Settantasette anni dopo la traslazione in Israele delle spoglie di Theodor Herzl, anche i suoi nonni, Shimon e Rivka Herzl, riposano oggi sul Monte Herzl di Gerusalemme. La cerimonia di sepoltura, celebrata con gli onori di Stato, conclude simbolicamente una volontà espressa dal fondatore del sionismo politico: riunire la propria famiglia nella futura patria del popolo ebraico. Alla cerimonia hanno partecipato il presidente Isaac Herzog, il primo ministro Benjamin Netanyahu e i vertici dell’Organizzazione Sionista Mondiale. I resti dei nonni di Herzl sono stati trasferiti dalla Serbia al termine di un’operazione diplomatica e archeologica durata quattro anni, realizzata con la collaborazione dell’ambasciata israeliana a Belgrado, del rabbinato militare e dell’organizzazione ZAKA.
Nel suo intervento, Netanyahu ha ricordato che il busto di Herzl accoglie i capi di Stato e di governo che visitano il suo ufficio. «Spiego sempre che Herzl è il nostro Mosè moderno», ha detto. «Fu il primo grande statista ebraico dell’età contemporanea. Trasformò le preghiere recitate dai suoi nonni nella Diaspora in un programma politico capace di cambiare il corso della storia ebraica».Il premier ha sottolineato come Herzl avesse intuito con largo anticipo la minaccia dell’antisemitismo europeo e avesse cercato di ottenere il sostegno delle grandi potenze per garantire un futuro al popolo ebraico. «Ci ha insegnato che dobbiamo prendere il nostro destino nelle nostre mani con coraggio e determinazione. Era vero allora ed è altrettanto vero oggi».
Netanyahu ha collegato il messaggio di Herzl anche all’attuale situazione di Israele, parlando della guerra ancora in corso e della necessità di mantenere quella che ha definito «una volontà nazionale indistruttibile». Ha evocato lo spirito dei Maccabei, sostenendo che esso rivive oggi nei giovani soldati israeliani. Il presidente Herzog ha invece insistito sulla dimensione politica dell’eredità herzliana. «Dopo quasi tre anni di guerra combattuta su più fronti, è proprio la figura dello statista Herzl che dovrebbe guidarci», ha affermato. «Ogni vittoria militare deve essere seguita dal lavoro della diplomazia e della politica. Non esiste una vittoria completa senza una soluzione politica».
Herzog ha ricordato che nel proprio testamento Herzl aveva chiesto che le sue spoglie e quelle della sua famiglia fossero trasferite nello Stato ebraico una volta realizzato. «Oggi completiamo quella volontà. Ma la sua eredità più grande, la costruzione dello Stato degli ebrei, continua ancora ed è una responsabilità che ricade su tutti noi».Guardando alle imminenti elezioni israeliane, il presidente ha lanciato anche un appello all’unità nazionale. «Le elezioni non sono una guerra civile», ha ammonito. «Solo restando uniti potremo continuare a costruire lo Stato che Herzl ha immaginato».