Una cucina, qualche tavolo, ingredienti da preparare insieme. E quaranta ragazzi israeliani, ebrei e arabi, che per alcuni giorni hanno avuto l’occasione di conoscersi lontano dagli slogan e dalle tensioni che attraversano il Paese.
È l’idea alla base di “Cooking Peace”, il campo organizzato per la prima volta nel villaggio giovanile di Ben Shemen, al quale hanno partecipato adolescenti tra i 15 e i 17 anni provenienti da diverse comunità della società israeliana.
Il principio è elementare: cucinare costringe a collaborare. Bisogna dividersi i compiti, aspettarsi, aiutarsi, sedersi infine allo stesso tavolo e mangiare quello che si è preparato insieme. Durante il campo i ragazzi hanno partecipato a laboratori gastronomici, cucinato in gruppo, condiviso i pasti e preso parte ad altre attività comuni.
Alla fine dell’esperienza, diversi partecipanti hanno raccontato di aver acquisito una maggiore comprensione e un maggiore apprezzamento reciproco. Un risultato piccolo, certamente, se confrontato con la profondità delle fratture che attraversano la società israeliana. E proprio per questo concreto: nessuno pretende di risolvere un conflitto cucinando insieme. Si può però cominciare a conoscere la persona che fino al giorno prima apparteneva soltanto a un gruppo percepito come distante.
L’esperienza di Ben Shemen racconta anche un Israele che all’estero fatica spesso a trovare spazio. Circa un quinto dei cittadini israeliani è arabo e la convivenza tra le diverse componenti della popolazione fa parte della vita quotidiana del Paese, con tutte le sue difficoltà, tensioni e contraddizioni.
Da anni esistono iniziative che cercano di ampliare gli spazi d’incontro: scuole bilingui, programmi educativi, associazioni, squadre sportive, attività artistiche e culturali nelle quali giovani ebrei e arabi lavorano fianco a fianco.
“Cooking Peace” ha scelto uno degli strumenti più semplici e universali: il cibo. Perché davanti a un fornello le identità restano, le differenze pure, però acquistano un volto, una voce, un nome.
In tempi nei quali Israele viene raccontato quasi esclusivamente attraverso la guerra e il conflitto, quaranta adolescenti intorno a una cucina possono sembrare una notizia minuscola. Forse è proprio per questo che vale la pena raccontarla.