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Quando Nasser scelse Mosca e Israele rimase solo

L’accordo sulle armi tra Egitto e Cecoslovacchia del 1955 cambiò gli equilibri del Medio Oriente. Israele chiese l’appoggio americano, ma Dulles continuò a puntare sulla cautela e sulle concessioni territoriali

Antonio Donno

Tempo di Lettura: 4 min
Quando Nasser scelse Mosca e Israele rimase solo

Il 27 ottobre 1955 rappresentò una data cruciale nella storia del Medio Oriente e delle relazioni internazionali. Egitto e Cecoslovacchia stipularono un accordo per l’acquisto di un’ingente quantità di armamenti da parte del Cairo. Si trattava, in realtà, di armi sovietiche, vendute a Nasser attraverso la mediazione del regime comunista cecoslovacco. La guerra fredda assumeva così una dimensione ancora più pericolosa per la pace internazionale. Nasser aveva fatto una scelta fondamentale a favore di Mosca, vanificando tutti gli sforzi compiuti dalla diplomazia di Washington, a partire dal gennaio del 1953, per stabilire durevoli e amichevoli relazioni con il mondo arabo.

La scelta di Nasser produsse una reazione immediata da parte della diplomazia israeliana. Abba Eban, ambasciatore d’Israele negli Stati Uniti, fece notare a George V. Allen, sottosegretario di Stato per gli Affari del Vicino Oriente, dell’Asia meridionale e dell’Africa, che era giunto il momento per gli Stati Uniti di sostenere Israele contro la minaccia sovietica nel Medio Oriente rappresentata dall’alleato egiziano di Mosca. Dal canto suo, l’Agenzia ebraica per la Palestina inviò un messaggio a John Foster Dulles, Segretario di Stato di Eisenhower, invitandolo a rompere gli indugi e a stipulare un trattato con Israele per bloccare la montante aggressività araba provocata dalla concessione di armi all’Egitto di Nasser da parte dell’Unione Sovietica.

Al contrario, il Dipartimento di Stato americano interpretò l’acquisizione delle armi sovietiche da parte dell’Egitto non tanto come un grave pericolo per Israele, quanto come la concreta possibilità che lo Stato ebraico scatenasse una guerra preventiva contro l’Egitto al fine di annullare il vantaggio acquisito dal Cairo grazie all’ingente fornitura di armi sovietiche.

Il Dipartimento di Stato commentò assai negativamente l’ingresso dell’Unione Sovietica nel Medio Oriente, sostenendo che l’evento avrebbe danneggiato gravemente le finalità della politica americana nella regione: in primo luogo, la sistemazione del conflitto arabo-israeliano; di conseguenza, la creazione di un efficace sistema di difesa regionale contro la penetrazione e la diffusione del comunismo sovietico nel Medio Oriente.

A questo proposito, il 26 ottobre 1955 Moshe Sharett, primo ministro di Israele, ebbe un incontro a Parigi con Dulles, durante il quale espresse le preoccupazioni del suo Paese di fronte all’alleanza sovietico-egiziana e ribadì la richiesta di armi a Washington. La replica di Dulles fu profondamente scoraggiante per Israele. La risposta si articolava su due punti cruciali: 1) Israele aveva la superiorità sui Paesi arabi in tutte le categorie degli armamenti. Quindi, le sue richieste di armi agli Stati Uniti non potevano essere accolte, anche perché ciò avrebbe scatenato una corsa agli armamenti in tutto il Medio Oriente; 2) Israele doveva accontentarsi delle assicurazioni americane sulla sua sicurezza, senza pretendere un formale trattato con gli Stati Uniti.

In sostanza, nonostante l’Unione Sovietica si fosse incaricata di incrementare la corsa agli armamenti nel Medio Oriente e la scelta filosovietica di Nasser fosse un dato di fatto, Dulles non mostrava alcun cedimento sulle direttrici fondamentali della politica americana nella regione, direttrici che furono ribadite in un documento del Dipartimento di Stato del 15 novembre 1955. Benché si riconoscesse che le possibilità di una guerra israelo-egiziana fossero notevolmente aumentate, il documento concludeva che Nasser sarebbe stato pronto a una qualche forma di accordo con Israele se quest’ultimo avesse ceduto parte del Negev.

La situazione diplomatica tra i due Paesi era bloccata. In un incontro del 21 novembre Dulles ribadì a Sharett che Israele era uno dei punti fermi dell’Occidente nel Medio Oriente, ma che doveva collaborare più attivamente al successo della politica occidentale nella regione.
Ciò poteva avvenire in due modi: adottando una politica di moderazione nelle risposte alle infiltrazioni e cedendo una parte del Negev per permettere il collegamento tra Egitto e Giordania. Sharett replicò che il problema del collegamento era un falso problema e che la richiesta araba di una parte del Negev mascherava l’intento di indebolire strategicamente Israele per poi attaccarlo al momento opportuno.

Di fatto, il ragionamento di Dulles si basava sulla considerazione che le linee armistiziali – quelle stabilite con gli accordi di Rodi del 1949 al termine della prima guerra arabo-israeliana – erano da intendersi provvisorie, non definitive, mentre il governo israeliano era dell’avviso completamente opposto.