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Usa, gli insegnanti ebrei costretti al silenzio nei sindacati

Un rapporto dell’Anti-Defamation League rivela che quasi tre docenti ebrei su quattro evitano di esprimersi negli ambienti sindacali per timore di conseguenze professionali o reputazionali. Insulti antisionisti, giustificazioni del 7 ottobre ed esclusioni dalle attività

Francesca Musacchio

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Usa, gli insegnanti ebrei costretti al silenzio nei sindacati

Quasi tre insegnanti ebrei su quattro si autocensurano negli ambienti sindacali degli Stati Uniti. Il 73,6 per cento evita di esprimersi per paura delle conseguenze professionali o reputazionali. E il 47,6 per cento ha già ridotto la propria partecipazione alle attività del sindacato. Sono i dati del rapporto «Antisemitism in U.S. Teachers Unions», pubblicato dall’Anti-Defamation League.

Il sindacato dovrebbe proteggere chi lavora, ma per molti docenti ebrei intervistati dall’ADL è diventato invece il luogo nel quale nascondere una parte della propria identità. Il 51,8 per cento afferma di avere assistito alla minimizzazione o alla negazione delle atrocità commesse da Hamas il 7 ottobre 2023. Il 48,9 per cento ha sentito usare la parola «sionista» come insulto, mentre il 43,7 per cento ha visto partecipare a eventi sindacali relatori che giustificavano la violenza contro gli ebrei o contro Israele. Il 36,8 per cento ha segnalato giustificazioni dell’attacco di Hamas e il 27,4 per cento ha ascoltato paragoni tra ebrei, sionisti e nazisti.

L’ostilità attraverserebbe riunioni, corsi di formazione, conferenze e social network. Alcuni intervistati raccontano di avere smesso di indossare la Stella di David. Altri sostengono di essere stati chiamati «sionisti genocidi», isolati dai colleghi o invitati a non parlare di antisemitismo. Un docente riferisce che il suo sindacato avrebbe addirittura promosso materiale didattico nel quale veniva elogiato il «Diluvio di Al-Aqsa», il nome dato da Hamas all’attacco del 7 ottobre, e celebrati i cosiddetti martiri.

L’esclusione passerebbe anche dal calendario. Il 51,4 per cento segnala riunioni e votazioni fissate durante lo Shabbat o le festività ebraiche, quando gli iscritti osservanti non possono partecipare. Tra coloro che hanno portato le contestazioni ai vertici, il 69,1 per cento si dichiara completamente insoddisfatto. Nessuno ha risposto di essere pienamente soddisfatto.

Jonathan Greenblatt, amministratore delegato e direttore nazionale dell’ADL, parla di un «fallimento strutturale e culturale», non dell’opera di pochi militanti. Il rapporto raccoglie le risposte di 307 iscritti ebrei a organizzazioni sindacali in 24 Stati, quasi tutti impiegati nella scuola pubblica. Il campione è stato formato attraverso le reti dell’ADL con il metodo “snowball”, un campionamento a catena nel quale i partecipanti segnalano altri potenziali intervistati. I risultati, dunque, descrivono le esperienze degli appartenenti al campione e non possono essere considerati statisticamente rappresentativi dell’intera popolazione degli insegnanti ebrei americani.

Ma questi dati hanno un precedente. Nel gennaio scorso, uno studio di StandWithUs – organizzazione internazionale filoisraeliana impegnata nell’educazione e nel contrasto all’antisemitismo – aveva interrogato 584 educatori ebrei. Il 61,6 per cento dichiarava di avere vissuto o osservato antisemitismo sul lavoro. Il 45,5 per cento indicava come origine proprio i sindacati.

Tra quanti frequentavano corsi obbligatori contro i pregiudizi, soltanto uno su dieci riferiva che nei corsi veniva affrontato anche l’odio contro gli ebrei. Nel 2025 i delegati della National Education Association, il maggiore sindacato americano degli insegnanti, votarono per interrompere l’impiego dei materiali dell’ADL, compresi quelli sull’antisemitismo e sulla Shoah. Il comitato esecutivo respinse poi la decisione dopo l’appello di quasi quattrocento organizzazioni ebraiche.

Adesso l’ADL chiede ai sindacati di condannare le intimidazioni e di applicare agli ebrei le tutele riconosciute agli altri gruppi. Intanto, alcuni docenti hanno smesso di partecipare alle riunioni, altri hanno rinunciato agli incarichi. E qualcuno ha tolto la Stella di David prima di entrare nel luogo che avrebbe dovuto rappresentarlo.