La memoria gioca brutti scherzi. E a volte si vendica. «Oggi New York ricorda. Non dimenticheremo mai». Proprio con queste parole Zohran Mamdani ha commemorato il venticinquesimo anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001, rendendo omaggio alle quasi tremila persone uccise, tra cui 2.753 newyorkesi, e a quanti quel giorno corsero verso il pericolo per cercare di salvare altre vite.
Il messaggio, pubblicato sui social, ha suscitato un mare di polemiche perché la memoria non è selettiva. Non quella sociale, non quella politica. I critici di Mamdani hanno voluto ricordare alcune delle posizioni assunte durante la sua carriera politica e, in particolare, il sostegno al movimento “Defund the Police”, che chiedeva di ridurre i finanziamenti destinati alle forze dell’ordine per trasferire risorse verso servizi sociali e altre politiche pubbliche.
A dirla tutta, quelle posizioni rendono poco credibile l’omaggio rivolto oggi anche agli agenti del New York Police Department che intervennero l’11 settembre. Ventitré poliziotti della NYPD morirono negli attentati, insieme a centinaia di vigili del fuoco e altri soccorritori.
A riaccendere ulteriormente le polemiche sono stati i rapporti di Mamdani con Hasan Piker, popolare streamer e commentatore politico dell’estrema sinistra americana. Piker provocò indignazione nel 2019 quando, durante una diretta, affermò che gli Stati Uniti «meritavano» l’11 settembre. Una frase per la quale successivamente espresse rammarico, spiegando di aver utilizzato un linguaggio eccessivamente provocatorio.La vicinanza tra Mamdani e Piker è stata più volte utilizzata dagli avversari politici del sindaco per contestare le sue posizioni, soprattutto sui temi della sicurezza, della politica estera americana e del Medio Oriente.
La commemorazione del venticinquesimo anniversario ha reso queste controversie ancora più sensibili. A New York l’11 settembre rimane una ferita profondissima e il ricordo di poliziotti, vigili del fuoco, soccorritori e cittadini che persero la vita o rischiarono la propria per salvare gli altri occupa un posto centrale nelle cerimonie dedicate alle vittime.
È proprio su questa contraddizione che insistono i critici di Mamdani. Ritengono difficile conciliare l’omaggio odierno agli agenti che affrontarono l’inferno delle Torri Gemelle con il precedente sostegno a un movimento che chiedeva di sottrarre risorse alla polizia.Per i suoi sostenitori, invece, criticare le politiche e i finanziamenti delle forze dell’ordine non significa disconoscere il sacrificio personale degli agenti morti mentre cercavano di salvare vite, il che vuol anche dire che bisogna essere molto coraggiosi per difendersi dall’evidenza.
A venticinque anni dagli attentati, dunque, anche righe dedicate alla memoria delle vittime riescono a riaprire alcune delle fratture politiche più profonde della New York di oggi. E nel caso di Mamdani il ricordo dell’11 settembre finisce inevitabilmente per intrecciarsi con le controversie che hanno accompagnato la sua ascesa politica.