L’ospedale Al-Ahli di Gaza City, uno dei simboli più antichi dell’assistenza sanitaria nella Striscia, torna al centro della guerra con accuse che, se confermate, aggiungerebbero un ulteriore tassello al rapporto sempre più controverso tra Hamas e le infrastrutture civili. A lanciare la denuncia è Ahmed Fouad Alkhatib, analista palestinese-americano nato a Gaza e senior fellow dell’Atlantic Council, secondo il quale uomini dei servizi di sicurezza di Hamas avrebbero utilizzato l’ospedale per interrogare, intimidire e minacciare palestinesi sospettati di sostenere le manifestazioni popolari del 26 giugno contro il movimento islamista.
Alkhatib, che dirige anche il progetto “Realign for Palestine”, ha raccontato che alcuni suoi amici residenti nella Striscia sarebbero stati convocati all’interno dell’Al-Ahli Arab Hospital, conosciuto anche come ospedale battista o Al-Ma’amadani, nel quartiere di Zeitoun, dove avrebbero subito interrogatori, pestaggi e minacce di esecuzione con l’accusa di appoggiare le proteste oppure di collaborare con Israele. Le sue dichiarazioni sono state pubblicate sui social e riprese dal sito Jewish Onliner, che precisa tuttavia di non aver potuto verificare in maniera indipendente le accuse.
Secondo il suo racconto, Hamas avrebbe avvertito diversi palestinesi che un semplice messaggio di sostegno alle manifestazioni pubblicato su Facebook oppure un aiuto logistico ai dimostranti avrebbe potuto essere interpretato come collaborazione con Israele e quindi punito con la morte. Alkhatib ha definito «criminale sotto ogni aspetto» l’eventuale utilizzo dell’ospedale come sede delle attività dei servizi di sicurezza e ha rivolto un appello all’Organizzazione mondiale della sanità, all’UNICEF, all’UNRWA, al Comitato internazionale della Croce Rossa e a Medici Senza Frontiere affinché verifichino la situazione all’interno della struttura.
L’Al-Ahli occupa un posto particolare nella storia della Striscia. Fondato nel 1882 dalla missione anglicana, è considerato il più antico ospedale ancora operativo di Gaza e negli ultimi anni è diventato uno dei luoghi più citati del conflitto, soprattutto dopo l’esplosione del 17 ottobre 2023 che provocò centinaia di vittime e alimentò una durissima battaglia sulla ricostruzione dei fatti. Da allora la struttura è stata più volte coinvolta nelle operazioni militari e nelle accuse reciproche tra Israele e Hamas. Organizzazioni internazionali e autorità israeliane hanno inoltre discusso a lungo dell’uso di ospedali da parte dell’organizzazione islamista per attività militari o logistiche, mentre Hamas ha sempre respinto queste contestazioni.
Le nuove accuse arrivano pochi giorni dopo le manifestazioni del 26 giugno, quando centinaia di palestinesi sono scesi in strada in diverse località della Striscia chiedendo «vita, dignità e libertà» e, in numerosi casi, reclamando apertamente la fine del governo di Hamas. Immagini diffuse da diversi organi di informazione internazionali, fra cui The Times of Israel e +972 Magazine, hanno mostrato cartelli con slogan come «Hamas fuori», «Non siamo pedine» e «Vogliamo vivere». Secondo varie testimonianze raccolte dalla stampa israeliana e da attivisti palestinesi, uomini armati di Hamas avrebbero cercato di impedire le manifestazioni, minacciando gli organizzatori e scoraggiando i giornalisti dal documentarle.
Le denunce di Alkhatib si inseriscono in un quadro più ampio. Nel marzo 2025 migliaia di palestinesi avevano già manifestato contro Hamas nel nord della Striscia, mentre Amnesty International aveva successivamente documentato un modello ricorrente di intimidazioni, arresti arbitrari, interrogatori e violenze contro cittadini che esercitavano il diritto di protestare. Anche la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi, in un rapporto diffuso nel giugno 2026, ha descritto i civili palestinesi come vittime delle violazioni commesse da più attori del conflitto, richiamando l’attenzione anche sugli abusi perpetrati da Hamas contro oppositori e presunti collaboratori.
Resta dunque aperta una questione destinata ad avere conseguenze profonde. Gli ospedali godono di una protezione speciale nel diritto internazionale umanitario proprio perché rappresentano luoghi destinati esclusivamente alla cura dei civili. Qualora venisse accertato che una struttura sanitaria sia stata trasformata anche in un centro di interrogatori o di repressione politica, verrebbe compromessa la neutralità di uno degli ultimi spazi che dovrebbero rimanere sottratti alla guerra. Per questo motivo le accuse formulate da Ahmed Fouad Alkhatib richiedono verifiche rigorose e indipendenti. Se trovassero conferma, mostrerebbero ancora una volta come il prezzo più alto continui a ricadere sui palestinesi che, oltre alla guerra, cercano anche il coraggio di contestare chi governa la Striscia.

