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I falsi rabbini dell’IA diffondono antisemitismo sui social

Milioni di utenti seguono personaggi inesistenti che dispensano consigli finanziari e trasformano i più antichi pregiudizi sugli ebrei in presunte confessioni dall’interno

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 4 min
I falsi rabbini dell’IA diffondono antisemitismo sui social

Hanno la barba bianca, il cappello nero, parlano con l’aria rassicurante di chi custodisce una saggezza antica e spiegano perché gli ebrei saprebbero diventare ricchi, aggirare le regole o controllare il denaro meglio degli altri. Sono rabbini perfetti, salvo un particolare. Non esistono. Volti, voci e spesso anche le loro biografie sono prodotti dell’intelligenza artificiale, mentre ciò che raccontano ripropone alcuni degli stereotipi antisemiti più antichi e resistenti.

Il fenomeno ha assunto dimensioni tali da attirare l’attenzione dell’Antisemitism Research Center del Combat Antisemitism Movement, che negli ultimi mesi ha seguito la proliferazione di questi personaggi sulle principali piattaforme. Su TikTok i ricercatori hanno individuato 49 account di falsi rabbini, capaci complessivamente di raccogliere oltre 950 mila follower e più di dieci milioni di «like». Un’altra indagine ha censito 63 canali YouTube, con oltre mezzo milione di iscritti e più di 30 milioni di visualizzazioni.

Il meccanismo è semplice e particolarmente insidioso. Il pregiudizio secondo il quale gli ebrei controllerebbero la finanza mondiale non viene più pronunciato da qualcuno che li accusa dall’esterno. È il presunto rabbino a raccontarlo, presentandolo come un segreto che finalmente decide di rivelare ai non ebrei. Lo stereotipo acquista così l’apparenza di una confessione.

Il caso più clamoroso è stato quello di «Rabbi Goldman», personaggio generato dall’intelligenza artificiale che su Instagram aveva superato 1,4 milioni di follower. Nei suoi video spiegava, tra l’altro, come gli ebrei utilizzerebbero aerei privati vuoti per evitare le tasse e prometteva di svelare i segreti finanziari della propria comunità. Dietro le presunte rivelazioni compariva anche un prodotto da acquistare, un manuale da nove dollari su come «fare e investire denaro come gli ebrei».

Meta ha rimosso l’account alla fine di marzo, dopo la pubblicazione delle prime inchieste. La cancellazione ha mostrato immediatamente i limiti della risposta. Nel giro di poco tempo sono comparsi profili sostitutivi con lo stesso personaggio e contenuti analoghi. L’intelligenza artificiale consente infatti di produrre a costi minimi nuovi volti, nuove voci e centinaia di video senza bisogno di attori, studi di registrazione o strutture organizzate.

La rete è molto più ampia di un singolo account. Le indagini hanno identificato personaggi chiamati Rabbi Rothstein, Rabbi Silverstein, Rabbi Menachem Goldberg e altri ancora. Su TikTok ricorrono formule linguistiche, immagini e sequenze quasi identiche. Secondo il Combat Antisemitism Movement, questa uniformità fa pensare almeno all’utilizzo di modelli comuni e, in alcuni casi, a una possibile produzione coordinata.

Il contenuto viene inoltre confezionato per confondersi con uno dei generi più popolari sui social, quello dei consigli sulla crescita personale e sul successo economico. Il falso rabbino può iniziare spiegando come risparmiare denaro, affrontare un fallimento o costruire una carriera. Poi introduce progressivamente l’idea che gli ebrei conoscano regole segrete, si aiutino esclusivamente fra loro, occupino posizioni decisive nell’economia e sappiano manipolare il sistema a proprio vantaggio.

È una trasformazione importante della propaganda antisemita. L’immagine caricaturale dell’ebreo dei manifesti e dei pamphlet viene sostituita da una figura apparentemente autorevole e amichevole, capace di parlare direttamente allo spettatore. L’odio perde perfino l’aspetto dell’odio e può presentarsi come educazione finanziaria, curiosità culturale o consiglio motivazionale.

A rendere il fenomeno ancora più difficile da controllare intervengono gli algoritmi. Contenuti brevi, provocatori e costruiti intorno alla promessa di rivelare qualcosa di proibito generano commenti e condivisioni, aumentando le probabilità di essere raccomandati ad altri utenti. La ripetizione completa il lavoro. Se decine di personaggi apparentemente differenti raccontano la stessa cosa, ciò che inizialmente sembra assurdo può finire per apparire plausibile.

L’intelligenza artificiale non ha inventato nessuno di questi pregiudizi. L’associazione fra ebrei, denaro e potere precede di secoli l’esistenza di Internet. La novità riguarda la possibilità di fabbricare in pochi minuti un testimone inesistente che li confermi, dargli un volto credibile e metterlo davanti a milioni di persone.

È probabilmente questo l’aspetto più inquietante dei falsi rabbini. La propaganda ha sempre avuto bisogno di qualcuno che la producesse e di qualcuno disposto a pronunciarla. Adesso può creare da sola anche il personaggio al quale affidare la parte.