Immediatamente dopo la nascita di Israele (14 maggio 1948), il governo israeliano varò una politica di «non-identificazione», che Ben-Gurion così definì: «Io non farò mai una politica subordinata alla politica estera», anche se i fatti successivi dimostrarono una realtà ben diversa: in diversi colloqui riservati il governo israeliano spiegò agli americani che la sua politica estera di «non-identificazione» rispondeva, in effetti, a ragioni di opportunità politica e tattica. Tuttavia, il mantenimento dell’embargo sulle armi, imposto dagli Stati Uniti nel dicembre 1947 e non revocato da Truman, di fatto succube delle posizioni del Dipartimento di Stato, diretto da George Marshall, fu la prima avvisaglia del perdurare dell’atteggiamento ostile di parte significativa dell’amministrazione americana, favorevole a una politica non ostile agli arabi, sebbene gli Stati arabi avessero tentato di cancellare lo Stato ebraico nei giorni successivi alla sua nascita.
Il pronto riconoscimento de facto del nuovo Stato da parte degli Stati Uniti, per esclusiva volontà di Truman, nonostante la posizione negativa del Dipartimento di Stato e il non-ritiro dell’embargo, si tradusse in un messaggio di Ben-Gurion a Truman, il 16 maggio 1948, soltanto due giorni dopo la fondazione dello Stato ebraico: «Nelle presenti prove e tribolazioni lo Stato di Israele confida che Lei e il Suo popolo continueranno a manifestare simpatia e a dare sostegno per la soluzione definitiva della questione della Palestina». Molto più esplicito fu il messaggio di Chaim Weizmann a Truman del 25 maggio: «Soltanto l’azione può portare la pace al Medio Oriente, e la più efficace azione nei confronti della Gran Bretagna e degli arabi è l’eliminazione dell’embargo sulle armi stabilito dagli Stati Uniti». Weizmann ribadì la sua richiesta il giorno dopo, in un altro messaggio al presidente americano: «Confido che le due questioni dell’assistenza militare e dell’aiuto finanziario per un lavoro costruttivo e per l’assorbimento delle “displaced persons” ebraiche riceveranno urgente e favorevole considerazione».
Tuttavia, nonostante la sua simpatia per la causa sionista, Truman non contrastava apertamente il Dipartimento di Stato, ma manifestava aperture nei confronti di Israele in colloqui privati, nonché irritazione nei confronti della politica mediorientale della Gran Bretagna. Il Dipartimento di Stato americano, dal canto suo, era assai preoccupato che il riconoscimento di Israele, espresso da Truman, potesse portare all’abolizione dell’embargo sulle armi. Il contrasto tra Truman e il Dipartimento di Stato, diretto da Marshall, si acuiva di giorno in giorno. Il 24 giugno 1948, poco più di un mese dalla dichiarazione d’indipendenza dello Stato di Israele, Eliahu Epstein, ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, inviò un messaggio a Moshe Shertok, ministro degli Esteri di Israele, in cui sottolineava che nessun mutamento di politica nelle posizioni del Dipartimento di Stato era visibile e che la speranza era tutta riposta nell’azione presidenziale; una revisione della politica sull’embargo poteva scaturire soltanto dal riconoscimento de jure dello Stato di Israele. L’embargo sulle armi, tuttavia, era solo un elemento del quadro più complessivo dell’analisi anglo-americana, ma tuttavia un elemento giudicato essenziale.
La guerra fredda giocava un ruolo decisivo nella situazione politica del Medio Oriente. Gli anglo-americani erano fiduciosi che i paesi arabi del Medio Oriente potessero essere dei buoni alleati contro il pericolo sovietico e, in questa logica subordinavano le loro aperture nei confronti di Israele alla dimostrazione di buona volontà degli israeliani verso gli Stati arabi. Un errore di valutazione che si evidenzierà soprattutto negli anni di Eisenhower e Dulles e che porterà a clamorosi fallimenti.