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Israele convoca la diplomatica spagnola dopo le parole di Sira Rego

La ministra ha invocato una Palestina «dal fiume al mare». Nuovo scontro tra Gerusalemme e il governo Sánchez

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Israele convoca la diplomatica spagnola dopo le parole di Sira Rego

Il ministero degli Esteri israeliano ha convocato lunedì l’incaricata d’affari spagnola in Israele, Francisca Pedrós, per una protesta formale dopo le dichiarazioni della ministra spagnola della Gioventù e dell’Infanzia, Sira Rego. Pochi giorni prima, intervenendo a Madrid, l’esponente del governo di Pedro Sánchez aveva affermato che la società spagnola sostiene una Palestina libera «dal fiume al mare», formula che per Israele implica la cancellazione dello Stato ebraico.

La convocazione è stata disposta dal ministro degli Esteri Gideon Sa’ar (גדעון סער) e il colloquio è stato affidato a Gilad Cohen (גלעד כהן), responsabile della Direzione per gli Affari politico-strategici. In un comunicato, il ministero ha inserito le parole di Rego in quella che considera una linea «sistematicamente anti-israeliana» seguita dall’esecutivo spagnolo e dal suo presidente Pedro Sánchez.

L’incidente diplomatico acquista un peso particolare per la storia politica della ministra. Rego, nata a Valencia nel 1973 da padre palestinese e madre spagnola e cresciuta in parte ad Anata, nei pressi di Gerusalemme, era europarlamentare prima di entrare nel governo Sánchez. Il 7 ottobre 2023, mentre erano ancora in corso gli attacchi di Hamas contro le comunità israeliane, scrisse sui social che i palestinesi avevano «il diritto di resistere dopo decenni di occupazione, apartheid ed esilio». Successivamente fu tra i 21 eurodeputati che non votarono a favore della risoluzione del Parlamento europeo che condannava gli attacchi terroristici di Hamas. Nel settembre 2025 Israele le vietò l’ingresso nel Paese insieme alla vicepremier Yolanda Díaz.

La frase pronunciata ora dalla ministra tocca uno dei punti più sensibili del confronto politico. «Dal fiume al mare» indica geograficamente il territorio compreso tra il Giordano e il Mediterraneo, dove si trovano Israele, Cisgiordania e Striscia di Gaza. Il significato politico dello slogan è oggetto di interpretazioni contrapposte. Per chi lo utilizza può esprimere la rivendicazione dei diritti e dell’autodeterminazione palestinese; Israele e numerose organizzazioni ebraiche lo considerano invece una formula che, applicata letteralmente, nega la permanenza di uno Stato ebraico entro quello stesso spazio.

Lo scontro arriva al termine di un lungo deterioramento dei rapporti tra Madrid e Gerusalemme. Nel maggio 2024 la Spagna, insieme a Irlanda e Norvegia, riconobbe ufficialmente lo Stato di Palestina. Nel settembre 2025 il governo Sánchez adottò inoltre una serie di misure comprendenti il consolidamento dell’embargo sulle armi destinate a Israele e limitazioni al transito di materiale con possibile impiego militare. Nel marzo scorso Madrid ha poi formalizzato la rimozione dell’ambasciatrice Ana María Sálomon, lasciando la rappresentanza diplomatica nelle mani dell’incaricata d’affari Francisca Pedrós.

Anche Israele mantiene a Madrid una rappresentanza a livello di incaricato d’affari. Le relazioni diplomatiche tra i due Paesi, dunque, restano formalmente aperte, sebbene siano ormai ridotte a un livello significativamente inferiore rispetto al passato.

La nuova crisi difficilmente resterà un episodio isolato. Il governo Sánchez ha fatto della questione palestinese uno dei punti più marcati della propria politica estera e Sira Rego appartiene all’ala dell’esecutivo che ha assunto le posizioni più dure verso Israele. Per Gerusalemme, invece, la frase «dal fiume al mare» oltrepassa il terreno della critica alle scelte del governo israeliano e investe direttamente la legittimità stessa dello Stato. È su questa distanza, ormai diventata politica prima ancora che diplomatica, che Madrid e Gerusalemme continuano ad allontanarsi.