È comune sentire e leggere che Pedro Sánchez sia un esempio da seguire. Ma è davvero tutto come viene raccontato? La gestione energetica spagnola affronta, per esempio, realtà critiche che mettono in discussione la sua reputazione di modello perfetto.
È vero che il pool elettrico spagnolo ha registrato prezzi straordinariamente bassi rispetto a quello italiano. Tuttavia, il prezzo del mercato all’ingrosso non riflette fedelmente il costo finale pagato dai cittadini. Per evitare blackout sistemici generalizzati, come quello verificatosi lo scorso anno a causa della massiccia dipendenza da fonti intermittenti come il solare e l’eolico, il sistema spagnolo ricorre costantemente ai servizi di dispacciamento e alle centrali a ciclo combinato alimentate a gas. Costi che finiscono per essere trasferiti nelle bollette effettivamente pagate dalle famiglie.
Anche la politica estera dell’esecutivo Sánchez ha modificato profondamente la geopolitica degli approvvigionamenti energetici. La svolta unilaterale del governo sulla questione della sovranità del Sahara Occidentale ha provocato una grave crisi diplomatica con l’Algeria, che storicamente copriva circa la metà del fabbisogno spagnolo di gas naturale. Ciò ha costretto Madrid ad aumentare significativamente gli acquisti di gas naturale liquefatto proveniente dagli Stati Uniti e a mantenere elevati livelli di importazione di gas russo. Nel 2023, infatti, la Russia è diventata il terzo fornitore energetico della Spagna, con un aumento del 35 per cento rispetto all’anno precedente.
A quanto pare, il governo Sánchez utilizza due pesi e due misure. Secondo l’ultimo rapporto ufficiale della Segreteria di Stato per il Commercio, la Spagna ha esportato in Iran materiale a duplice uso per un valore di 1,33 milioni di euro nel 2024, cifra salita a 1,53 milioni considerando anche il primo semestre del 2025. Si tratta di prodotti, macchinari e software civili caratterizzati da un livello tecnologico tale da poter essere impiegati anche per finalità militari.
Nello stesso tempo, il governo spagnolo ha bloccato per via amministrativa il transito e lo scalo sul proprio territorio di carburanti e armamenti destinati a Israele e, dall’ottobre 2023, mantiene sospese le autorizzazioni per nuove esportazioni di armi verso lo Stato ebraico.
La Spagna ha inoltre deciso di abbandonare la tecnologia israeliana utilizzata per il sistema di protezione delle vittime di violenza di genere. I nuovi braccialetti anti-maltrattamento hanno però evidenziato problemi significativi: in alcuni casi hanno mostrato posizioni errate degli aggressori, rimasti apparentemente fermi nello stesso punto della mappa per giorni a causa di bug software; in altri hanno generato allarmi di disconnessione non giustificati oppure hanno subito perdite di segnale che hanno provocato ritardi nelle segnalazioni o, al contrario, una quantità eccessiva di falsi allarmi, finendo per sovraccaricare le forze dell’ordine.
Un altro settore nel quale la Spagna viene spesso indicata come modello riguarda la lotta contro la violenza di genere. Tuttavia, la Legge Organica di garanzia integrale della libertà sessuale, nota come legge del «solo sì è sì», entrata in vigore nell’ottobre 2022 con l’obiettivo di porre il consenso al centro della normativa e unificare le fattispecie di abuso e aggressione sessuale, ha prodotto effetti inattesi. In seguito alla revisione delle pene minime previste dalla nuova normativa, 1.233 condannati hanno ottenuto riduzioni della pena e 131 detenuti sono stati scarcerati dopo che il principio della retroattività della legge più favorevole ha consentito il ricalcolo delle condanne.
In alcuni casi, la pena minima per determinate aggressioni sessuali è passata da sei a quattro anni. Di fronte alle polemiche e all’allarme sociale, nel maggio 2023 il PSOE, nonostante l’opposizione di Podemos, promotore della legge, ha introdotto modifiche volte a riportare le pene minime ai livelli precedenti.
Anche la cosiddetta Legge Trans (Legge 4/2023), che ha introdotto la libera autodeterminazione di genere eliminando l’obbligo previsto dalla normativa del 2007 di presentare una diagnosi medica di disforia di genere e la prova di due anni di trattamento ormonale, ha suscitato forti controversie. Tra le conseguenze segnalate vi sono casi di uomini denunciati per violenza di genere che hanno modificato il proprio sesso anagrafico tentando di sottrarsi agli effetti della normativa del 2004 sulla violenza contro le donne.
In Spagna, insomma, non tutto è come sembra. All’inizio di quest’anno il governo ha avviato il processo di regolarizzazione straordinaria di circa 500.000 immigrati. Nello stesso periodo, alcuni cittadini residenti in Spagna si sono visti revocare il diritto all’assistenza sanitaria senza preavviso a causa della loro attività lavorativa svolta all’estero.
Sánchez continua ad affermare che «associare l’immigrazione alla delinquenza o parlare di una presunta invasione che mette a rischio la nostra identità culturale o religiosa non solo è matematicamente falso, ma è puro razzismo e islamofobia. La Spagna è una società aperta, plurale e tollerante e la comunità musulmana è una parte integrata e fondamentale del nostro Paese».
Allo stesso tempo, però, il governo ha consentito che relatori invitati a un evento organizzato dalla segretaria generale di Podemos, Ione Belarra, all’interno del parlamento spagnolo, glorificassero l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 contro Israele e sostenessero che Israele non abbia diritto a esistere.
Nei tre mesi successivi al 7 ottobre, l’Osservatorio sull’antisemitismo della Federación de Comunidades Judías de España ha registrato un aumento degli episodi antisemiti compreso tra il 300 e il 400 per cento rispetto ai tre anni precedenti considerati nel loro insieme. Eppure, il fenomeno ha ricevuto un’attenzione pubblica e politica assai limitata.
Sì, la Spagna viene spesso presentata come un modello. Ma forse rappresenta soprattutto il modello di una crescente disparità: un Paese nel quale è considerato lodevole sventolare la bandiera palestinese o i simboli dell’indipendentismo basco e catalano, mentre esporre la bandiera nazionale può diventare motivo di ostilità. Un Paese nel quale alcune cause sono celebrate e altre ignorate. Un Paese che, dietro la facciata della superiorità morale, mostra contraddizioni sempre più difficili da nascondere.

