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Arnold Schönberg, il musicista che tornò ebreo sfidando il nazismo

Padre della dodecafonia, protagonista della rivoluzione musicale del Novecento, nel 1933 scelse di rientrare ufficialmente nell’ebraismo, trasformando una decisione personale in un atto di coraggio e di identità

Josef Oskar

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Arnold Schönberg, il musicista che tornò ebreo sfidando il nazismo

Arnold Schönberg nasce a Vienna il 13 settembre del 1874 in una famiglia ebraica modesta, ma colta. Inizia a studiare violino all’età di otto anni. Più avanti sarà seguito dal compositore ebreo Alexander von Zemlinsky e sposerà la sorella di questi. Dà segni di talento compositivo precoce e nel 1899 presenta la sua famosa Verklärte Nacht (Notte trasfigurata). Si appassiona all’idea della musica atonale e diventerà il padre della dodecafonia. Assieme a due suoi allievi, Alban Berg e Anton Webern, fonda la “seconda scuola viennese” (la prima scuola viennese è formata dai giganti Franz Joseph Haydn, Wolfgang Amadeus Mozart e Ludwig van Beethoven). La musica di Schönberg non avrà vita facile, anche se avrà un numero di seguaci irriducibili. Arnold Schönberg tuttavia resta una persona decisa ad andare avanti a ogni costo con le proprie convinzioni.

Nel 1898, influenzato da Gustav Mahler, si converte al protestantesimo, ma senza essere praticante. Anzi, successivamente, negli anni Venti, di fronte al crescente antisemitismo in Germania e Austria, tornerà ad avvicinarsi all’ebraismo.

Nel 1911 pubblica il suo celebre “Trattato di armonia”, libro fondamentale ancora oggi per chi studia musica. Nello stesso anno viene invitato dal fondatore, Vasilij Kandinskij, a partecipare alla celebre rivista d’arte Der Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro). La musica atonale di Schönberg avrà una notevole influenza sull’evoluzione della pittura astratta di Kandinskij. Ma nel 1923 il rapporto tra i due s’incrina. Kandinskij inizia a esprimere concetti antisemiti e il nostro Arnold reagisce con una lettera durissima. Riassumo brevemente il dialogo tra i due. Schönberg a Kandinskij: «Guarda che anche io sono ebreo». Kandinskij risponde: «Ma tu sei un’eccezione». Schönberg, stizzito: «Io non voglio essere un’eccezione!». La relazione tra i due non tornerà più a essere quella di prima.

Nel 1926 ottiene il prestigioso incarico di dirigere la masterclass in composizione all’Accademia delle Arti di Prussia a Berlino, succedendo a Ferruccio Busoni. Terrà l’incarico fino al 1933, quando verrà destituito dal regime nazista salito al potere. Fuggito dalla Germania nel maggio del 1933 si ferma a Parigi per circa cinque mesi.

Avviene qui uno sviluppo decisivo: Arnold Schönberg si reca presso il rabbino Louis Germain Levy e chiede di ritornare all’ebraismo. La cerimonia si svolge nella grande sinagoga liberale di Parigi il 24 luglio del 1933. Sono presenti come testimoni Marc Chagall e David Marianoff, genero di Albert Einstein. C’è da riflettere tanto da restare senza parole: un ebreo convertito al protestantesimo che ritorna all’ebraismo nel 1933, l’anno della salita al potere di Hitler.

Nel 1934 Arnold emigra negli Stati Uniti e si stabilisce a Los Angeles dove insegna musica alla University of Southern California. La sua musica non ha un grande successo e, per mantenersi, dà lezioni private; tra i suoi allievi anche il grande direttore d’orchestra tedesco di origine ebraica Otto Klemperer, al quale impartisce lezioni di contrappunto.

Nel 1938, dopo la tragica Notte dei Cristalli in Germania, compone Kol Nidrei su testo della nota preghiera ebraica. Nel 1941 diventa cittadino americano e via via sionista convinto. Nel 1947 compone l’oratorio Un sopravvissuto a Varsavia. Per salutare la creazione dello Stato di Israele scrive Dreimal Tausend Jahre (Tremila anni), op. 50, un coro a cappella.

Nel 1951, poche settimane prima della sua scomparsa, Schönberg viene insignito del titolo di Presidente onorario dell’Accademia della Musica di Israele. Nella sua lettera d’accettazione egli dà voce, per l’ultima volta, agli ideali che hanno segnato la sua vita, da compositore ed ebreo:
«Coloro che usciranno da questo istituto dovranno essere dei sacerdoti dell’arte, poiché come l’Onnipotente ha affidato a Israele il compito di preservare il monoteismo mosaico puro e vero, anche i musicisti israeliani dovranno essere da esempio al mondo».
Arnold Schönberg lascia questo mondo nel 1951. RIP.

Una curiosità: Arnold soffriva di una fissazione che gli psicologi definiscono col termine di triscaidecafobia, ovvero fobia del numero 13. Egli evitava il numero 13 in tutti i modi possibili; per esempio il titolo della sua opera Moses und Aaron è composto da tredici lettere e quindi modifica il titolo in Moses und Aron. Schönberg era convinto che la sua vita si sarebbe fermata a 76 anni. Perché? 7 + 6 = 13. Fedele fino in fondo alla propria fobia, Arnold Schönberg si spegne il 13 luglio del 1951, appunto a 76 anni.

Consigli per l’ascoltatore: a primo impatto la musica di Schönberg non è di facile ascolto. Va segnalato che egli aveva un hobby interessante: le trascrizioni. Infatti ha trascritto opere di vari compositori dei secoli precedenti in chiave Novecento. Di particolare interesse la trascrizione per orchestra del Quartetto per pianoforte e archi op. 25 di Johannes Brahms, da Schönberg definita scherzosamente «la Quinta di Brahms».