L’eurodeputata della France Insoumise (LFI) e attivista filo-palestinese Rima Hassan è comparsa martedì 7 luglio 2026, con una keffiyeh sulle spalle, davanti al tribunale penale di Parigi per rispondere dell’accusa di apologia di terrorismo. L’avvocato della difesa, Vincent Brengarth, ha chiesto il rinvio dell’udienza, lamentando l’elevato numero di parti civili e la trasmissione tardiva di documenti aggiuntivi. Il processo si terrà il 19 e 20 ottobre prossimi.
In un clima di forte pressione sull’istituzione giudiziaria, l’udienza si annunciava particolarmente tesa. Brengarth aveva infatti denunciato quello che ha definito un «processo politico», che, a suo giudizio, mirava a censurare la libertà di parola delle voci filo-palestinesi.
Prima dell’udienza, durante una manifestazione di sostegno organizzata dalla France Insoumise, il movimento di estrema sinistra di cui Hassan fa parte, centinaia di persone si sono radunate sui gradini del tribunale dietro uno striscione con la scritta «Difendere la Palestina non è un crimine». Dalla folla sono stati scanditi lo slogan «Dal fiume al mare» e gli insulti «sionisti assassini», «popolo genocida» e «stupratori». Si sono inoltre verificati scontri con manifestanti dell’associazione di lotta contro l’antisemitismo Nous Vivrons.
Il giorno precedente era stata pubblicata sul quotidiano L’Humanité una lettera aperta firmata da oltre 210 personalità per denunciare quello che i sostenitori di Hassan definiscono un «reato di Palestina».Tra i firmatari figura il controverso Salah Hammouri, avvocato franco-palestinese, membro del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), condannato nel 2005 per il tentato assassinio dell’ex rabbino capo di Israele, Ovadia Yosef, e liberato nel 2011 nell’ambito dello scambio di prigionieri tra Israele e Hamas che portò alla liberazione di Gilad Shalit.
Hanno inoltre sottoscritto l’appello il musicista britannico ed ex membro dei Pink Floyd Roger Waters, la deputata statunitense Ilhan Omar, i comici francesi Guillaume Meurice, Pierre-Emmanuel Barré e Blanche Gardin, oltre al rapper Médine, tutti già protagonisti in passato di dichiarazioni controverse a carattere antisemita.
La procura di Parigi aveva aperto un’inchiesta nei confronti di Hassan dopo la pubblicazione, il 26 marzo, di un messaggio sul suo account X, successivamente cancellato.L’eurodeputata aveva condiviso un post di un account saudita anti-Israele dedicato a Kōzō Okamoto, uno degli autori dell’attentato compiuto il 30 maggio 1972 all’aeroporto di Lod per conto del FPLP, nel quale persero la vita 26 persone. Hassan aveva accompagnato la condivisione con una dichiarazione attribuita al terrorista: «Kōzō Okamoto: ho dedicato la mia giovinezza alla causa palestinese. Finché ci sarà oppressione, la resistenza non sarà solo un diritto, ma un dovere».
Ulteriori segnalazioni erano state presentate nei giorni successivi dal ministro dell’Interno, dall’Organizzazione Ebraica Europea (EJO) e dalla LICRA (Lega Internazionale contro il Razzismo e l’Antisemitismo), entrambe costituitesi parte civile nel procedimento.Oltre a disporre il semplice rinvio del processo, il presidente del tribunale ha esteso a due giorni la presentazione delle memorie difensive, il che consentirà un esame più approfondito dell’intero fascicolo.Negli ultimi due anni questo è il sedicesimo procedimento giudiziario avviato contro Rima Hassan; tredici sono già stati archiviati. L’eurodeputata rischia fino a sette anni di reclusione e una multa di 100.000 euro.