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A New York il 7 ottobre irrompe davanti a NAZA

Alla première del controverso documentario su Gaza, camion con grandi schermi hanno mostrato le immagini del massacro di Hamas

Alessandro Carmi

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A New York il 7 ottobre irrompe davanti a NAZA
Iimmagine generata con AI

Mentre dentro il Lincoln Center di New York veniva proiettato NAZA, fuori scorrevano le immagini del 7 ottobre. Sabato 26 settembre, in occasione della première nordamericana del controverso documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor al New York Film Festival, la protesta organizzata dalla comunità israelo-americana ha scelto di rispondere al film mostrando ciò che, secondo i manifestanti, nella sua ricostruzione della guerra rimane ai margini: il massacro compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023.

Su grandi schermi LED montati su camion sono stati proiettati estratti di October 7: Bearing Witness to the Massacre, il documentario che raccoglie anche filmati registrati dalle bodycam degli uomini di Hamas durante l’attacco. L’iniziativa è stata organizzata dall’Israeli-American Council, IAC, poco prima dell’inizio della proiezione di NAZA. La presenza della protesta all’esterno del festival è stata confermata anche dalla stampa americana.

Il contrasto difficilmente avrebbe potuto essere più netto. NAZA, diretto da Abraham e Szor, già tra gli autori del premio Oscar No Other Land, ricostruisce le operazioni israeliane a Gaza attraverso le testimonianze anonime di 24 militari e appartenenti all’intelligence. I registi sostengono di documentare i meccanismi attraverso i quali vengono selezionati gli obiettivi e calcolato il rischio di vittime civili. Il titolo stesso deriva da un termine utilizzato, secondo gli autori, nell’intelligence israeliana per indicare il numero previsto di civili che potrebbero morire in un attacco.

L’IDF ha respinto le accuse contenute nel film, contestando fra l’altro l’impossibilità di verificare identità, ruoli e conoscenze effettive delle fonti anonime e sostenendo che alcune dichiarazioni riguarderebbero decisioni strategiche alle quali militari di livello inferiore non avrebbero avuto accesso. Gli autori replicano che l’anonimato era indispensabile per consentire ai testimoni di parlare e affermano di avere sottoposto le testimonianze a un lavoro di verifica.

A New York la contestazione si è concentrata soprattutto su un’altra questione: la cornice storica nella quale il film colloca la guerra di Gaza. Alla manifestazione hanno partecipato Rom El-Hai e Shilo Biton, sopravvissuti al massacro del festival Nova, e Younis Al-Qirinawi, beduino israeliano che il 7 ottobre contribuì a salvare decine di persone.

«I film hanno dei montatori. La storia no», è stato lo slogan scelto dall’IAC, che ha accompagnato la protesta con una petizione. L’organizzazione chiede che nelle future proiezioni di NAZA vengano affiancati al film testimonianze dei sopravvissuti, discussioni con posizioni differenti e materiali informativi sul 7 ottobre.

La controversia intorno al documentario era esplosa già alla Mostra del cinema di Venezia, dove NAZA ha ricevuto il Premio speciale della giuria. Il film è prodotto dal Guardian e da JW Films e ha come produttore esecutivo Jonathan Glazer. Dopo New York è prevista una distribuzione molto più ampia negli Stati Uniti e successivamente in numerosi altri Paesi.

In Israele le reazioni hanno raggiunto anche il terreno politico. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato iniziative legislative contro chi diffama i soldati dell’IDF e il ministro della Cultura Miki Zohar ha invocato la revoca della cittadinanza per i registi, proposta che ha sollevato a sua volta forti contestazioni.

A New York, invece, la risposta è stata affidata alle immagini. Dentro la sala, il racconto di NAZA sulla condotta dell’esercito israeliano a Gaza. Fuori, i filmati girati durante l’assalto di Hamas, i sopravvissuti del Nova e le immagini del massacro da cui la guerra ha avuto origine. Due schermi, nello stesso luogo e nello stesso pomeriggio, hanno reso visibile il conflitto che ormai accompagna NAZA ovunque venga proiettato.