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Jalud, un centinaio di estremisti israeliani assaltano il villaggio palestinese

Incendiati edifici, automobili e proprietà palestinesi, feriti tre agenti della polizia di frontiera. Netanyahu e Herzog condannano le violenze

Shira Navon

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Jalud, un centinaio di estremisti israeliani assaltano il villaggio palestinese
Iimmagine generata con AI

Più di cento estremisti israeliani hanno fatto irruzione nella notte nel villaggio palestinese di Jalud, vicino a Nablus, incendiando edifici, automobili e altri beni e scontrandosi con le forze di sicurezza israeliane. Tre agenti della polizia di frontiera sono rimasti leggermente feriti. L’esercito ha confermato l’accaduto e ha definito i responsabili «rivoltosi israeliani», precisando che l’intervento di Tsahal e della polizia di frontiera aveva l’obiettivo di disperderli e proteggere gli abitanti palestinesi.

L’attacco è avvenuto mentre le autorità israeliane cercavano di consentire alla famiglia palestinese Tubasi di rientrare nella propria abitazione, abbandonata il 22 luglio dopo mesi di intimidazioni e violenze. Il ritorno era stato concordato con l’esercito anche in seguito all’intervento dell’Alta Corte di giustizia, che aveva ordinato allo Stato di permettere alla famiglia di tornare a casa garantendone la sicurezza. L’operazione è fallita proprio a causa delle violenze scoppiate nella zona.

Quando la notizia dell’imminente ritorno della famiglia si è diffusa, nei gruppi legati ai cosiddetti «giovani delle colline» sono comparsi appelli a raggiungere Jalud per impedirlo. Nella notte oltre cento persone hanno bloccato le strade, dato fuoco a pneumatici e lanciato pietre contro soldati e agenti. Sono stati incendiati edifici palestinesi, automobili e altre proprietà, mentre un veicolo delle forze di sicurezza è stato danneggiato.

La vicenda della famiglia Tubasi era già diventata un caso giudiziario. Secondo quanto ricostruito negli atti presentati all’Alta Corte, le intimidazioni erano cominciate in aprile e comprendevano incursioni, minacce, lanci di pietre, danneggiamenti alle infrastrutture, blocchi delle vie di accesso e incendi. La situazione aveva finito per creare una sorta di isolamento delle abitazioni dal resto del villaggio, fino alla partenza della famiglia in luglio.

Mahmoud Tubasi aveva raccontato inoltre di aver ricevuto una minaccia particolarmente sinistra: la sua famiglia sarebbe stata bruciata «come i Dawabsheh». Il riferimento è all’attentato incendiario compiuto nel 2015 nel vicino villaggio di Duma, nel quale morirono Saad e Riham Dawabsheh e il loro bambino Ali, di diciotto mesi.

Le violenze di Jalud hanno provocato dure reazioni all’interno dello stesso Israele. Il presidente della Repubblica Isaac Herzog ha definito i fatti «estremamente gravi», condannando gli incendi, il lancio di pietre e gli attacchi alle forze di sicurezza. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha a sua volta condannato fermamente i disordini, sottolineando che i responsabili rappresentano una piccola minoranza e danneggiano la grande maggioranza degli abitanti israeliani della Giudea e Samaria che rispettano la legge.

Anche il ministro della Difesa Israel Katz, durante una visita nella zona, ha accusato i rivoltosi di ostacolare con le proprie azioni la lotta dell’esercito contro il terrorismo palestinese. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha definito gli incidenti «gravi e ripugnanti» e ha chiesto che i responsabili siano trattati con tutto il rigore della legge.

Dall’opposizione sono arrivate condanne altrettanto nette, accompagnate però da un’accusa politica al governo. Yair Golan, leader dei Democratici, sostiene che il clima di impunità abbia incoraggiato gli estremisti. Gadi Eisenkot, presidente di Yashar!, ha attribuito questi episodi alle politiche dell’esecutivo, mentre Benny Gantz ha affermato che i responsabili danneggiano Israele e gli stessi abitanti degli insediamenti, la cui grande maggioranza, ha sottolineato, respinge simili comportamenti.

La polizia ha aperto un’indagine e sono stati effettuati arresti. Resta però il dato più grave della notte di Jalud. Le forze dello Stato israeliano erano arrivate per proteggere una famiglia palestinese e consentirle di tornare nella propria casa. Cento israeliani sono riusciti a impedirglielo con la violenza. E questa volta le pietre sono state lanciate anche contro soldati e poliziotti israeliani.