di un evento organizzato al Capital Jewish Museum di Washington. Il duplice omicidio, che provocò una vasta reazione negli Stati Uniti e in Israele, è diventato uno dei simboli della trasformazione dell’odio antiebraico in violenza fisica.

Il quadro appare ancora più significativo se confrontato con l’andamento generale della criminalità americana. Nel 2025 gli episodi complessivi classificati come crimini d’odio sono scesi da 11.679 a 10.881. Anche i principali indicatori della criminalità violenta hanno registrato una marcata diminuzione. L’antisemitismo segue dunque una dinamica propria, con una riduzione rispetto all’anno record precedente che lascia comunque i valori su livelli storicamente altissimi.

Un limite delle statistiche federali riguarda la raccolta dei dati. Nel 2025 hanno partecipato al sistema dell’FBI 16.791 agenzie di polizia, pari all’85,9 per cento di quelle aderenti al programma. La copertura è migliorata rispetto all’anno precedente, quando la percentuale era dell’84,9 per cento, e restano aree nelle quali la rilevazione è incompleta. Le cifre ufficiali vanno quindi considerate come il numero degli episodi effettivamente denunciati, identificati come crimini d’odio e trasmessi all’FBI.

Anche l’Anti-Defamation League rileva una diminuzione rispetto al 2024, accompagnata da numeri che rimangono estremamente elevati. Il suo monitoraggio, che utilizza criteri differenti da quelli dell’FBI e comprende anche episodi che non costituiscono necessariamente reato, ha documentato 6.274 incidenti antisemiti negli Stati Uniti durante il 2025, il 33 per cento in meno rispetto all’anno precedente e ancora il terzo valore più alto da quando l’organizzazione ha iniziato a raccogliere questi dati nel 1979.

Jonathan Greenblatt, amministratore delegato dell’ADL, ha invitato l’amministrazione Trump e il Congresso a rafforzare la risposta federale, ricordando che dietro le statistiche ci sono persone aggredite o intimidite perché ebree. L’organizzazione chiede inoltre una maggiore uniformità nella raccolta delle informazioni da parte delle forze di polizia locali.

La diminuzione rispetto al picco del 2024 costituisce certamente un segnale da registrare. Il dato strutturale resta però quello del 63 per cento. In un Paese di oltre 340 milioni di abitanti, una comunità che rappresenta all’incirca un cinquantesimo della popolazione continua a concentrare quasi due terzi dei crimini d’odio legati alla religione. È questa sproporzione, più ancora del confronto tra un anno e l’altro, a descrivere la dimensione dell’antisemitismo negli Stati Uniti.