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Israele verso il voto il 27 ottobre, la Knesset sarà sciolta il 17 luglio

Il calendario indicato dai vertici parlamentari favorisce il governo Netanyahu, che guadagna alcune settimane per approvare i provvedimenti più controversi prima dell’apertura della campagna elettorale

Shira Navon

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Israele verso il voto il 27 ottobre, la Knesset sarà sciolta il 17 luglio

Israele si prepara a entrare ufficialmente in campagna elettorale e, salvo colpi di scena dell’ultima ora, la Knesset sarà sciolta il 17 luglio, aprendo la strada a elezioni legislative che con ogni probabilità si terranno il 27 ottobre. Dopo settimane in cui si era parlato di un possibile voto anticipato già a settembre, il calendario si è progressivamente spostato in avanti fino alla data massima consentita dalla legge, offrendo al governo guidato da Benjamin Netanyahu il tempo necessario per completare una parte consistente della propria agenda parlamentare.

L’indicazione è arrivata dalla consulente giuridica della Knesset, Sagit Afik, che nei giorni scorsi ha suggerito formalmente il 17 luglio come data più opportuna per lo scioglimento del Parlamento. La stessa tempistica è stata confermata, secondo quanto riferiscono i media israeliani, dal presidente della Knesset Amir Ohana e dal capogruppo della coalizione Ofir Katz ai deputati della maggioranza, mentre un portavoce di Ohana ha spiegato al sito di informazioneTimes of Israel che, sulla base dell’attuale quadro normativo, le elezioni dovranno svolgersi il 27 ottobre.

Dal punto di vista strettamente giuridico, anche il 20 ottobre rimane una possibilità. Nella pratica, però, il calendario religioso e civile restringe notevolmente le alternative. Le festività di Tishrì occupano infatti gran parte delle settimane precedenti e renderebbero molto difficile organizzare una campagna elettorale ordinaria. Ancora più delicata sarebbe un’eventuale consultazione il 6 ottobre, alla vigilia del terzo anniversario del massacro del 7 ottobre 2023, oppure il 13 ottobre, a pochi giorni dalle commemorazioni nazionali. Una campagna dominata dal ricordo dell’attacco di Hamas finirebbe inevitabilmente per riportare al centro le responsabilità politiche del governo in carica durante quei drammatici eventi.

Per Netanyahu il rinvio rappresenta un vantaggio evidente. Dopo aver ricucito i rapporti con i partiti ultraortodossi Shas e United Torah Judaism, il primo ministro ha ottenuto una tregua nella crisi che, soltanto poche settimane fa, sembrava destinata a provocare elezioni anticipate. La disputa riguardava soprattutto la mancata approvazione di una normativa destinata a preservare l’esenzione dal servizio militare per gli studenti delle yeshivot, questione che da anni rappresenta uno dei nodi più esplosivi della politica israeliana.

Secondo diverse ricostruzioni della stampa israeliana, l’intesa raggiunta con i partiti haredi consentirà al governo di portare avanti alcuni provvedimenti particolarmente sensibili, fra cui una Legge Fondamentale sullo studio della Torah, una misura temporanea che sospenderebbe gli arresti dei renitenti alla leva e l’abrogazione della riforma della certificazione kosher approvata dal precedente esecutivo. In cambio, gli alleati ultraortodossi dovrebbero sostenere anche altri disegni di legge fortemente contestati dall’opposizione, compresi quelli che ridisegnano i poteri del procuratore generale, la riforma del sistema radiotelevisivo pubblico e la creazione di una commissione d’inchiesta parlamentare sulle responsabilità del 7 ottobre.

L’opposizione interpreta invece questo calendario come una scelta eminentemente politica. I sondaggi pubblicati negli ultimi mesi continuano infatti a mostrare un quadro molto frammentato, nel quale il Likud rimane il primo partito, mentre l’attuale blocco di governo fatica comunque a raggiungere una maggioranza parlamentare stabile. Rinviare il voto significa quindi concedersi settimane preziose nella speranza che nuovi sviluppi sul piano della sicurezza, della diplomazia o dell’economia possano modificare gli equilibri elettorali.

Lo scenario che si apre adesso appare destinato a essere uno dei più intensi degli ultimi anni. Prima dello scioglimento della Knesset la coalizione tenterà di approvare il maggior numero possibile di provvedimenti, sapendo che, una volta avviata la campagna elettorale, l’attività legislativa subirà inevitabilmente un rallentamento e molte iniziative potranno proseguire soltanto con un accordo fra maggioranza e opposizione. Da metà luglio, dunque, Israele entrerà in una lunga corsa elettorale destinata a concludersi alla fine di ottobre, con un voto che deciderà il futuro politico del Paese in uno dei momenti più complessi della sua storia recente.