Larry Sanger, il filosofo americano che insieme a Jimmy Wales ha fondato Wikipedia nel 2001, è stato escluso a tempo indeterminato dalla piattaforma che ha contribuito a creare. La decisione, maturata all’interno della comunità degli editor dell’edizione in lingua inglese, arriva dopo settimane di forti polemiche nate dalle sue critiche alla gestione delle voci dedicate a Israele, al sionismo e alla guerra scoppiata dopo il massacro del 7 ottobre 2023, trasformando una disputa interna in un caso destinato ad alimentare il dibattito sull’affidabilità della più consultata enciclopedia del mondo.
Secondo gli amministratori di Wikipedia, Sanger avrebbe violato le regole della comunità promuovendo all’esterno una campagna di mobilitazione destinata a influenzare le discussioni interne. L’accusa fa riferimento al cosiddetto off-wiki canvassing, vale a dire l’invito rivolto a persone esterne affinché partecipino a un confronto con l’obiettivo di orientarne l’esito. Il cofondatore respinge questa interpretazione e sostiene di avere semplicemente cercato di ampliare la partecipazione, riportando Wikipedia allo spirito originario con cui era nata.
Nelle ultime settimane Sanger aveva lanciato il Wiki Intellectual Diversity Project, un’iniziativa pensata per attirare nuovi collaboratori appartenenti a sensibilità che, a suo giudizio, risultano oggi scarsamente rappresentate. Tra queste indicava conservatori americani, cristiani, indù e sionisti, convinto che l’equilibrio dell’enciclopedia dipenda anche dalla varietà culturale e politica di chi scrive e controlla le voci. Da tempo sostiene inoltre che una ristretta cerchia di amministratori eserciti un’influenza sproporzionata sulle pagine più controverse e che il principio della neutralità, uno dei pilastri fondativi del progetto, si sia progressivamente indebolito.
Le contestazioni si sono concentrate soprattutto sulle pagine dedicate al conflitto israelo-palestinese. Sanger ha criticato il modo in cui vengono descritte la guerra a Gaza, il sionismo e diversi avvenimenti successivi al 7 ottobre, sostenendo che il punto di vista favorevole a Israele riceverebbe uno spazio insufficiente rispetto ad altre interpretazioni. Gli amministratori della piattaforma respingono invece l’accusa di un orientamento sistematico e ricordano che ogni voce nasce da un processo collettivo fondato su fonti verificabili, consenso tra gli editor e continui controlli incrociati.
La vicenda assume un peso che supera di gran lunga i rapporti interni alla comunità di Wikipedia. L’enciclopedia occupa stabilmente i primi risultati dei motori di ricerca, rappresenta una delle fonti più consultate dagli studenti e viene utilizzata anche da numerosi sistemi di intelligenza artificiale come materiale di riferimento. Ogni modifica alle sue pagine dedicate ai grandi temi storici e geopolitici produce quindi effetti che si propagano ben oltre il sito stesso.
Negli ultimi anni il confronto sull’imparzialità di Wikipedia si è fatto sempre più acceso. Da una parte vi sono studiosi e osservatori che ritengono il sistema di controllo comunitario uno degli strumenti più efficaci mai sviluppati per limitare errori e manipolazioni; dall’altra cresce il numero di coloro che vedono nella concentrazione del potere editoriale e nella gestione dei temi più sensibili un elemento di criticità. L’allontanamento di uno dei fondatori finisce inevitabilmente per riaprire questa discussione e aggiunge una domanda destinata a rimanere sul tavolo ancora a lungo: chi decide oggi che cosa debba essere considerato neutrale in quella che continua a essere, per milioni di persone, la principale porta d’accesso alla conoscenza online?

