Il Dipartimento di Stato americano, guidato da George Marshall, si oppose alla decisione del presidente Truman di riconoscere lo Stato di Israele subito dopo la sua nascita, il 14 maggio 1948. Il problema centrale per il Dipartimento di Stato era che l’esistenza di Israele complicava, e talvolta comprometteva, le relazioni vantaggiose degli Stati Uniti con i paesi arabi.
Il Dipartimento di Stato continuava inoltre a opporsi alla fornitura di armi a Israele, mentre guardava con maggiore tolleranza alle forniture britanniche ai paesi arabi. Dopo la vittoria israeliana nella prima guerra arabo-israeliana del 1948-49, nel febbraio 1950 il governo di Gerusalemme chiese di poter acquistare armi dagli Stati Uniti, ricevendo una risposta negativa. Il governo israeliano fece notare agli americani come la Gran Bretagna stesse rifornendo di armi i paesi arabi, che secondo Gerusalemme si stavano preparando a un nuovo conflitto contro Israele. Gli americani, per bocca del segretario di Stato Dean Acheson, respinsero con durezza le valutazioni di Gerusalemme, tanto che la replica di Israele fu altrettanto dura: «La situazione creata da queste dichiarazioni è molto negativa. Il massiccio riarmo degli arabi non lascia altra possibilità a Israele che incrementare le sue capacità difensive al massimo grado possibile».
Nonostante queste gravi incomprensioni, Israele, alla fine del 1952, poteva valutare le proprie relazioni con gli Stati Uniti in modo sostanzialmente ottimistico. Aveva superato prove cruciali per la propria sopravvivenza grazie all’aiuto economico americano e poteva considerare Truman come un vero difensore di Israele, in grado di mettere a tacere le posizioni più critiche verso Israele presenti nel Dipartimento di Stato. Lo stesso Acheson lo riconobbe in un incontro con Eliahu Elath, ambasciatore israeliano in Gran Bretagna: «Il governo israeliano non ha un amico più sincero del presidente Truman e sa che nessuno ha fatto di più per aiutarli nei giorni difficili».
D’altro canto, il governo israeliano si rendeva conto che l’amicizia degli Stati Uniti comportava un sostanziale allineamento di Israele alle posizioni occidentali, anche in seguito all’inasprimento della guerra fredda provocato dalla guerra di Corea. Ciò, come Ben Gurion sostenne con grande realismo, non avrebbe significato affatto una cambiale in bianco americana a favore di Israele: «L’America non si è impegnata né si impegnerà a sostenere Israele in tutto ciò che esso farà o chiederà. L’America ha le sue valutazioni, che differiscono da quelle di Israele e talvolta sono in contrasto con esse». Gli anni successivi confermeranno le previsioni di Ben Gurion.
In realtà, nonostante l’opposizione proveniente da alcuni settori del Dipartimento di Stato, l’aiuto economico americano tra il 1948 e il 1952 fu essenziale per la sopravvivenza dello Stato ebraico. Peraltro, il contributo della comunità ebraica americana fu ingente e, per certi versi, ancora più importante.

