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Paramount accusa Mark Ruffalo di antisemitismo

Lo scontro sul maxi-accordo con Warner Bros. Discovery si sposta su Israele dopo le accuse dell’attore contro Oracle e la famiglia Ellison

Paolo Montesi

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Paramount accusa Mark Ruffalo di antisemitismo

Lo scontro sulla maxi-acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount Skydance ha ormai superato i confini della finanza e dell’industria cinematografica. Mark Ruffalo, tra le star più note dell’universo Marvel e da anni apertamente schierato contro Israele, ha chiamato in causa i rapporti tra Oracle e lo Stato ebraico, provocando una reazione insolitamente dura di Paramount, che ha accusato l’attore di ricorrere a immagini e argomenti antisemiti.

Ruffalo, che da mesi contesta l’operazione guidata da David Ellison, ha condiviso con i suoi oltre venti milioni di follower su Instagram un vecchio filmato di Safra Catz , israeliana-americana, per molti anni amministratrice delegata di Oracle, oggi vicepresidente esecutiva della società e membro del consiglio di amministrazione di Paramount. Nel video, registrato dopo il massacro del 7 ottobre 2023 durante un evento dell’Israeli-American Council, Catz spiegava che Oracle aveva messo alcune proprie tecnologie a disposizione di Israele e delle sue forze armate.

Ruffalo ha collegato quelle dichiarazioni alla famiglia Ellison, sostenendo che Oracle, fondata da Larry Ellison, costituisca uno dei pilastri finanziari dell’operazione con cui il figlio David punta a incorporare Warner Bros. Discovery. L’attore ha descritto Larry Ellison come un “oligarca classico” e ha accusato Catz di mostrare compiacimento verso ciò che lui definisce il “genocidio” di Gaza e un sistema di “apartheid” sostenuto dalla tecnologia di Oracle.

A quel punto Paramount ha deciso di intervenire pubblicamente. Un portavoce ha dichiarato che la società considera preoccupante il ricorso a “tropi antisemiti” all’interno di una disputa commerciale e ha respinto l’uso dei termini genocidio e apartheid riferiti all’operazione societaria. Secondo Paramount, l’intervento di Ruffalo avrebbe inoltre fatto emergere le reali motivazioni di almeno una parte dell’opposizione all’acquisizione.

Il passaggio è particolarmente significativo perché Ruffalo aveva finora concentrato molte delle proprie critiche sui possibili effetti economici dell’accordo. Ha partecipato alle iniziative contro l’operazione insieme ad altri esponenti di Hollywood, denunciando rischi per l’occupazione, una maggiore concentrazione del mercato e un ridimensionamento della produzione cinematografica e televisiva. La transazione, valutata intorno ai 110 miliardi di dollari, ha già ottenuto le autorizzazioni richieste in numerosi paesi, mentre negli Stati Uniti resta esposta a una causa antitrust avviata da dodici Stati, guidati dalla California.

L’introduzione di Israele nello scontro segna dunque un cambio di registro. Ruffalo ha una lunga storia di interventi sul conflitto israelo-palestinese. Già nel 2020 aveva parlato di apartheid, mentre nel 2021 accusò Israele di genocidio durante i combattimenti con Hamas, salvo ritirare successivamente quella definizione e riconoscere pubblicamente che era inesatta e poteva alimentare l’antisemitismo.

Dopo il 7 ottobre le sue posizioni si sono nuovamente irrigidite. Ruffalo ha aderito alla campagna Artists4Ceasefire, si è presentato agli Oscar del 2024 con la spilla rossa del movimento e ha sostenuto iniziative per interrompere le forniture di armi statunitensi a Israele. In seguito si è unito anche all’appello di numerosi esponenti del cinema che chiedeva di evitare collaborazioni con istituzioni cinematografiche israeliane giudicate complici delle politiche del governo.

Paramount aveva già preso posizione contro quel boicottaggio e il nuovo scontro rende ancora più esplicita una frattura che attraversa Hollywood da quasi tre anni. Alla discussione sulla guerra di Gaza si sono progressivamente sovrapposte accuse rivolte a singoli artisti, studios, produttori e finanziatori, mentre il confine tra critica politica, boicottaggio di Israele e ricorso a stereotipi antisemiti è diventato uno dei terreni di conflitto più accesi dell’industria culturale americana.

Nel caso Ruffalo, Paramount individua il problema nel collegamento costruito tra l’origine israeliana di Catz, il sostegno di Oracle a Israele, la ricchezza degli Ellison e il presunto controllo futuro di uno dei maggiori gruppi mediatici del mondo. L’attore, al contrario, sostiene di denunciare una concentrazione di potere economico e tecnologico che considera pericolosa.

La battaglia per Warner Bros. Discovery proseguirà nei tribunali e davanti alle autorità antitrust. Quella combattuta intorno a Israele, invece, sembra destinata a durare assai più a lungo dell’acquisizione che l’ha fatta esplodere.