Home > Attualità > Prove di convivenza. In cucina insieme ragazzi ebrei e arabi

Prove di convivenza. In cucina insieme ragazzi ebrei e arabi

Una quarantina di adolescenti ha partecipato alla prima edizione di “Cooking Peace”, un campo che usa la cucina come occasione di incontro tra le diverse comunità israeliane

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 2 min
Prove di convivenza. In cucina insieme ragazzi ebrei e arabi

Una cucina, qualche tavolo, ingredienti da preparare insieme. E quaranta ragazzi israeliani, ebrei e arabi, che per alcuni giorni hanno avuto l’occasione di conoscersi lontano dagli slogan e dalle tensioni che attraversano il Paese.

È l’idea alla base di “Cooking Peace”, il campo organizzato per la prima volta nel villaggio giovanile di Ben Shemen, al quale hanno partecipato adolescenti tra i 15 e i 17 anni provenienti da diverse comunità della società israeliana.

Il principio è elementare: cucinare costringe a collaborare. Bisogna dividersi i compiti, aspettarsi, aiutarsi, sedersi infine allo stesso tavolo e mangiare quello che si è preparato insieme. Durante il campo i ragazzi hanno partecipato a laboratori gastronomici, cucinato in gruppo, condiviso i pasti e preso parte ad altre attività comuni.

Alla fine dell’esperienza, diversi partecipanti hanno raccontato di aver acquisito una maggiore comprensione e un maggiore apprezzamento reciproco. Un risultato piccolo, certamente, se confrontato con la profondità delle fratture che attraversano la società israeliana. E proprio per questo concreto: nessuno pretende di risolvere un conflitto cucinando insieme. Si può però cominciare a conoscere la persona che fino al giorno prima apparteneva soltanto a un gruppo percepito come distante.

L’esperienza di Ben Shemen racconta anche un Israele che all’estero fatica spesso a trovare spazio. Circa un quinto dei cittadini israeliani è arabo e la convivenza tra le diverse componenti della popolazione fa parte della vita quotidiana del Paese, con tutte le sue difficoltà, tensioni e contraddizioni.

Da anni esistono iniziative che cercano di ampliare gli spazi d’incontro: scuole bilingui, programmi educativi, associazioni, squadre sportive, attività artistiche e culturali nelle quali giovani ebrei e arabi lavorano fianco a fianco.

“Cooking Peace” ha scelto uno degli strumenti più semplici e universali: il cibo. Perché davanti a un fornello le identità restano, le differenze pure, però acquistano un volto, una voce, un nome.

In tempi nei quali Israele viene raccontato quasi esclusivamente attraverso la guerra e il conflitto, quaranta adolescenti intorno a una cucina possono sembrare una notizia minuscola. Forse è proprio per questo che vale la pena raccontarla.