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‘Saponette incazzate’

Dal 25 aprile agli insulti antisemiti: quando la piazza della Liberazione si trasforma in un luogo di intimidazione e autoassoluzione collettiva

Emet

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Saponette incazzate

Volevo condividere con voi lettori qualche considerazione sul 25 aprile. I fatti li conoscete già. Prima considerazione. È successa una cosa pazzesca questo 25 aprile! Incredibile! Qualcuno ha osato sparare sui manifestanti con una pistola ad aria! Questo è l’argomento che quella fazione politica (non la chiamerete mica ancora sinistra, spero) ha tirato fuori da mettere sul piatto della bilancia per contrastare la miseria umana che ha sfilato nelle città italiane in questo fine settimana.

Allora diciamo una cosa. Ci preoccuperemo degli spari con pistole ad aria quando la prossima sinagoga verrà bruciata simbolicamente posizionando dei cartonati di fiamme davanti a essa. O quando chi vuole parlare all’università a favore del popolo israeliano verrà minacciato con bastoni di plastica e lingue di Menelik. Fino ad allora questo virus che ha invaso il corpo della sinistra non può permettersi di dire nulla. Deve chinare il capo e dire, non una, ma 100 volte che apostrofare la Brigata Ebraica come “saponette mancate” non è semplicemente un errore. È una bestialità da sub-umani moralmente sottosviluppati. Quando qualcuno a sinistra dirà esattamente queste parole (non qualcosa di simile, intendo proprio quelle che ho scritto io) allora noi gli restituiremo un briciolo di dignità e potremo essere disposti non dico a votarlo, ma almeno ad ascoltarlo.

Altra considerazione: c’è stato qualche genio che si è inventato che la presenza di bandiere israeliane e americane era una provocazione. Non lo era. La prima era la bandiera dello Stato che ha raccolto i superstiti dell’Olocausto (si festeggia la liberazione dai regimi che lo hanno messo in atto, sistematicamente, scientificamente, con metodo), la seconda è la bandiera che rappresenta quelle centinaia di migliaia di persone che hanno attraversato l’Atlantico e hanno perso la vita per venire a liberarci da noi stessi.

Terza considerazione. Chiunque sia stato a dire questa meravigliosa corbelleria sulle bandiere, cosa vogliamo dirgli? C’era lui in quel periodo? Ne ha visti lui di americani da quelle parti? E se ci fosse stato cosa avrebbe pensato? Gli sarebbe piaciuta la bandiera americana quel giorno? Noi crediamo di sì. E allora se lo ricordi e stia zitto, anche se dice di essere un partigiano. Stia muto e sia grato a quella bandiera. Almeno nel giorno del 25 aprile. E anche se invece qualche VERO partigiano, qualcuno che la liberazione l’ha vissuta in prima persona, avesse mai detto che la bandiera israeliana è una provocazione vi dirò, guardate, noi possiamo anche capirlo questo signore, umanamente. Perché pur essendo STATO un partigiano rimane pur sempre un uomo. È passato il tempo e si è accasato. Mentalmente. Capita.
La scintilla che lo ha giustamente animato tempo fa ora è spenta. Il fascismo, quello vero, probabilmente quell’uomo non è più capace di riconoscerlo. Succede, non dobbiamo avere paura di dirlo. Il 25 aprile non festeggiamo il signor X, o i partigiani messi lì da Cossutta che non sono mai stati partigiani. Noi festeggiamo la liberazione. Cioè, per capirci, quel giorno ci serve a ricordare di tenerci pronti qualora si ripresentasse un’occasione uguale. E quel signore ha già ampiamente dimostrato che in questo non ci è più utile. Chapeau per il suo passato, onore al giovane che ERA, ma sul presente non ci siamo. Non basta essere stati partigiani, bisogna rimanere partigiani.

Quarta considerazione. Anche qualche ebreo e qualche israeliano ha detto che la bandiera israeliana era una provocazione. Ed io devo ammettere che di fronte a queste reazioni resto con l’amaro in bocca, tipico sapore di chi ha appena assaggiato un tradimento. Forse sono un romantico ma se è vero che tutte le bandiere raccontano una storia, come si fa a negare proprio quella storia? Non avrei il coraggio di negarla io che non sono né ebreo né israeliano. Ma quanto siamo disposti a inchinarci e a strisciare pur di piacere alle moltitudini? Credo che le uniche bandiere che proprio non possano andare in piazza il 25 aprile siano: quella nazista, quella del Sol levante e quella del Regno d’Italia. Per il resto, dentro tutti. Posso capire che effettivamente la bandiera ucraina non abbia molto nesso con quella commemorazione, ma sarei anche disposto a tollerarla (non certo a reagire come la piazza ha fatto con gli ucraini). Anche se molti ucraini a quel tempo si sono schierati con Hitler.

Chi invece si porta dietro la bandiera palestinese ha scarsa memoria, dato che il Mufti di quelle parti al tempo era un fiero alleato della Germania. Ma vi dirò, tollererei anche quella, perché in fin dei conti ci sta che il giorno della liberazione sia per ogni popolo anche il giorno della sua liberazione e se i palestinesi (piegati da decenni di propaganda) la vogliono vedere così noi possiamo solo attendere che il tempo e le nuove generazioni vedano un cambiamento. Il risultato sarebbe quindi una giornata della liberazione e della libertà dove israeliani, ebrei, palestinesi e arabi sfilano insieme, addirittura in opposizione, ma in quel luogo sacro sono pacificati, perché è il giorno della libertà. Magari ognuno un po’ ingrugnito, ma tutti disposti alla neutralità, in nome del valore della libertà. Quello sì che sarebbe un risultato. Ma a sinistra c’è chi si è messo in mente che la data è sua, la strada è sua, lo spazio è suo e se qualcuno non gli va a genio, violenza (è un indizio di qualcosa?).

E qui arriva la mia ultima considerazione. Ma perché continuiamo ad andare in questi luoghi con questa gente? Perché acconsentiamo a che la Brigata Ebraica venga insultata così ed insieme ad essa tutto il popolo ebreo? Perché ci prestiamo ancora a questo schifo? Non ci siamo accorti in questi anni che la sinistra non esiste più? Che al suo posto c’è un grumo marcescente di rabbia e livore?

Lasciamo loro la piazza, la strada, la sfilata. Teniamoci la data. Tanto noi sappiamo. Noi ricordiamo lo stesso. Non c’è bisogno per forza di camminare da Piazza X a Largo Y per tributare onore a chi ci ha liberati, se il prezzo da pagare sono gli insulti agli ebrei. Lasciamoli soli in questo squallido circo. Piantiamola di fare da controfigure a queste persone che non sanno quello che dicono, non controllano e non pesano i propri pensieri, le proprie parole e le proprie azioni e si perdonano tutto perché loro sono i “buoni”. Sì, lasciamoli andare da soli in piazza. Ma attenzione. Possiamo lasciare a questa gente solo quelle poche ore. Perché quei pochi superstiti ancora in vita non siano dileggiati in quel modo. Solo una mattina, un pomeriggio, una giornata. Teniamoci invece il resto dell’anno per la nostra liberazione, per la nostra libertà. Quando di nuovo gli ebrei e tutti coloro che vogliono esprimere un’idea che non piace a quei signori dovessero essere minacciati e messi in pericolo, ebbene quel giorno sarà il nostro 25 aprile. E lì, sono sicuro che la Brigata Ebraica non solo sarà bene accolta, ma avrà anche qualche consiglio da darci.


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