Nuovo rovescio giudiziario negli Stati Uniti per Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi. Un giudice federale di Washington ha deciso di sospendere il procedimento avviato contro l’amministrazione americana, lasciando nel frattempo pienamente in vigore le sanzioni imposte nei suoi confronti. La decisione è stata presa dal giudice Richard Leon della Corte distrettuale del District of Columbia, che ha respinto la richiesta presentata dalla parte ricorrente di modificare l’assetto del procedimento dopo i recenti sviluppi davanti alla Corte d’Appello. Contestualmente ha accolto la richiesta del governo statunitense di congelare il processo di primo grado fino alla conclusione dell’appello. Il risultato pratico è che le sanzioni americane contro Albanese restano efficaci.
La causa è formalmente intestata al marito della relatrice ONU, Massimiliano Calì, economista della Banca Mondiale, e alla figlia minorenne della coppia, cittadina americana. Secondo i promotori dell’azione legale, questa scelta è stata dettata dal fatto che un ricorso presentato direttamente da Albanese avrebbe potuto incidere sulla sua immunità funzionale quale esperta delle Nazioni Unite.
Lo scorso 13 maggio un tribunale aveva concesso un’ingiunzione temporanea che aveva sospeso per breve tempo l’applicazione delle sanzioni. L’amministrazione statunitense aveva però immediatamente presentato appello e la Corte d’Appello del District of Columbia aveva rapidamente ripristinato le misure restrittive in attesa del giudizio definitivo.
Particolarmente significativo è stato anche il parere espresso dal giudice federale Gregory Katsas, condiviso dalla collega Karen Henderson, secondo cui uno degli argomenti costituzionali principali avanzati dai ricorrenti potrebbe non reggere, poiché Albanese è una cittadina straniera che opera al di fuori del territorio degli Stati Uniti. Un’osservazione che, se confermata nel giudizio finale, rischia di indebolire l’intero impianto della causa. Dopo quella decisione, i legali della relatrice ONU avevano tentato una nuova strategia processuale, chiedendo allo stesso giudice Leon di sciogliere l’ingiunzione che essi stessi avevano inizialmente richiesto, nel tentativo di modificare la posizione procedurale del contenzioso. Il giudice ha però ritenuto che non vi fossero elementi nuovi sufficienti per giustificare tale richiesta e l’ha respinta. Per il momento, dunque, il procedimento resta dunque congelato e le sanzioni rimangono pienamente operative fino alla decisione della Corte d’Appello.
Il caso continua ad avere una forte rilevanza politica oltre che giuridica. Francesca Albanese è da tempo al centro di pesanti critiche da parte degli Stati Uniti e di numerose organizzazioni ebraiche e filo-israeliane, che la accusano di aver adottato posizioni sistematicamente ostili a Israele e incompatibili con il ruolo di relatrice speciale delle Nazioni Unite. Dal canto suo, Albanese sostiene che le sanzioni rappresentino un attacco alla propria indipendenza e al mandato ricevuto dall’ONU. La battaglia legale è destinata ora a proseguire davanti alla Corte d’Appello federale, dalla cui decisione dipenderà il futuro dell’intera vicenda.