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Libano, l’accordo con Israele divide il fronte filopalestinese scoppia la rivolta dei sostenitori di Hezbollah

Accademici, attivisti e influencer attaccano il governo di Beirut dopo l’intesa con Israele mentre Hezbollah minaccia il Paese e rifiuta il disarmo

Paolo Montesi

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Libano, l'accordo con Israele divide il fronte filopalestinese scoppia la rivolta dei sostenitori di Hezbollah

L’accordo firmato a Washington tra Israele, Libano e Stati Uniti ha provocato una frattura che va ben oltre i confini del Medio Oriente. Mentre il presidente libanese Joseph Aoun lo presenta come il primo passo per restituire piena sovranità al Paese e ridurre il peso di Hezbollah, una parte del mondo accademico, dell’attivismo filo-palestinese e dell’informazione militante ha reagito schierandosi apertamente contro il governo di Beirut, fino ad accusarlo di tradimento e a invocarne l’isolamento internazionale.

L’intesa, raggiunta il 26 giugno sotto la mediazione americana, prevede un percorso graduale che collega il ritiro israeliano dal Libano meridionale al disarmo verificabile di Hezbollah, affidando all’esercito libanese un ruolo centrale nel controllo del territorio. Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha definito il testo un passaggio destinato a rafforzare la sovranità del Libano e a smantellare l’infrastruttura militare del movimento sciita sostenuto dall’Iran.

La reazione di Hezbollah è stata immediata. Il segretario generale Naim Qassem ha bollato l’accordo come una “resa”, lo ha dichiarato privo di qualsiasi validità e ha avvertito che ogni tentativo di imporre il disarmo potrebbe trascinare il Libano verso una nuova guerra civile. Una posizione che conferma quanto il controllo delle armi rappresenti il vero nodo politico del Paese.

A sorprendere è stata soprattutto la mobilitazione internazionale a sostegno della linea di Hezbollah. Tra le voci più dure figura Sami Hermez, antropologo e direttore del Liberal Arts Program della Northwestern University in Qatar, che ha rilanciato sui social un appello del Palestinian Youth Movement definendo il governo libanese “traditore” e chiedendone apertamente l’isolamento. Il messaggio riprendeva uno slogan destinato a diventare virale negli ambienti filopalestinesi, secondo cui Beirut avrebbe firmato una “pace del tradimento” sotto la supervisione degli Stati Uniti.

Le prese di posizione di Hermez hanno attirato nuove attenzioni anche per il suo passato. Già il 7 ottobre 2023 aveva descritto l’attacco di Hamas come un momento di grande valore simbolico sul piano psicologico, mentre in precedenti interventi pubblici aveva promosso campagne contro ogni forma di normalizzazione dei rapporti con Israele e, in un vecchio articolo pubblicato da Electronic Intifada, aveva accostato l’ex leader di Hezbollah Hassan Nasrallah a figure come Mahatma Gandhi e Nelson Mandela. Il Middle East Forum, in un rapporto pubblicato nel 2025, aveva già indicato Hermez tra gli accademici ritenuti vicini alle posizioni di Hamas e Hezbollah.

Nel mirino è finita anche Ana Kasparian, volto noto del programma americano The Young Turks. Commentando l’accordo, la giornalista ha definito Aoun “una disgrazia” e ha sostenuto che Hezbollah venga considerata un’organizzazione terroristica soltanto da chi, a suo dire, starebbe occupando il Libano. Le sue parole sono arrivate in risposta alla giornalista israelo-americana Emily Schrader, favorevole al disarmo della milizia sciita previsto dall’intesa.

Anche il Palestinian Youth Movement ha diffuso un duro comunicato nel quale i rappresentanti ufficiali del Libano vengono descritti come semplici “cosiddetti rappresentanti” che avrebbero firmato un accordo di capitolazione con “l’occupazione sionista”. L’organizzazione, nata in opposizione agli Accordi di Oslo, respinge ogni forma di normalizzazione con Israele. L’Anti-Defamation League ha inoltre documentato come il movimento abbia ospitato, dopo il 7 ottobre 2023, manifestazioni nelle quali alcuni interventi hanno elogiato Hamas e, nel 2024, abbia organizzato una conferenza insieme a esponenti collegati al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, organizzazione inserita dagli Stati Uniti nella lista dei gruppi terroristici.

Lo scontro che accompagna il nuovo accordo mostra quanto il dossier libanese abbia ormai assunto una dimensione internazionale. Da una parte si collocano il governo di Beirut, gli Stati Uniti e quanti ritengono indispensabile riportare il monopolio della forza nelle mani dello Stato; dall’altra restano Hezbollah e una rete di sostenitori politici e mediatici che considera il disarmo della milizia un cedimento strategico a Israele. La vera partita, tuttavia, si giocherà nei prossimi mesi, quando il governo libanese dovrà dimostrare di avere la forza politica e militare necessaria per trasformare il testo firmato a Washington in una realtà sul terreno.