Zohran Mamdani entra da Eichler’s, storica libreria e negozio di oggetti rituali ebraici sulla 13th Avenue di Borough Park, per augurare Shanah Tovah – buon anno nuovo – alla comunità ortodossa alla vigilia di Rosh Hashanah, il capodanno ebraico. Ne esce accompagnato da una polemica che riassume bene la profondità della frattura tra il sindaco di New York e una parte consistente dell’ebraismo cittadino. A trasformare una visita istituzionale in uno scontro pubblico è Stephanie Benshimol, attivista pro-Israele e fondatrice di United Zionists, che lo affronta nel negozio accusandolo di avere contribuito al clima di ostilità verso gli ebrei.
«Fermi l’antisemitismo», gli grida, ricordando che i suoi nonni, sopravvissuti alla Shoah, si stabilirono proprio a Borough Park. Mamdani ascolta senza rispondere mentre l’attivista insiste sulle sue posizioni contro Israele e gli rimprovera di avere concentrato ripetutamente l’attenzione politica sullo Stato ebraico. Quando Benshimol viene accompagnata fuori dal negozio, la protesta prosegue sul marciapiede.
Il sindaco era arrivato a Eichler’s per incontrare esponenti della comunità, tra i quali Avi Greenstein, amministratore delegato del Borough Park Jewish Community Council, il rabbino Yaakov Landau e Hirsch Meir Traube, proprietario del negozio. Durante la visita gli sono stati mostrati gli oggetti tradizionali delle festività, un collaboratore del municipio ha suonato lo shofar e Mamdani ha ricevuto in dono del miele, simbolo dell’augurio per un anno dolce.
La scena cordiale organizzata dal municipio si è però svolta in un momento particolarmente delicato. Secondo i dati della polizia di New York, gli episodi antisemiti rappresentano oltre la metà dei crimini d’odio registrati in città e, dall’inizio dell’anno, risultano in aumento rispetto allo stesso periodo del 2025. Il dato pesa inevitabilmente su ogni rapporto tra Mamdani e una comunità che ha seguito con crescente inquietudine le sue dichiarazioni su Israele.
Il sindaco ha più volte condannato l’antisemitismo e sostiene che le sue critiche riguardino le politiche del governo israeliano. Ha inoltre aumentato gli investimenti comunali destinati alla prevenzione dei crimini d’odio e ampliato le attività dell’ufficio municipale contro l’antisemitismo. Il rapporto politico con Israele resta tuttavia uno dei suoi punti più controversi.
Mamdani ha definito Benjamin Netanyahu un criminale di guerra e durante la sua ascesa politica aveva promesso di far eseguire a New York il mandato d’arresto emesso dalla Corte penale internazionale contro il primo ministro israeliano. Da sindaco ha poi riconosciuto che il municipio non possiede l’autorità giuridica autonoma per procedere a un arresto di questo genere, che coinvolgerebbe invece le competenze federali. Il tema continua comunque a pesare sui rapporti con numerose organizzazioni ebraiche.
Proprio nei giorni precedenti alla visita di Borough Park, Mamdani aveva incontrato privatamente alcuni rabbini per discutere dell’aumento degli episodi antisemiti e della sicurezza della comunità. Il passaggio da Eichler’s rientrava nello stesso tentativo di dialogo, rivolto questa volta a uno dei quartieri più densamente ebraici degli Stati Uniti.
La reazione dentro il negozio mostra quanto il percorso rimanga complicato. Anche Menachem Gindi, dipendente di Eichler’s presente durante la protesta, ha raccontato di essersi sentito a disagio per la scena, aggiungendo tuttavia di condividere almeno in parte le preoccupazioni espresse da Benshimol.
Per Mamdani il problema politico è ormai evidente. Gli atti istituzionali contro l’antisemitismo vengono valutati insieme alle sue parole su Israele, e per molti ebrei newyorkesi le due questioni sono strettamente collegate. A Borough Park il sindaco ha portato miele e auguri per l’anno nuovo. Ha trovato davanti a sé una domanda molto più difficile, quella sulla fiducia di una comunità che continua a sentirsi sotto pressione nella propria città.