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“Hamas sempre al comando”, parola di una giornalista palestinese

Un video diffuso sui social riaccende i dubbi sull’annunciato passaggio di poteri e rafforza la convinzione israeliana che il movimento islamista non intenda rinunciare al controllo della Striscia

Shira Navon

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“Hamas sempre al comando”, parola di una giornalista palestinese

L’annuncio con cui Hamas ha dichiarato di essere disposto a cedere l’amministrazione civile della Striscia di Gaza continua a suscitare scetticismo, e questa volta a metterlo in discussione è una giornalista palestinese. In un video pubblicato sui social, Faten Elwan, cronista residente a Ramallah, ha invitato apertamente i sostenitori del movimento islamista a non preoccuparsi, assicurando che il potere reale di Hamas resterebbe intatto nonostante il prospettato trasferimento di competenze a un nuovo organismo amministrativo.

Il messaggio arriva pochi giorni dopo la diffusione della notizia secondo cui Hamas sarebbe disposto a demandare la gestione civile della Striscia al Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, organismo la cui costituzione dipenderebbe da un accordo fra le diverse fazioni palestinesi. Una mossa che, almeno nelle intenzioni dichiarate, dovrebbe favorire il dibattito sul futuro assetto dell’enclave al termine della guerra.

Nel suo intervento, però, Elwan sostiene che l’annuncio riguardi esclusivamente gli aspetti amministrativi. La raccolta dei rifiuti, i servizi pubblici, gli uffici governativi e altre funzioni civili potrebbero passare a una nuova struttura, mentre il controllo esercitato da Hamas sul terreno resterebbe sostanzialmente invariato. La giornalista arriva perfino a rassicurare il proprio pubblico ripetendo più volte che il movimento “è ancora lì” e che “non c’è motivo di preoccuparsi”.

Le sue parole sono state rapidamente rilanciate da diversi osservatori filo-israeliani come conferma del fatto che Hamas non avrebbe alcuna intenzione di rinunciare al proprio apparato militare e alla capacità di influenzare la vita nella Striscia. La distinzione fra amministrazione civile e controllo effettivo del territorio è infatti uno dei nodi centrali del dibattito sul futuro di Gaza.

Anche da parte israeliana prevale una lettura molto prudente. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha definito l’annuncio di Hamas una manovra politica finalizzata soprattutto a sottrarsi alle richieste di disarmo avanzate da Israele e da numerosi interlocutori internazionali. Secondo il governo israeliano, qualsiasi ipotesi di ricostruzione o di nuova governance della Striscia potrà essere presa in considerazione soltanto dopo lo smantellamento dell’infrastruttura militare del movimento islamista.

Una posizione analoga è stata espressa anche dal Board of Peace, organizzazione che segue gli sviluppi del conflitto, secondo cui saranno i fatti e non le dichiarazioni a dimostrare se Hamas abbia realmente rinunciato al potere oppure stia semplicemente cercando di modificare la propria immagine senza alterare gli equilibri sul terreno.

Da mesi Stati Uniti, Paesi arabi e diversi governi europei discutono su quale autorità potrebbe amministrare Gaza una volta terminata la guerra. Fra le ipotesi prese in considerazione figurano un rafforzamento dell’Autorità Nazionale Palestinese, una gestione internazionale temporanea oppure un organismo composto da tecnici palestinesi sostenuti dai Paesi arabi moderati. Tutte queste soluzioni, però, presuppongono che Hamas perda il controllo militare della Striscia.

Le dichiarazioni di Elwan finiscono quindi per alimentare proprio il dubbio che molti governi occidentali e arabi continuano a sollevare. Se il movimento islamista dovesse limitarsi a rinunciare alla gestione burocratica dei servizi mantenendo però uomini armati, catena di comando e capacità decisionale, il cambiamento rischierebbe di essere soltanto formale. Ed è esattamente questo lo scenario che Israele afferma di voler evitare al termine del conflitto.