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Kennedy e Israele, nasce l’alleanza strategica

Dall’incontro con Ben-Gurion alla vendita dei missili Hawk, la svolta americana che aprì la strada a una collaborazione decisiva per gli equilibri del Medio Oriente

Antonio Donno

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Kennedy e Israele, nasce l’alleanza strategica

Durante la presidenza di John F. Kennedy maturò rapidamente nell’amministrazione americana una nuova consapevolezza del ruolo di Israele nel Medio Oriente e della sua importanza per la politica degli Stati Uniti nella regione.

La realizzazione israeliana del reattore nucleare di Dimona rappresentò un punto cruciale nei rapporti tra i due Paesi, suscitando a Washington preoccupazioni circa le possibili finalità militari del programma israeliano. Kennedy insistette sulla necessità di ottenere garanzie e di effettuare controlli sull’impianto, temendo che lo sviluppo di una capacità nucleare militare potesse compromettere gli equilibri regionali. Parallelamente, le esigenze di sicurezza di Israele assumevano un’importanza crescente nella politica americana, anche in funzione del contrasto alla penetrazione dell’Unione Sovietica nel Medio Oriente, dove Mosca sosteneva alcuni Stati arabi ostili all’esistenza dello Stato ebraico.

Un passaggio decisivo nelle relazioni tra Stati Uniti e Israele fu l’incontro tra Kennedy e David Ben-Gurion al Waldorf Astoria Hotel di New York, il 30 maggio 1961. Il resoconto del colloquio documenta l’attenzione americana verso le richieste israeliane, pur evidenziando le cautele dell’amministrazione Kennedy. Ben-Gurion rinnovò le rassicurazioni sulle finalità pacifiche del programma di Dimona e ripropose le richieste già avanzate a Eisenhower, relative alle garanzie di sicurezza americane e alla fornitura di armamenti. Il colloquio si concentrò quindi sui missili antiaerei Hawk, che Kennedy riconobbe essere armi difensive, pur manifestando il timore che la loro introduzione nella regione potesse accelerare la corsa agli armamenti. Il presidente americano affermò tuttavia che gli Stati Uniti non desideravano vedere Israele in una condizione di inferiorità militare tale da incoraggiare un attacco arabo.

L’incontro del Waldorf Astoria contribuì a porre le basi di un nuovo corso nei rapporti israelo-americani. Nonostante le divergenze che continuarono a emergere, soprattutto sulla questione nucleare, nel 1962 l’amministrazione Kennedy compì un passo significativo. Anche grazie all’azione del segretario di Stato Dean Rusk, Washington decise di rendere disponibili a Israele i missili Hawk. La decisione fu comunicata a Ben-Gurion il 19 agosto 1962 dall’inviato presidenziale Myer Feldman e resa pubblica nel settembre successivo. Si trattava di un’importante svolta nella politica americana delle forniture militari allo Stato ebraico.

Da quel momento Israele avrebbe progressivamente assunto il ruolo di strategic asset nella politica mediorientale degli Stati Uniti. Il confronto regolare tra i due governi sulle forniture militari e sulle garanzie di sicurezza contribuì a creare le condizioni politiche per un ulteriore avvicinamento tra Washington e Gerusalemme. Il processo rimase tuttavia graduale e accompagnato dalla volontà americana di preservare i rapporti con gli Stati arabi, evitando che il sostegno a Israele compromettesse gli altri interessi strategici degli Stati Uniti nella regione.

La guerra dei Sei giorni del giugno 1967 impresse una nuova accelerazione a questo processo. La schiacciante vittoria israeliana dimostrò la superiorità militare dello Stato ebraico rispetto agli eserciti arabi che lo avevano affrontato e ne accrebbe il valore strategico agli occhi di Washington. Negli anni successivi, durante la presidenza di Richard Nixon, il ruolo di Israele venne considerato sempre più importante anche in funzione del contenimento dell’influenza sovietica nel Medio Oriente. Henry Kissinger, prima consigliere per la sicurezza nazionale e poi segretario di Stato, riconobbe nella forza militare israeliana un elemento fondamentale degli equilibri regionali e della capacità americana di esercitare un’influenza diplomatica sul conflitto arabo-israeliano.

La superiorità militare acquisita da Israele contribuì così a rafforzare l’interesse degli Stati Uniti per la sicurezza dello Stato ebraico, nella convinzione che la sua capacità di difesa costituisse anche un fattore di stabilità per le posizioni americane nella regione. Durante gli anni di Nixon e Kissinger, i rapporti tra Washington e Gerusalemme si consolidarono ulteriormente, dando piena consistenza a quella special relationship che avrebbe influenzato profondamente gli equilibri mediorientali nei decenni successivi.