Un’opera concepita per celebrare l’unità tra le nazioni finisce per rappresentare, involontariamente, l’esclusione di una di esse. Israele. È accaduto nel cuore di Parigi, a place de la Bastille, dove la bandiera israeliana inserita in un’installazione della Paris Design Week è stata vandalizzata. Ma a provocare la reazione dell’ambasciata d’Israele in Francia non è stato soltanto il danneggiamento: gli organizzatori hanno deciso di non sostituire il vessillo, lasciando vuoto il suo posto.
L’installazione si intitola La Re-prise de la Bastille ed è stata realizzata da Claire Renard e Jean-Sébastien Blanc. L’opera riunisce bandiere confezionate con abiti riciclati e rappresenta gli Stati membri e osservatori delle Nazioni Unite. Un insieme pensato, dunque, come simbolo della convivenza e dell’unità tra i popoli. La bandiera israeliana era collocata in alto, in uno spazio sottoposto a sorveglianza. Nonostante questo, sarebbe stata deliberatamente danneggiata.
L’ambasciata israeliana ha immediatamente proposto di fornire un nuovo vessillo delle dimensioni necessarie per sostituire quello vandalizzato. Secondo quanto riferisce la rappresentanza diplomatica, tuttavia, la Ville de Paris, il Centre des monuments nationaux, la Paris Design Week e gli artisti hanno preferito lasciare vuoto lo spazio occupato dalla bandiera, motivando la decisione con il timore che una nuova bandiera potesse provocare ulteriori vandalismi ai danni dell’opera.
Ed è proprio questa decisione ad aver suscitato la protesta dell’ambasciata. Per la rappresentanza israeliana, rinunciare a rimettere la bandiera significa consentire agli autori del gesto di ottenere il risultato che cercavano: eliminare il simbolo di Israele dall’installazione. L’ambasciata parla per questo di una «capitolazione inaccettabile». Se il rischio di un nuovo atto vandalico diventa la ragione per non ripristinare ciò che è stato distrutto, sostiene in sostanza la rappresentanza diplomatica, la violenza finisce per determinare ciò che può o non può essere mostrato nello spazio pubblico.
Il paradosso è ancora più evidente considerando il significato attribuito all’opera. Un’installazione nata per rappresentare l’unità delle nazioni continuerà a essere esposta con uno spazio vuoto proprio nel punto in cui avrebbe dovuto esserci Israele. L’ambasciata chiede ora che venga aperta un’indagine per identificare i responsabili del vandalismo e per chiarire come sia stato possibile danneggiare una bandiera collocata in una zona sorvegliata.
Rimane quell’assenza nel cuore della Bastiglia. E in un’opera che voleva riunire simbolicamente i popoli del mondo, il posto lasciato vuoto dalla bandiera israeliana rischia di diventare il simbolo più eloquente di tutti.