In questi giorni di estate bruciante, una sindaca italiana si è trovata a celebrare un evento di straordinario significato per la sua città. La data è l’11 agosto, la città è il capoluogo toscano, la sindaca è Sara Funaro, che ha ricordato l’82° anniversario dell’inizio della Liberazione del 1944, quando i partigiani, d’accordo con il comando anglo-americano, entrarono a Firenze a snidare i franchi tiratori fascisti, lasciati dai tedeschi che si erano attestati al di là del Mugnone.
Le parole della prima cittadina offrono motivi di riflessione e di disagio agli stessi fiorentini, che vanno oltre l’occasione contingente. In una cerimonia dedicata alla Liberazione di Firenze dal nazifascismo, non è chiaro perché Funaro abbia scelto di riservare ampio spazio al conflitto mediorientale in corso, permettendosi di parlare di «massacro del popolo palestinese». Non esiste alcun dato certo sul numero dei morti arabi e sono state diffuse molte menzogne sull’argomento; inoltre non esiste alcun nesso storico che giustifichi un intervento così dettagliato sulla guerra in corso nel Medio Oriente, mentre la sindaca si trova in Piazza della Signoria di fronte ad autorità civili e militari che si aspettano ben altro da lei. E, quindi, non si capisce perchè Funaro ha deciso di portare quel conflitto all’interno di una cerimonia – profondamente sentita, idealizzata e condivisa da parte dei suoi concittadini – che dovrebbe esaltare lo straordinario ruolo dei partigiani, i quali non richiedono comparazioni o parallelismi di nessun genere.
E ancora: perché schierarsi con una sola parte del conflitto arabo-israeliano? Perché, nel discorso non è stata usata neppure una parola sul 7 ottobre 2023, in merito ai 1200 corpi israeliani, civili e militari, che sono rimasti senza vita e straziati e violentati in un solo giorno, sui 251 ostaggi trasportati selvaggiamente a Gaza, sul trauma, sull’angoscia, sulla insicurezza che da quel giorno hanno investito tutte le comunità ebraiche nel mondo, mentre veniva «massacrato il popolo israeliano»?
È questa la memoria che Firenze vuole trasmettere nel giorno della Liberazione? Se la sindaca sceglie di collegare l’attualità israelo-palestinese alla memoria della lotta contro il nazifascismo, allora è opportuno ricordare tutta la storia.
Occorre dire che Hamas non è uno Stato, non è una Nazione, ma è un gruppo terroristico, che ha terrorizzato i palestinesi per primi, e da anni li usa come scudi umani. Hamas è costituito da aguzzini, i quali dichiarano esplicitamente, nel loro statuto, che il loro obiettivo prioritario è la cancellazione dello Stato di Israele, non la creazione di uno Stato palestinese. Lo sanno che non occorre molto tempo per distruggerlo, visto che è piccolo come la Toscana.
Quando Sara Funaro parla di partigiani, allora sarebbe opportuno ricordare la Brigata Ebraica, composta da migliaia di volontari ebrei provenienti dalla Palestina mandataria, che combatté in Italia al fianco degli Alleati. E occorre memorizzare anche una pagina certamente meno citata: quella di Amin al-Husseini, Gran Muftì di Gerusalemme, che collaborò con la Germania nazista e l’Italia fascista, incontrò Hitler a Berlino nel 1941 e svolse propaganda antiebraica e attività a sostegno dell’Asse, reclutando “volontari” islamici per le unità delle Waffen-SS.
Per concludere, noi autori di questo testo – che siamo un gruppo di ebrei fiorentini – potremmo dire alla sindaca che la memoria della Liberazione non è una bandiera da sventolare contro qualcuno. È un patrimonio comune. E se davvero vogliamo che la storia insegni qualcosa, dobbiamo avere il coraggio di ricordarla tutta nella ricorrenza dell’11 agosto: il nazifascismo, la Shoah, la Resistenza, la Brigata Ebraica, l’antigiudaismo, le persecuzioni di ieri e di oggi, il terrorismo di Hamas, Hezbollah, Iran e le vittime di ogni popolo. Non esistono vittime più degne di compassione rispetto ad altre. Non si può chiedere memoria per una parte e usare il silenzio per l’altra.