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Richard Wagner, l’antisemitismo che divide ancora

Dalle invettive contro gli ebrei al culto nazista, fino alle polemiche in Israele, il rapporto fra il genio musicale di Wagner e il suo antisemitismo resta una ferita aperta

Josef Oskar

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Richard Wagner, l'antisemitismo che divide ancora
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Una recensione pubblicata sul Daily Telegraph del libro Wagner: The Invention of a Monster di Derek Hughes, presentato il 30 luglio scorso, mi ha indotto a intervenire su questo argomento, anche perché la figura di Richard Wagner (1813-1883) è ormai diventata, dalla fine della Seconda guerra mondiale, un vero e proprio rompicapo.

Nel 1839, all’età di 26 anni, Richard Wagner si trasferisce per la prima volta a Parigi. Ci resta per circa tre anni, fino al 1842. Il soggiorno parigino sarà un periodo di povertà e privazioni in una capitale francese musicalmente dominata da due compositori ebrei, il tedesco Giacomo Meyerbeer (1791-1864) e il francese Fromental Halévy (1799-1862). Wagner attraversa un periodo di profonde frustrazioni, incapace di conquistare l’attenzione del pubblico francese. Il deludente soggiorno parigino avrà un’influenza determinante sulla forma mentis del giovane Richard.

Verso la fine degli anni Quaranta dell’Ottocento stringe amicizia con l’anarchico russo Michail Bakunin. Insieme partecipano all’insurrezione di Dresda del 1849. Ricercato dalle autorità sassoni, Wagner si rifugia in Svizzera, dove vive in esilio.

Nel 1850 pubblica anonimamente il suo tristemente celebre scritto Das Judentum in der Musik (L’ebraismo nella musica). In questo pamphlet Wagner esprime un antisemitismo nuovo, di tipo «culturale ed etico». Il suo rancore deriva dal successo, per lui frustrante, dei due compositori di origine ebraica Meyerbeer e Mendelssohn. Nell’edizione del 1869, ripubblicata questa volta con il proprio nome, evoca per la comunità ebraica l’annullamento o la rovina, in tedesco Untergang. Sicuramente Wagner non immaginava quali conseguenze avrebbe avuto questo termine nel Novecento. La combinazione di teatro e musica fa di Wagner un potente diffusore dell’antisemitismo. L’eredità intellettuale del compositore ha fatto di lui un simbolo particolarmente funzionale all’ideologia nazionalsocialista.

Le frustrazioni artistiche di Adolf Hitler, mezzo secolo più tardi, presentano sorprendenti analogie con quelle vissute da Wagner a Parigi, questa volta nel campo della pittura. Hitler serberà rancore per essere stato un talento incompreso. Per tutta la vita esprimerà la sua predilezione per l’opera del musicista, fino ad affermare che «ogni nazionalsocialista che si rispetti deve conoscere Wagner». Il compositore di Lipsia è convinto che la civiltà abbia costretto l’anima umana a porre dei limiti ai propri istinti naturali, riportati alla superficie dalla sua musica. In alcune opere, per esempio, Wagner rappresenta rapporti incestuosi*, esplorando le zone più oscure della psiche.

Alfred Einstein, il grande critico musicale**, guardava con forte sospetto alla distruzione delle forme classiche operata dal dramma wagneriano. Pur ammirandone la straordinaria inventiva combinatoria e armonica, considerava la mancanza di una struttura architettonica pura e la dilatazione della linea melodica (la cosiddetta melodia infinita) come sintomi di decadenza estetica, che anteponevano l’effetto emotivo e teatrale alla purezza costruttiva della musica assoluta.

Si può citare anche il grande compositore Piotr Il’ič Čajkovskij che, oltre a essere stato uno dei maggiori musicisti del suo tempo, svolse anche attività di critico musicale. In un suo saggio*** del 1872 recensisce la Terza Sinfonia di Felix Mendelssohn. Scrive:

«Ed è proprio contro questo grazioso compositore (riferito a Mendelssohn), così attraente per il pubblico, che Wagner scaglia le sue frecce avvelenate nei suoi scritti critici, rimproverandogli con particolare accanimento l’appartenenza alla razza ebraica! In effetti, questo ebreo di grande talento avrebbe dovuto vergognarsi per aver deliziato l’umanità, con così insidiosa malizia, con le sue opere strumentali invece di cullarla nel sonno con la coscienziosità tedesca, come Wagner è riuscito a fare con le sue opere liriche lunghe, difficili, rumorose e spesso insopportabilmente noiose!» Il giudizio di Čajkovskij sulla musica di Wagner è, come si vede, spietato.

Gli ammiratori di Wagner cercano in tutti i modi di ridimensionare il suo antisemitismo, sostenendo, tra l’altro, che egli impiegava molti collaboratori di origine ebraica. È vero. Alex Ross**** osserva tuttavia che il compositore umiliava sistematicamente i propri subalterni. Ross descrive la cerchia di Wagner come un ambiente in cui i collaboratori ebrei, tra cui il pianista Joseph Rubinstein e l’impresario Angelo Neumann, erano costretti a sopportare le continue manifestazioni di antisemitismo del loro «Maestro».

Per venire ai giorni nostri, nel 2023 il comune di Lucerna avviò un’iniziativa dedicata ai diversi aspetti della vita del compositore, che aveva soggiornato nella città svizzera dal 1866 al 1872, componendovi alcune delle sue opere più note. In seguito alle obiezioni di alcuni esponenti politici locali sul passato antisemita di Wagner, il comune affidò allo storico Patrik Süess il compito di redigere un rapporto sulla condotta del compositore tedesco. La ricerca, resa pubblica nel 2026, conclude che Wagner era inequivocabilmente antisemita. Diversi celebri direttori d’orchestra ebrei, tra cui Leonard Bernstein e Daniel Barenboim, hanno sostenuto la necessità di distinguere la musica dalle prese di posizione antisemitiche di Richard Wagner. Con tutto il rispetto, il ragionamento va rifiutato e anzi rovesciato.


Il compositore è stato uno dei principali diffusori del «virus dell’antisemitismo»*****, un male che continua ad affliggere il popolo ebraico. S’impone perciò una ferma presa di posizione. La consuetudine israeliana di escludere le opere di Wagner dai programmi concertistici è perfettamente coerente con la lotta contro questo male antico. E se prendiamo per buona l’opinione di Čajkovskij, forse non si tratta poi di un così grande sacrificio.


Note dell’autore
Tra le fonti consultate per questo articolo segnalo in particolare un breve saggio di Bryan Magee, Aspects of Wagner, Oxford University Press. Si tratta di uno straordinario esempio di come gli anglosassoni riescano a dire tanto con la massima stringatezza.
* * Per esempio, Siegmund e Sieglinde, fratello e sorella, nella Valchiria.
* ** Alfred Einstein, critico musicale della prima metà del Novecento, formatosi sui canoni della chiarezza e dell’equilibrio formale, era uno dei massimi esperti di Mozart e del madrigale italiano.
* *** Saggio TH270 di Čajkovskij, intitolato Il terzo e quarto concerto sinfonico della Società Musicale Russa. L’opera italiana, pubblicato sul giornale moscovita Russkie Vedomosti.
* **** Alex Ross, critico musicale del New York Times e del New Yorker, autore, tra l’altro, di due importanti libri, Il resto è rumore e Wagnerismi.
***** Per citare Jonathan Sacks, già rabbino capo delle Congregazioni ebraiche unite del Commonwealth.