Home > In evidenza > La lunga storia degli ebrei britannici arriva al bivio del 7 ottobre

La lunga storia degli ebrei britannici arriva al bivio del 7 ottobre

Dall’espulsione del 1290 al contributo decisivo alla vita del Regno Unito, fino al disagio e alla paura di una comunità che oggi si sente sempre più vulnerabile

Josef Oskar

Tempo di Lettura: 4 min
La lunga storia degli ebrei britannici arriva al bivio del 7 ottobre
Iimmagine generata con AI

Nel 1290 il re Edoardo I decreta l’espulsione degli ebrei dall’Inghilterra, ben due secoli prima che Isabella di Castiglia cacciasse gli ebrei spagnoli. Tuttavia, alcune decine di ebrei, commercianti e medici, vissero clandestinamente a Londra durante il regno di Elisabetta I. Uno di questi, Roderigo Lopez, fu il medico personale della regina, in seguito condannato a morte nel 1594 con l’accusa di avere tentato di avvelenare la sovrana. Secondo un’ipotesi diffusa, il caso Lopez potrebbe avere contribuito alla creazione, due anni dopo, del personaggio di Shylock nel celebre Mercante di Venezia di William Shakespeare.

Nel 1657, in seguito a considerazioni di carattere economico e religioso, Oliver Cromwell invitò ebrei della comunità di Amsterdam a insediarsi in Inghilterra. Si trattò di una decisione de facto e non de iure. Da quel momento iniziò lentamente il ritorno degli ebrei in Inghilterra, uno sviluppo che si sarebbe rivelato estremamente proficuo sia per la comunità ebraica sia per il paese.

Queste brevi note non si propongono di fare la storia degli ebrei nel Regno Unito, sulla quale sono stati scritti molti libri, bensì di ripercorrerne rapidamente alcune tappe salienti.La comunità ebraica britannica comincia a ripopolarsi; intorno al 1750 arriva da Livorno la famiglia Montefiore, nel 1798 arriva il primo membro della famiglia Rothschild. All’inizio del XIX secolo il numero degli ebrei residenti nel paese è di circa 20.000.

Nel 1829 il ventenne Felix Mendelssohn visita Londra e resta impressionato dal dibattito politico che ha lo scopo di portare all’uguaglianza civile per gli ebrei.Nel 1833 il parlamento approva lo SlaveryAbolition Act, che abolisce la schiavitù nell’impero britannico, mettendo così fine a questo vergognoso capitolo. Per portare la legge all’approvazione, il governo cerca fondi per compensare le perdite dei proprietari delle colonie. Montefiore e Rothschild insieme prestano 15 milioni di sterline al governo, cifra equivalente oggi a circa 1,5 miliardi di sterline.

Nel 1868 Benjamin Disraeli, nato in una famiglia ebraica e battezzato nella Chiesa anglicana per decisione del padre all’età di dodici anni, diventa per dieci mesi primo ministro. Torna per un secondo mandato dal 1874 al 1880. Nel 1875, durante una pausa del parlamento britannico, a Disraeli si presenta l’opportunità di acquistare la maggioranza relativa delle azioni del Canale di Suez. Servono quattro milioni di sterline in due giorni, equivalenti oggi a circa 365 milioni. Il primo ministro chiama in soccorso Lionel de Rothschild che, in quel brevissimo spazio di tempo, riesce a trovare i fondi.La Gran Bretagna è all’apogeo della sua grandezza.

Tra il 1880 e il 1914 la comunità ebraica britannica assorbe tra 120.000 e 150.000 ebrei fuggiti dai pogrom della Russia zarista. Tra questi, nel 1904, arriva, passando per Ginevra, Chaim Weizmann, chimico destinato a diventare professore all’Università di Manchester.

Nel 1914 inizia il primo conflitto mondiale. Durante la Prima guerra mondiale, la Gran Bretagna si trova ad affrontare una grave carenza di acetone, componente chimico essenziale per la produzione di esplosivi. Nel marzo del 1915 Weizmann mette a punto un procedimento basato sull’azione del batterio Clostridium acetobutylicum sull’amido di mais o delle patate, che consente di produrre grandi quantità di acetone. Weizmann diventa una celebrità e avrà un dialogo privilegiato con il primo ministro David Lloyd George e con personaggi importanti come Winston Churchill. I contatti di Chaim Weizmann saranno determinanti nell’influenzare il governo britannico nel processo che porterà all’approvazione della Dichiarazione Balfour il 2 novembre 1917.

Con l’avvento del mandato britannico sulla Palestina ottomana, i rapporti tra il governo britannico e la comunità ebraica risentono degli sviluppi in Medio Oriente, non sempre favorevoli alla causa ebraica. La Gran Bretagna offrì rifugio a molti ebrei europei perseguitati dal nazismo, mentre la politica britannica verso l’immigrazione ebraica nella Palestina mandataria divenne sempre più restrittiva, soprattutto alla vigilia e durante gli anni della persecuzione nazista. Sotto varie forme, circa 80.000 ebrei europei trovarono rifugio nel paese tra il 1933 e il 1945.

Impossibile, data la vastità dell’argomento, descrivere qui i contributi della comunità ebraica all’imprenditoria, alla cultura, al mondo accademico e allo spettacolo del paese nel periodo postbellico. Quasi quattro secoli di proficui rapporti sono improvvisamente giunti a un bivio dopo il 7 ottobre. La crescente presenza islamica nel paese ha danneggiato soprattutto gli ebrei del Regno Unito, che hanno sofferto violenze e discriminazioni con l’acuirsi del conflitto in Medio Oriente. Gli ebrei britannici, profondamente attaccati alle tradizioni del paese, non si capacitano e sono in una fase di disorientamento. Il futuro dirà se le attuali tensioni sono un fenomeno passeggero o duraturo, ma il profondo disagio è ormai evidente.