Home > In evidenza > Polonia, Braun incriminato per negazionismo

Polonia, Braun incriminato per negazionismo

Il leader dell’estrema destra definì «un falso» le camere a gas di Auschwitz. Il suo partito sfiora ormai il 10 per cento nei sondaggi

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 4 min
Polonia, Braun incriminato per negazionismo

Grzegorz Braun, eurodeputato polacco e leader di una formazione di estrema destra che i sondaggi collocano ormai attorno al 10 per cento, è stato formalmente accusato dalla procura polacca di negazione dei crimini nazisti. Il procedimento riguarda alcune dichiarazioni pronunciate nel luglio 2025, quando Braun mise in discussione l’esistenza e l’utilizzo delle camere a gas ad Auschwitz-Birkenau, arrivando a definire «un falso» ciò che avvenne nel campo di sterminio.

Il 25 agosto il procuratore della Commissione per il perseguimento dei crimini contro la nazione polacca, organismo dell’Istituto della memoria nazionale, gli ha contestato pubblicamente la negazione, contraria ai fatti storicamente accertati, del genocidio compiuto dalla Germania nazista. Braun si è dichiarato innocente, senza contestare di avere pronunciato le frasi che gli vengono attribuite. La legge polacca prevede per questo reato una multa o una pena fino a tre anni di reclusione.

Le dichiarazioni al centro dell’inchiesta risalgono a due interventi del luglio dello scorso anno, a Jedwabne e Varsavia. Durante un’intervista a Radio Wnet, Braun affermò che «Auschwitz con le sue camere a gas è purtroppo un falso». In un’altra occasione mise in dubbio le prove sul funzionamento delle camere a gas, descrivendole come oggetto di una sorta di culto e sostenendo che quanto viene insegnato sul loro utilizzo sarebbe privo di adeguato fondamento scientifico.

Le affermazioni provocarono un’immediata reazione anche da parte del Museo statale di Auschwitz-Birkenau, che presentò una denuncia. L’apertura del procedimento incontrava però un ostacolo, perché Braun siede dal 2024 al Parlamento europeo. La procura polacca chiese quindi la revoca della sua immunità, necessaria per procedere penalmente. Il Parlamento europeo ha dato il via libera nel marzo scorso, aprendo la strada all’incriminazione.

Braun arriva a questo nuovo procedimento con una storia politica segnata da provocazioni antisemite. Nel dicembre 2023 entrò nella sala del parlamento polacco dove si stava celebrando Hanukkah, impugnò un estintore e spense le candele della menorah, riempiendo l’ambiente di polvere e colpendo anche una donna che cercava di fermarlo. L’episodio ebbe risonanza internazionale e gli costò l’espulsione dalla seduta e sanzioni parlamentari. In altre occasioni ha accusato gli ebrei di esercitare un’influenza eccessiva sulla Polonia.

Considerarlo semplicemente un provocatore ai margini della politica polacca rischia però di nascondere l’aspetto oggi più significativo del caso. Braun guida la Confederazione della Corona Polacca, KonfederacjaKoronyPolskiej, una formazione ultranazionalista, euroscettica, ostile all’Ucraina e favorevole a un riavvicinamento con Mosca, che negli ultimi mesi ha conosciuto una crescita impressionante.

Alle elezioni presidenziali del 2025 Braun ottenne oltre il 6 per cento dei voti al primo turno. Da allora il consenso della sua formazione è ulteriormente aumentato. I sondaggi dell’agosto 2026 la collocano generalmente fra il 9 e l’11 per cento, con rilevazioni che l’hanno portata al 10,5 e al 10,7 per cento. Numeri che, in vista delle elezioni parlamentari previste nel 2027, potrebbero trasformarla in una forza determinante per la formazione di una maggioranza.

È questo che conferisce all’incriminazione per negazionismo un peso politico ben diverso da quello di una vicenda giudiziaria individuale. La Polonia è il Paese nel quale la Germania nazista costruì Auschwitz-Birkenau, Treblinka, Sobibor, Bełżec, Chełmno e Majdanek e nel quale viveva, prima della Shoah, la più grande comunità ebraica d’Europa. La memoria dello sterminio occupa inevitabilmente un posto particolare nella sua vita pubblica, anche quando diventa terreno di scontro sulla responsabilità dei polacchi nelle persecuzioni degli ebrei.

Ora uno dei protagonisti emergenti della politica nazionale arriva a contestare apertamente uno dei fatti meglio documentati della Shoah. Il problema posto da Braun supera quindi il confine tra libertà di espressione e repressione penale del negazionismo. Riguarda la capacità di posizioni che fino a pochi anni fa sarebbero rimaste confinate nell’estremismo politico di conquistare un elettorato consistente.

Le elezioni del 2027 diranno fino a che punto questa crescita potrà continuare. Intanto il caso giudiziario aperto sulle camere a gas di Auschwitz mostra che l’antisemitismo di Braun convive ormai con un consenso elettorale che nessuno, nella politica polacca, può più permettersi di considerare irrilevante.