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Il carceriere di nove ostaggi eliminato a Gaza

Muhammad Hamad Muhammad Ghabain, comandante dell’ala militare di Hamas, era stato coinvolto nella prigionia di nove israeliani rapiti e stava lavorando alla ricostruzione delle capacità dell’organizzazione

Shira Navon

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Il carceriere di nove ostaggi eliminato a Gaza
Iimmagine generata con AI

L’esercito israeliano e lo Shin Bet hanno annunciato domenica 27 settembre l’uccisione di Muhammad Hamad Muhammad Ghabain, comandante dell’ala militare di Hamas coinvolto nella detenzione di nove ostaggi israeliani nella Striscia di Gaza. L’operazione è stata condotta la scorsa settimana nel nord dell’enclave con un attacco aereo.

Secondo le informazioni diffuse dalle forze di sicurezza israeliane, Ghabain aveva avuto un ruolo nella prigionia di Ziv Berman, Gali Berman, Eitan Mor, Liri Albag, Agam Berger, Matan Angrest, Omri Miran, Keith Siegel e Alon Ohel. Nove nomi che attraversano, ciascuno con la propria storia, uno dei capitoli più dolorosi aperti dal massacro del 7 ottobre.

L’eliminazione di Ghabain, tuttavia, secondo Tsahal e Shin Bet, non è stata soltanto la chiusura di un conto legato alla sorte degli ostaggi. Negli ultimi tempi il comandante di Hamas era impegnato nella preparazione di nuovi attacchi contro soldati e civili israeliani e partecipava agli sforzi per ricostruire le capacità operative dell’organizzazione nella Striscia. Le autorità israeliane sostengono che queste attività costituissero una violazione sistematica del cessate il fuoco e spiegano che l’attacco è stato condotto per eliminare la minaccia rappresentata dal comandante.
La notizia ha avuto una risonanza particolare tra alcuni degli ex ostaggi e le loro famiglie. Keith Siegel e la moglie Aviva, rapiti dalla loro casa nel kibbutz Kfar Aza il 7 ottobre, hanno accolto positivamente l’operazione, sottolineando soprattutto il lavoro delle forze di sicurezza israeliane. Anche Tzvika Mor, padre dell’ex ostaggio Eitan Mor, ha espresso soddisfazione per l’uccisione dell’uomo che aveva partecipato alla prigionia del figlio.

La reazione forse più personale è arrivata da Liri Albag. L’ex osservatrice militare, rapita dalla base di Nahal Oz e tenuta in ostaggio per 477 giorni, ha ricordato sui social uno scambio avuto durante la prigionia con Ghabain, lasciando emergere quanto il rapporto fra sequestratori e sequestrati continui a riaffiorare anche dopo il ritorno a casa.

L’operazione contro Ghabain rientra in una più ampia attività israeliana diretta a individuare gli uomini di Hamas coinvolti direttamente nel 7 ottobre e nella successiva detenzione degli ostaggi. Soltanto negli ultimi giorni Tsahal ha annunciato altre eliminazioni di membri dell’organizzazione legati alla custodia dei rapiti. Il 25 settembre, per esempio, l’esercito ha comunicato l’uccisione di Hassan Mahmoud Siam, comandante di Hamas che aveva partecipato all’attacco del 7 ottobre ed era stato coinvolto nella detenzione di Amit Soussana, Keith e Aviva Siegel e Dafna Elyakim.

È una caccia che continua a distanza di quasi tre anni dal 7 ottobre. Dietro ogni nome individuato dai servizi israeliani vengono ricostruiti spostamenti, responsabilità e legami con il sistema che rese possibile tenere decine di israeliani prigionieri per mesi nelle case, nei rifugi e nei tunnel della Striscia. Un lavoro destinato a proseguire anche quando i combattimenti rallentano: per Israele, il dossier degli ostaggi non si chiude con il loro ritorno. Resta aperto quello delle responsabilità di chi li rapì e di chi li tenne prigionieri.