Il 25 aprile è morto sabato. L’orrore della Festa della Liberazione da Milano a Palermo, con gli slogan contro gli ebrei, e il revisionismo spudorato dei nuovi fascisti che hanno finalmente potuto dire, protetti e indisturbati, quello che hanno sempre pensato degli ebrei, di Israele e della nostra libertà.
“Ora e sempre Resistenza” aveva al mattino dichiarato il presidente della Repubblica. Lo slogan delle manifestazioni operaie e studentesche degli anni ’60 e ’70, quelle contro i governi democristiani, contro la polizia, contro i “padroni”. Ora e sempre Resistenza non richiama solo la lotta partigiana contro il fascismo e l’occupazione nazista, ma ne attualizza il valore: significa che i principi della Resistenza (democrazia, libertà, antifascismo) devono essere difesi nella nostra società oggi (“ora”) e in futuro (“sempre”).
Questo slogan è da sempre alla radice della patologia tutta italiana per cui la Festa della Liberazione è la festa di alcuni, quelli che si autodefiniscono “antifascisti”, contro gli altri che rappresentano ancora un rischio, secondo i primi, per le nostre libertà. Una festa organizzata e promossa da chi divide, di chi non fa i conti con la nostra storia, che non vuole guardare alle responsabilità del fascismo, né al ruolo primario degli Alleati che dal fascismo, con le armi e con le decine di migliaia di morti, ci hanno liberati.
Ricordo che il 25 aprile del 2016, ero in campagna elettorale per l’elezione del sindaco di Milano e andai alla manifestazione con la Brigata ebraica. Entrando nel corteo, mi venne incontro un’esponente di rango del PD milanese, mi disse “benvenuto”. Mi accoglieva a casa sua. Ero l’esponente della destra, che lei ovviamente combatteva, che partecipava a una manifestazione della sinistra (data l’età, probabilmente io andavo alle manifestazioni del 25 aprile da adolescente, quando ero socialista, già prima di lei). Ma il narcisismo morale della sinistra la portava a sentirsi padrona di casa.
Nello slogan “Ora e sempre Resistenza”, probabilmente ieri si sono riconosciuti quei politici che hanno commentato i fatti di Milano, giustificandoli perché la bandiera israeliana alla manifestazione è una provocazione, quei manifestanti antifascisti avvolti nelle bandiere di Hamas, quelli che sventolavano le bandiere della Repubblica Islamica dell’Iran, che cacciavano dal corteo le bandiere del popolo iraniano, che aggredivano chi portava le bandiere dell’Ucraina, che chiedevano la liberazione di Hannoun, gli squadristi che hanno cacciato con la violenza le persone che manifestavano dietro il vessillo della Brigata ebraica.
Forse, dopo le manifestazioni dell’ultimo 25 aprile, il fallimento, la totale perdita di senso del valore della libertà dopo 81 anni dalla Liberazione, la più alta carica dello Stato potrebbe invece declinare nell’attualità il valore di quello slogan.
Ora e sempre Resistenza: sì, ora e sempre. Resistiamo contro gli squadristi che non fanno parlare gli ebrei nelle università, contro la penetrazione nella nostra società dei Fratelli Musulmani con il loro odio antisemita, contro gli esponenti della Chiesa cattolica che, insieme agli amministratori locali, vanno a rendere omaggio alle organizzazioni dell’Islam radicale senza pronunciare una singola parola in difesa dello Stato di diritto e della libertà religiosa, contro i leader che parlano di genocidio per liberare, finalmente, l’odio antisemita popolare che covava sotto la retorica del “mai più”.
Resistiamo contro l’élite che resta muta rispetto a quello che accade. Resistiamo contro chi dice parole vuote sulla pace e non distingue tra chi aggredisce e chi è aggredito, contro chi parla di uso della forza quando sono USA e Israele che cercano di disarmare il male assoluto, e non pronuncia, e non ha mai pronunciato, parole di condanna contro i regimi sanguinari che minacciano da 80 anni gli ebrei in Israele e si armano e compiono eccidi orrendi, che trucidano cristiani in Africa, che sottomettono le donne, che impongono la sharia. Resistiamo contro l’informazione che quotidianamente manipola l’opinione pubblica accusando Israele di crimini di guerra, omettendo sistematicamente i missili che cadono sulle case degli israeliani. Resistiamo contro chi racconta che l’ONU è un’istituzione di pace, quando sa bene che oggi è governata da regimi dittatoriali e sanguinari.
Sì, purtroppo, dopo 81 anni, dobbiamo continuare a combattere per la nostra libertà contro l’aggressione delle forze del male che vogliono dividere e indebolire le nostre fragili democrazie, la Russia di Putin, il regime di Teheran e le sue organizzazioni terroristiche islamiche, ma soprattutto dobbiamo continuare a combattere contro chi tra di noi di quelle forze si fa portavoce.
Ora e sempre Resistenza