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Ebrei che odiano sé stessi

Da Theodor Lessing all’Italia di oggi, il bisogno di approvazione e il rischio di rinnegare la propria identità

Josef Oskar

Tempo di Lettura: 3 min
Ebrei che odiano sé stessi
Iimmagine generata con AI

Nel 1930, quasi un secolo fa, in tempi turbolenti come questi, il filosofo e scrittore ebreo tedesco Theodor Lessing pubblicò un saggio intitolato Der jüdische Selbsthaß (L’odio di sé ebraico). Il testo descrive come minoranze oppresse possano interiorizzare i pregiudizi e l’ostilità di cui sono bersaglio.

Alcuni intellettuali ebrei, sottoposti a un martellante antisemitismo, nel tentativo di sfuggire a questo clima asfissiante cercavano una via di fuga che consentisse loro di essere accettati da una società ostile. Lessing descrive questo atteggiamento, la fuga dall’identità, come il sintomo tragico di una minoranza oppressa che tenta, invano, di farsi accettare dalla società maggioritaria rinnegando sé stessa.

Egli esplora il tema analizzando le vite e le opere di celebri figure ebraiche tedesche del passato (tra cui Paul Rée, Otto Weininger, Arthur Trebitsch, Max Steiner e Walter Calé), che, da ebrei, avevano mostrato ostilità o svalutazione verso il proprio popolo. L’opera di Lessing è considerata oggi uno studio fondamentale dei meccanismi psicologici dell’emarginazione e dell’antisemitismo interiorizzato. Lo scrittore, dopo l’ascesa al potere di Hitler, lascia la Germania nel 1933 per rifugiarsi in Cecoslovacchia. Nel mese di agosto dello stesso anno viene ucciso da sicari nazisti; fu una delle prime vittime al di fuori della Germania per mano della furia hitleriana.

Dal ventesimo secolo passiamo all’attuale e dalla Germania passiamo all’Italia. In un clima di antisemitismo che peggiora a vista d’occhio, il fenomeno degli ebrei italiani che odiano sé stessi merita una breve analisi. Il famoso compositore americano Irving Berlin (al secolo Israel Belina) ha scritto una celebre canzone intitolata There’s No Business Like Show Business, che tradotto in italiano, suonerebbe «non c’è nulla come il mondo dello spettacolo».

Dalla seconda strofa riprendo due versi:

Nowhere could you get that happy feeling (da nessun’altra parte puoi provare una gioia simile)
When you are stealing that extra bow (quando riesci a strappare al pubblico quell’inchino in più)

Persone che dipendono dal gradimento del pubblico, come attori, scrittori, giornalisti e registi (alla Biennale?), sono, per loro natura, in cerca di successo. Per gli ebrei che appartengono a queste categorie, il dilagare dell’antisemitismo rappresenta una difficoltà ulteriore. E se essere ebrei o sionisti impedisse di strappare quell’inchino in più? Consciamente o inconsciamente, la soluzione sembra consistere nel manifestare ostilità verso il popolo al quale si appartiene. Questa vulnerabilità viene sfruttata da alcuni mezzi d’informazione che, con una buona dose di accanimento, si servono di questi ebrei in difficoltà per scopi politici, soprattutto per infangare Israele. «Più di così, se lo dicono loro che sono ebrei?»