Settantotto anni dopo uno degli scontri più dolorosi nella storia di Israele, l’Altalena, la nave dell’Irgun bombardata nel giugno 1948 dalle forze del neonato Stato e poi affondata al largo è stata ritrovata intatta sul fondo del Mediterraneo, a circa 20 chilometri dalla costa israeliana e a 503 metri di profondità. La scoperta è arrivata al termine di un’operazione preparata per mesi e condotta con sonar e sofisticati sistemi di rilevamento sottomarino.
La posizione del relitto era rimasta incerta per decenni. Il costo delle ricerche viene stimato intorno a un milione di shekel (circa 250mila euro), mentre il lavoro preparatorio sarebbe durato circa due anni. A guidare l’operazione è stato Roni Sadeh, responsabile della divisione di cartografia marina del Survey of Israel. A quella profondità l’intervento di sommozzatori è escluso e anche l’ipotesi di riportare in superficie l’intera nave viene considerata estremamente difficile. Tra le possibilità allo studio figurano il recupero di singoli reperti e la realizzazione di un memoriale o di un centro dedicato alla storia dell’Altalena.
Quel relitto riporta Israele direttamente alle settimane convulse della sua nascita. L’Altalena era salpata dalla Francia carica di armi e con circa 930 persone a bordo, fra immigrati, sopravvissuti alla Shoah e uomini dell’Irgun, l’organizzazione militare guidata da Menachem Begin che proprio in quei giorni stava confluendo nelle appena costituite Forze di difesa israeliane. Lo Stato era nato il 14 maggio e combatteva già la sua guerra d’indipendenza.
La nave raggiunse la costa il 20 giugno 1948, durante la prima tregua del conflitto. Il contrasto esplose sulla destinazione delle armi. Begin chiedeva che una parte fosse assegnata alle unità dell’Irgun a Gerusalemme, dove l’organizzazione manteneva una struttura autonoma, mentre David Ben-Gurion considerava essenziale affermare un principio destinato a diventare fondativo per il nuovo Stato: un solo esercito e un’unica autorità sulle armi.
A Kfar Vitkin si arrivò allo scontro a fuoco. L’Altalena riprese il mare e raggiunse Tel Aviv, dove il 22 giugno la crisi precipitò. Le forze governative ricevettero l’ordine di prendere il controllo della nave e l’artiglieria aprì il fuoco. Un colpo raggiunse l’Altalena, che prese fuoco davanti alla spiaggia. Il bilancio complessivo degli scontri fu di 19 morti, 16 appartenenti all’Irgun e tre soldati dell’Idf.
Israele appena nato arrivò così pericolosamente vicino a una guerra fratricida. Fu Begin a ordinare ai suoi uomini di evitare una rivolta generale contro il governo, una decisione che negli anni successivi avrebbe rivendicato come uno dei momenti cruciali della propria vita politica. L’Irgun venne infine assorbito nell’Idf e il monopolio statale della forza, sul quale Ben-Gurion non aveva accettato compromessi, uscì definitivamente consolidato dalla crisi.
La nave, tuttavia, non finì sul fondo quel 22 giugno. Il relitto carbonizzato rimase per mesi davanti a Tel Aviv e fu successivamente rimesso a galla, rimorchiato al largo e affondato per ordine di Ben-Gurion. Da allora si sono susseguiti tentativi di individuarlo, alimentati anche dal desiderio di trasformare ciò che ne restava in un luogo della memoria.
La sua scoperta riapre inevitabilmente una ferita che in Israele non è mai diventata soltanto storia. Per la destra erede della tradizione revisionista l’Altalena è rimasta il simbolo di un torto inflitto all’Irgun e a Begin; per altri rappresenta il momento drammatico nel quale il governo impose l’autorità dello Stato sulle organizzazioni armate nate prima dell’indipendenza. Le interpretazioni continuano a dividersi anche dopo quasi ottant’anni.
Ora, per la prima volta, di quella vicenda esiste anche un luogo preciso sul fondo del mare. L’Altalena è riemersa senza riemergere davvero, a mezzo chilometro sotto la superficie del Mediterraneo. Ed è forse un destino coerente per una nave che Israele non ha mai completamente sepolto.