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Palestine Action: fondi in criptovalute e finanziamenti opachi nel Regno Unito

Un nuovo rapporto di NGO Monitor denuncia un vuoto normativo che consentirebbe anche a gruppi controversi o legati all’estremismo di ricevere donazioni digitali difficili da tracciare

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 4 min
Palestine Action: fondi in criptovalute e finanziamenti opachi nel Regno Unito

Le criptovalute stanno aprendo un nuovo fronte nella lotta contro il finanziamento dell’estremismo. A lanciare l’allarme è un rapporto pubblicato da NGO Monitor, secondo il quale nel Regno Unito alcune organizzazioni finite al centro dell’attenzione delle autorità raccolgono fondi attraverso valute digitali che rendono estremamente difficile identificare i donatori e seguire il percorso del denaro.

Fra queste figura Palestine Action, organizzazione messa al bando in base alla legislazione antiterrorismo britannica, insieme a CAGE International, associazione che, pur non essendo illegale, è stata più volte indicata da esponenti del governo britannico come fonte di preoccupazione per le sue posizioni e i suoi rapporti con ambienti dell’islamismo radicale. Per chiarezza di comprensione, NGO Monitor è un’organizzazione di ricerca e analisi con sede a Gerusalemme, fondata nel 2001 dal politologo israeliano Gerald M. Steinberg. Il suo obiettivo dichiarato è monitorare l’operato delle organizzazioni non governative (ONG), in particolare quelle che si occupano di diritti umani, diritto internazionale e conflitto israelo-palestinese.

Il rapporto sostiene che l’attuale quadro normativo britannico non sia adeguato ad affrontare il fenomeno delle raccolte fondi in criptovalute da parte di soggetti coinvolti nell’attivismo politico più radicale. La questione va oltre il semplice utilizzo di strumenti finanziari innovativi. Alcune delle monete virtuali impiegate, come Monero, sono infatti progettate per proteggere la riservatezza degli utenti molto più delle criptovalute tradizionali, rendendo complessa l’identificazione del mittente, del destinatario e persino dell’importo trasferito. Studi accademici hanno evidenziato come Monero offra un livello di anonimato significativamente superiore rispetto a blockchain trasparenti come quella di Bitcoin.

Il caso di Palestine Action assume un rilievo particolare dopo la lunga battaglia giudiziaria che ha accompagnato la decisione del governo britannico di inserirla tra le organizzazioni proibite ai sensi del Terrorism Act 2000. Il divieto era stato introdotto nel luglio 2025 in seguito ad alcune azioni di sabotaggio, compreso il danneggiamento di velivoli militari nella base della Royal Air Force di Brize Norton. Dopo una prima sentenza favorevole agli attivisti, la Corte d’Appello, il 15 giugno scorso, ha ribaltato quel verdetto stabilendo che il provvedimento del governo era pienamente legittimo. I giudici hanno affermato che Palestine Action promuove apertamente azioni violente riconducibili al terrorismo e opera attraverso cellule clandestine organizzate proprio per sfuggire all’identificazione delle autorità.

Diversa è la posizione di CAGE International. L’organizzazione londinese non è stata vietata, ma continua a essere oggetto di critiche da anni. Nel rapporto di NGO Monitor vengono richiamati precedenti già noti, come l’invito rivolto nel 2008 al predicatore Anwar al-Awlaki, poi indicato dagli Stati Uniti come uno dei principali dirigenti di al-Qaeda nella Penisola Arabica, oltre alle campagne svolte in difesa di Khalid Sheikh Mohammed, considerato l’ideatore degli attentati dell’11 settembre, e le controverse dichiarazioni su Mohammed Emwazi, il boia dell’ISIS conosciuto come “Jihadi John”. Secondo il dossier, CAGE riceve donazioni in Bitcoin, Ethereum, Solana e XRP e invita i sostenitori a utilizzare anche stablecoin convertibili rapidamente in dollari digitali.

Il nodo, secondo gli autori dello studio, riguarda soprattutto il vuoto regolatorio. La Charity Commission britannica aveva già riconosciuto negli ultimi anni che le donazioni in criptovalute possono presentare rilevanti difficoltà di identificazione dei finanziatori, mentre le linee guida oggi in vigore si limitano a raccomandazioni di carattere generale senza prevedere strumenti specifici di controllo o obblighi stringenti per le organizzazioni che raccolgono fondi attraverso questi canali.

NGO Monitor chiede ora al governo di Londra di introdurre un sistema di monitoraggio dedicato, accompagnato da regole più precise e da meccanismi di verifica capaci di colmare quella che definisce una pericolosa zona grigia. Il dibattito è destinato a intensificarsi anche perché il ricorso alle criptovalute continua a crescere nel mondo dell’attivismo politico e delle organizzazioni non governative. Per le autorità britanniche la sfida consiste nel trovare un equilibrio fra la tutela della privacy finanziaria e la necessità di impedire che strumenti nati per favorire l’innovazione diventino un canale opaco attraverso cui sostenere gruppi coinvolti nell’estremismo o già colpiti da provvedimenti antiterrorismo.